L'arca olearia
Troppo azoto ai giovani olivi rischia di far più male che bene
L'applicazione di azoto in pre impianto può anche non essere necessaria se i livelli di nitrati sono normali. Un eccesso di concimazione, viceversa, può portare a una riduzione della crescita delle radici e dei germogli
14 dicembre 2018 | R. T.
L'azoto è un macronutriente chiave, in particolare per i giovani olivi, perchè incide sullo sviluppo vegetativo dell'albero.
Uno studio giordano-statunitense ha valutato l'effetto del livello e della forma di azoto sulla dinamica della crescita delle radici, sulla crescita dei germogli, sullo scambio di gas a livello di foglie e sul contenuto di nutrienti fogliari degli olivi giovani (Olea europaea cv. Arbequina).
Le talee sono state piantate in campo e coltivate per due anni (2015, 2016).
In entrambi gli anni le talee sono state sottoposte a sette trattamenti azotati: controllo (senza azoto), nitrati (NO3-) sotto forma di nitrato di calcio (CN) a 20, 40 e 60 kg/ha, e ammonio (NH4+) sotto forma di urea a 20, 40 e 60 kg/ha.
L'analisi dell'immagine del Minirhizotron ha dimostrato che l'applicazione di azoto ha ridotto significativamente l'intensità della lunghezza delle radici rispetto agli olivi di controllo in entrambi gli anni.
Nessuna differenza significativa è stata osservata tra le forme azoto riguardo all'accrescimento radicale nel 2015. Tuttavia, nei mesi di aprile e giugno 2016, il trattamento con nitrato di calcio ha mostrato un più elevato impatto sull'accrescimento radicale di quello con l'urea. Inoltre, la media complessiva dell'accrescimento radicale nel periodo di studio (2015-2016) ha mostrato che la lunghezza radicale nelle profondità del suolo (40-60 e 60-80 cm) era significativamente superiore a quelle degli strati superficiali (0-20 e 20-40 cm).
Le talee di controllo, senza apporto azotato, avevano anche un'altezza dell'albero, un diametro del fusto e un numero di rami più elevati rispetto alle olive che hanno ricevuto 40 o 60 kg/ha di azoto nel periodo di studio.
In entrambe le annate, la percentuale di azoto fogliare nelle piante controllo è risultata superiore alle soglie di carenza, più precisamente è stata pari al 2,1% nel 2015 e al 2,57% nel 2016. Tuttavia, le concentrazioni degli altri minerali erano inconsistenti (P, Ca+2, Na, Zn, Fe, Cu) o non significative (Mn, S e B).
Inoltre, non è stata rilevata alcuna differenza significativa tra i trattamenti per quanto riguarda gli scambi gassosi.
In conclusione nel periodo di studio gli olivi senza trattamenti azotati hanno mostrato una crescita radicale e vegetativa costantemente superiore a quella degli olivi concimati. I ricercatori pertanto ritengono che l'applicazione di azoto sui giovani impianti può essere inutile, o addirittura dannosa, se i livelli fogliari di azoto sono normali durante la stagione precedente.
Allo stesso modo la concimazione azotata pre impianto è inutile con valori di NO3 nel terreno normali (25 mg/kg). In effetti, tassi elevati di azoto nel suolo durante l'impianto di giovani olivi possono influire negativamente sulla crescita delle radici e dei germogli.
Bibliografia
Yahia A. Othman, Daniel Leskovar, Nitrogen management influenced root length intensity of young olive trees, Scientia Horticulturae, Volume 246, 2019, Pages 726-733
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Paclobutrazolo e alte temperature: una strategia per salvaguardare l’allegagione dell’olivo
Il paclobutrazolo, composto presente in diversi biostimolanti, può attenuare gli effetti negativi dello stress termico durante fioritura e post-fioritura, migliorando sensibilmente l’allegagione in condizioni climatiche critiche
28 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Oliveti resilienti al clima: compost, biochar e funghi benefici per rigenerare i suoli mediterranei
Uno studio condotto in Andalusia su oltre 3.000 olivi certificati dimostra il potenziale degli ammendanti organici e dei consorzi fungini nel migliorare la fertilità e la capacità di adattamento degli oliveti in asciutto, anche se gli eventi climatici estremi mettono in evidenza nuove criticità varietali
28 maggio 2026 | 09:00
L'arca olearia
Nanobiostimolanti e olivo: come chitosano e N-ATCA cambiano resa e qualità dell’extravergine
L’applicazione fogliare combinata di nanoparticelle di chitosano e N-acetil-tiazolidina-4-carbossilico può aumentare fino al 30% la produzione di olive e migliorare stabilità ossidativa e qualità dell’olio in ambienti semi-aridi
27 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Effetti della temperatura sullo sviluppo e la sopravvivenza della margaronia dell’olivo
Ecco gli strumenti essenziali per prevedere le dinamiche di popolazione della margaronia dell'olivo e pianificare strategie di difesa sostenibile in un contesto di cambiamento climatico: soglia termica inferiore di 7,1 gradi e costante termica di 583 gradi giorno
26 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate
Uno studio di Juan Vilar sull’olivicoltura spagnola individua un intervallo produttivo in cui si massimizza la redditività del settore. Al di sotto si perde scala, al di sopra crollano i prezzi: il valore ottimale si collocherebbe tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna
26 maggio 2026 | 13:35
L'arca olearia
L'importanza dell'impollinazione incrociata e del boro nella coltivazione dell'olivo
L'olivo è una coltura parzialmente autoincompatibile, il che significa che per ottenere produzioni soddisfacenti è spesso necessaria l'impollinazione incrociata. Anche l'applicazione fogliare di boro può migliorare significativamente la resa e la qualità delle olive
26 maggio 2026 | 13:00