Anno 16 | 12 Dicembre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Olivi da zone affette da Xylella fastidiosa arrivano in Toscana, scatta l'allarme

Nei prossimi anni verranno impiantati mille ettari di superintensivo che rischiano di segnare l'inizio della fine. Occorre fermarsi e ripensare alla vera innovazione olivicola, al passo con i tempi attuali, nel rispetto dell'ambiente e delle persone

Un'altra annata olivicola è appena cominciata e come avevamo previsto purtroppo ce la ricorderemo come quella del 2014.

Siamo ad ottobre, e come di consueto si fanno i soliti convegni in giro per l'Italia dove si sentono da parte di esponenti di tutta la filiera i soliti "bisognerebbe fare"...

Il problema è che dopo arrivati a gennaio, nessuno fa nulla o meglio l'attenzione passa, i giornali non scrivono, le tv non parlano più di olio. E noi che facciamo parte della grande filiera olivicola Italiana lavoriamo tutto l'anno: produciamo le piante certificate, lavoriamo i terreni, rinnoviamo i frantoi, promuoviamo il prodotto. Un esercito che in silenzio lavora sempre per arrivare ad avere un reddito decente per mandare avanti la famiglia. P

Purtroppo oggi con appena 265.000 tonnellate di extravergine Italiano previste siamo veramente a rischio estinzione.

La filiera si sta sgretolando, la xyella avanza, gli impianti industriali (super intensivo) con piante non Italiane, provenienti da zone infette da xylella come Spagna, Cile e Perù si stanno diffondendo su larga scala in zone olivicole vocate.

Le truffe aumentano in maniera esponenziale come aumenta le burocrazia per i piccoli produttori .

Allora io ci riprovo e lancio l'ennesimo grido di aiuto: in primis al nuovo Ministro dell'agricoltura Centinaio e poi a tutta la filiera: basta pensare a breve termine, dobbiamo pensare ad un futuro da qui a 20 anni altrimenti l'olio extravergine Italiano (quello vero , quello autoctono) non esisterà più.

Basta pensare al business del super intensivo con le cultivar brevettate, ci sono oltre 400 cultivar autoctone Italiane di cui non conosciamo l'olio ,e che sono a alto rischio estinzione .

Queste costituiscono un paesaggio olivicolo che nessun altro paese al mondo ha. Basta credere che il super intensivo ci aiuterà a produrre di piu, sono sistemi inquinanti ad alto impatto ambientale che la dove si sono sviluppati hanno lasciato il deserto. Sistemi industriali che necessitano di prodotti chimici come il glifosate, cosi ben presto ce lo ritroveremo anche nell'olio. E' questo che vogliamo? Davvero per una volta fermiamoci un attimo a riflettere , mettiamo da parte gli interessi personali e pensiamo al futuro dei nostri figli, che magari domani vorrebbero fare il nostro lavoro .

Lancio questo appello disperato perché sono il primo della filiera, mio bisnonno 100 anni fa riproduceva piante di olivo di cultivar autoctone Italiane , per fare un extravergine italiano, e se oggi (come alcuni produttori di extravergine mi chiedono) devo cominciare a riprodurre dei cloni brevettati in laboratorio adatti al super intensivo, che gia tutto il mondo produce in larga scala, vuol dire che qualcosa non torna e stiamo andando nella direzione sbagliata.

Dico questo perché nella mia amata Toscana, conosciuta nel mondo per i suoi paesaggi olivicoli, per la sua storia nell'olio extravergin , per le sue eccellenze culinarie nei prossimi 2 anni verranno messi a dimora circa 1000 ettari di super intensivo con cultivar non autoctone.

A quel punto sarà l'inizio di un percorso che porterà alla fine della Toscana dell'extra vergine. Non potranno produrre olio Igp Toscano con quelle varietà, ma il serio rischio è che l'immagine dell'intero territorio venga compromessa e, ancor più importante, minata la fiducia dei consumatori. Le persone negli anni hanno preso passione al nostro olio extravergine e sono disposte a pagare di più, perché quella bottiglia rappresenta un territorio, quello Toscano, unico al mondo . Un territorio fatto di paesaggi, fatto da un modello di vivere rurale "come si faceva una volta", nel rispetto delle persone e della natura che ci circonda.

Ecco da domani tutto questo non ci sarà più, perché se non attiviamo delle difese concrete verso l'importazione selvaggia di piante di olivo per super intensivo da paesi esteri gia contaminati da xyella, tutto questo finirà .

Vi lascio con un aneddoto che 50 anni fa mi ha lasciato mio bisnonno , "in olivicoltura non si inventa niente " , ed oggi devo dire che aveva ragione, non occorre l'industrializzare gli oliveti per aumentare la produttività, servono impianti moderni ma non industriali, occorre il recupero delle cultivar autoctone ed il rispetto dell'ambiente e delle persone, questa è la vera innovazione di domani.

 

di Pietro Barachini
pubblicato il 12 ottobre 2018 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

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