L'arca olearia

Dopo l'olio d'oliva di carta ora spunta quello fantasma. Stock nazionale a 100 mila tonnellate?

Secondo l'ultimo rapporto Frantoio Italia della Repressione Frodi vi sarebbero più di 50 mila tonnellate di olio in giacenza solo in Puglia, ovvero un quarto di quanto prodotto la scorsa campagna olearia. C'è qualcosa che non torna nei dati ufficiali. La campagna olearia sta diventando sempre più strana

05 ottobre 2018 | Alberto Grimelli

Alla vigilia di una campagna olearia molto difficile le stranezze, i dubbi e i sospetti si moltiplicano.
Dopo aver denunciato il rischio che vengano create migliaia di tonnellate di olio di carta, ecco spuntare l'olio fantasma, con tanto di bollinatura dello Stato però.
Nel rapporto n. 2 Frantoio Italia, pubblicato dalla Repressione Frodi, con giacenze al 30 settembre scorso, vi sono indubbiamente delle stranezze, che meritano di essere segnalate.
In base a questo report, generato sulla base dei dati dichiarativi del registro telematico di carico e scarico Sian, in Italia sarebbero giacenti presso gli operatori 100 mila tonnellate di olio italiano, ovvero poco meno di un quarto di quanto prodotto l'anno scorso dal nostro Paese.

Perchè è così strana una giacenza così alta?
Innanzitutto occorre evidenziare che più della metà dello stock complessivo è localizzato in Puglia: 50.808 tonnellate. Considerando che, da dati ufficiali Ismea, la produzione nella Regione è stata di 205 mila tonnellate, significa che il 25% dell'olio pugliese prodotto l'anno scorso è rimasto invenduto.
In Calabria, seconda Regione produttrice, l'anno scorso, le scorte sono pari a 10.305 tonnellate, che su 71 mila tonnellate di produzione, significa il 15%.
In Sicilia, terza Regione produttrice, le giacenze sono di 7.534 tonnellate, ovvero il 15% delle 52 mila tonnellate prodotte.
Quindi in Puglia sarebbe giacente molto più olio, in percentuale, che in ogni altra regione italiana, senza contare che laddove sono localizzati gli stabilimenti di imbottigliamento dei grandi marchi oleari risultano stock di alcune migliaia di tonnellate, che in gran parte dovrebbero venire proprio dalla Puglia.
Ho provato a confrontarmi con diversi operatori, piccoli e grandi, di ogni area pugliese e tutti, di fronte al dato, manifestavano stupore e perplessità.
L'anomalia appare tanto evidente che varrebbe la pena approfondire, con verifiche dove ci sono gli stock più importanti, per capire realmente, analisi alla mano, l'origine del prodotto stoccato.
Vorrei inoltre capire cosa abbiamo messo in bottiglia negli scorsi mesi, visto che, a fronte di 300 mila tonnellate di olio nazionale venduto e di circa 200 mila olio spagnolo importato (-45% da ottobre 2017 a maggio 2018, secondo i dati del Ministero dell'agricoltura iberico), tra consumi nazionali ed export, il fabbisogno italiano è di 800-900 mila tonnellate.

Si potrebbe dire che il passato è passato ed è ora di guardare avanti.
Proprio sulla base di questi dati del passato, però, il futuro è piuttosto cupo, preoccupante.

L'olio italiano, o presunto tale, si vende ancora bene all'estero. Si possono fare buoni affari e volumi interessanti, specie se lo si può offrire a prezzi molto concorrenziali.
Inoltre la Grande Distribuzione nazionale spinge ancora per avere olio 100% italiano in offerta, a prezzi che non superino la soglia dei 4-4,5 euro/litro.
Ecco la necessità di avere stock di olio, che di italiano portano solo il nome, frutto di carte false. Giacenze che permettano, anche a fronte di campagne olearie poco abbondanti di poter soddisfare le necessità commerciali.
Sono prevenuto?
Forse ma i conti tornano fin troppo bene perchè tutto sia casuale. L'anno scorso sono state vendute 300 mila tonnellate di olio nazionale. Quest'anno vi sono 300 mila tonnellate a disposizione tra stock, 100 mila dichiarate, e nuova produzione, 200 mila tonnellate.
Tutto quadra perfettamente, tranne il prezzo.
Molti operatori ricordano come una grave sciagura il precedente annus horribilis, con la quotazione dell'olio nazionale salita oltre i 6 euro/kg, con relative difficoltà negoziali con buyer italiani e stranieri.
Quella soglia di prezzo non deve essere superata.
Per ottenere tale risultato è certamente utile una certa quantità di olio italiano, solo sulla carta, da poter scambiare, in momenti strategici della campagna olearia, per calmierare le quotazioni.

Non c'è che dire, questa campagna olearia nasce certamente sotto una buona stella, peccato sia coperta da fitte nubi.

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carlo chirali

09 ottobre 2018 ore 12:28

Esiste ancora Agecontrol che per chi lo sapesse per 20 anni ha monitorato in maniera eccellente tutto il comparto. Credo che l'opera di questo organismo sia oggi piu' che mai necessaria perche' quello che serve e' proprio il rimettere in campo quel tipo di attivita' investigativa, che e' l'unica in grado di poter dare garanzie. I controlli a spot a poco servono, quello che serve e' un attivita' organica e continuativa con procedure collaudate .

carlo chirali

09 ottobre 2018 ore 11:27

I registri SIAN vanno anche controllati, d'altra parte sarebbe un obbligo comunitario. Controllarli significa entrare nel merito ed in Italia c'e' un solo organismo che puo' fare questo, non a caso a suo tempo creato ad hoc: Agecontrol. Dal 1986 all'ottobre 2005 il comparto olivicolo italiano era interamente "schedato" da quest' Organismo: monitorati costantemente i frantoi oleari, stimate le produzioni preventive, verificati minuziosamente i commercianti (almeno finche' hanno percepito gli aiuti comunitari specifici). Non sarebbe forse il caso di tornare a servirsi di certe professionalita' . I controlli a spot servono a ben poco, quelli sistematici qualche risultato possono portarlo. Le professionalita' per farlo esistono , serve solo un po' di volonta'. Se il sig. Ministro vuole basterebbe un semplice decreto.