L'arca olearia
No a guerre sugli oliveti superintensivi
La strada per il futuro? Attingere al nostro patrimonio genetico per trasformare varietà poco produttive in varietà altamente produttive, varietà a raccolta difficile in varietà meccanizzabili, varietà con basso contenuto in olio in varietà ad alto contenuto in olio
08 novembre 2018 | Elena Sonnoli
Ho letto con molta attenzione l'articolo pubblicato su Teatro Naturale il 12 ottobre scorso, firmato da Pietro Barachini, e da vivaista olivicola non posso tacere.
Non posso tacere perchè la filiera olivicola, a mio avviso, ha bisogno di chiarezza e di verità e non di facili allarmismi.
In quanto produttrice di piante di olivo ho sempre sostenuto che l'olivicoltore deve essere libero di scegliere che cosa piantare e come piantarlo, a noi vivaisti spetta il compito di produrre piante sane e di fornire le varietà che ci vengono chieste, con precisione e puntualità. Possiamo consigliare una varietà piuttosto che un'altra, ma l'ultima parola spetta all'olivicoltore. E mi sembra anche giusto, dal momento che è lui che coltiverà le piante, è lui che deciderà come potarle, è sempre lui che deciderà come raccogliere le olive ed infine è sempre lui che deciderà come e dove vendere l'olio prodotto.
Sinceramente non capisco tutta questa guerra nei confronti di impianti intensivi o superintensivi, impianti che si adattano soltanto in particolari ambienti, che richiedono superfici importanti e investimenti altrettanto considerevoli e, considerando l'elevata parcellizzazione delle nostre aziende, non vedo come questi impianti possano distruggere l'olivicoltura italiana o il paesaggio italiano.
Forse ci dimentichiamo che il paesaggio italiano, e più nello specifico il paesaggio toscano, è frutto del lavoro dell'uomo; tendiamo troppo spesso a confondere la natura con il paesaggio o, peggio ancora, con l'agricoltura: la natura è selvaggia, spontanea, “divoratrice”, l'agricoltura e il paesaggio sono ordinate, precise, “pulite” perchè l'uomo con il suo lavoro modella la natura secondo la sua volontà e le sue necessità. Il famoso paesaggio toscano, se non fosse stato per l'opera dell'uomo che decise di intervenire sulla natura selvaggia bonificandola, coltivandola, rendendola produttiva, sarebbe stato per secoli una palude fetida e malsana, popolata da persone che morivano di malaria.
Non sto dicendo che un sistema sia migliore dell'altro, ognuno presenta pregi e difetti, e soltanto l'olivicoltore sa quale è per lui la soluzione migliore (oppure quale è il male minore, quale è il sistema che gli garantisce minor perdita).
Affermare che olivi provenienti da varie parti del mondo infette da Xylella rischiano di minare la sanità degli oliveti toscani la trovo una affermazione gratuitamente allarmistica. Primo perchè in Italia purtroppo abbiamo già la Xylella (non abbiamo bisogno di comprare piante dal Cile per introdurre la Xylella sul territorio nazionale) ed è anche compito di noi vivaisti cercare una soluzione e contrastare l'avanzare di questa terribile piaga; secondo perchè il Servizio Fitosanitario Nazionale è l'organo preposto al controllo delle piante ed è compito suo vigilare e tutelare sulle piante che arrivano in Italia.
Oppure dobbiamo pensare che le piante prodotte dai nostri colleghi pugliesi e che vengono piantate in Toscana possono essere portatrici del batterio? Io non credo proprio.
Ci piace parlare di tradizione, di ritorno alle origini contadine, allora io dico: perchè non facciamo l'olio con le macine? Perchè non falciamo il grano a mano? Tutto questo si che è ad impatto zero
Ciò che distrugge l'olivicoltura italiana è la poca chiarezza, le truffe fatte ai danni del made in Italy, le facili speculazioni su impianti e varietà, ma quella è un'altra storia.
Abbiamo un enorme patrimonio genetico da conservare e tutelare, è vero, ma che dobbiamo rendere remunerativo, altrimenti a nessuno interessa. E' brutale come affermazione, ma è la verità: se non c'è reddito, non c'è interesse e se non c'è interesse c'è abbandono. E questo rischiano i nostri oliveti: l'abbandono, dove la tanto decantata natura può riprendere il sopravvento.
Sono d'accordo con Pietro Barachini su una affermazione: in natura non si crea niente. E io aggiungo parole non mie: non si distrugge niente, ma si trasforma tutto. Allora attingiamo al nostro patrimonio genetico per trasformare varietà poco produttive in varietà altamente produttive, varietà a raccolta difficile in varietà meccanizzabili, varietà con basso contenuto in olio in varietà ad alto contenuto in olio.
Forse, e ripeto forse, la nostra olivicoltura non si estinguerà e il nostro made in Italy riuscirà a a farsi strada nel mondo, come in passato ha saputo fare, ma questo non accadrà certo raccontando mezze verità, se non vere e proprie bugie, prima di tutto a noi stessi, evitando che per gli olivicoltori italiani l'olivo sia veramente il simbolo della pace. Eterna.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Un nuovo atomizzatore per l'oliveto che riduce deriva e consumi energetici
Secondo i risultati delle prove in campo effettuate dai ricercatori delle Scuole Politecniche Superiori di Jaén e Linares, il dispositivo è in grado di diminuire la deriva del 65% e la deposizione del prodotto sul terreno del 70%
13 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Amaro e sano: l’olio extravergine ad alto contenuto di polifenoli tra qualità nutrizionale e gradimento del consumatore
L’olio extravergine di oliva ricco di polifenoli è un alleato della salute, ma il suo gusto amaro e piccante può ridurre l’accettazione da parte dei consumatori. Ecco come attributi sensoriali come fruttato, dolce e amaro influenzano le preferenze, evidenziando differenze di genere
13 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Monitoraggio della tignola dell’olivo: picchi di popolazione e strategie di difesa integrata
Monitorate le fluttuazioni di Prays oleae, la tignola dell’olivo: il picco massimo di popolazione si verifica nella terza settimana di settembre, mentre le precipitazioni abbondanti e i trattamenti insetticidi riducono drasticamente la presenza dell’insetto
13 maggio 2026 | 12:00
L'arca olearia
Nutrizione dell’olivo: il ruolo strategico di potassio, calcio, azoto e silicio contro gli stress
Ecco come la gestione nutrizionale sta diventando una leva decisiva per aumentare la tolleranza dell’olivo agli stress idrici, salini, termici e fitopatologici nei moderni sistemi olivicoli mediterranei
12 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’olivo “impara” la siccità: il drought priming migliora resilienza e uso dell’acqua
Uno studio su Olea europaea dimostra che una precedente esposizione controllata allo stress idrico consente alle piante di affrontare meglio periodi successivi di siccità severa, grazie a profonde modificazioni fisiologiche, strutturali e proteomiche
12 maggio 2026 | 09:00
L'arca olearia
Le alte giacenze di olio di oliva italiano: oltre 130 mila tonnellate
La metà dell’extravergine italiano si trova in Puglia ma a preoccupare sono le 17 mila tonnellate in Calabria, più delle 11 mila tonnellate in Sicilia. L’industria olearia riduce gli stock e c’è già chi vede giacenze di 80 mila tonnellate a fine settembre
11 maggio 2026 | 15:00