L'arca olearia
I danni di Burian all'olivicoltura italiana
Spento l'allarme su Burian bis, ma aspettando cali termici fino a metà aprile, si stanno manifestando tutti i danni del passaggio del ciclone artico. Colpita duramente tutta la fascia appenninica, dall'Emilia Romagna all'Umbria fino alle Marche e all'Abruzzo, con ripercussioni anche sulle coste di Toscana e Lazio. Preoccupazione nel nord della Puglia
23 marzo 2018 | R. T.
Il nome Burian, per gli olivicoltori, ricorda gelo e danni, molti dei quali si stanno manifestando proprio in questi giorni.
L'effetto spesso più vistoso è la perdita di foglie, fino quasi a spogliare l'albero. Poi ci sono anche spaccature sui rami di 1-2 anni, con la probabile morte della vegetazione. Più rari i danni alle branche o all'intero albero.
In base alle rilevazioni effettuate da Teatro Naturale è la fascia appenninica quella più colpita da Burian, con danni ingenti in Emilia Romagna, Toscana e Umbria, Marche, Abruzzo e Campania. In alcuni casi Burian si è spinto fin sulle coste, come accaduto per alcune aree delle province di Grosseto e Livorno, ma soprattutto nella Sabina. I danni del gelo, però, stanno emergendo anche nel bacino produttivo italiano più importante: il nord della Puglia.
La preoccupazione che serpeggia tra olivicoltori e frantoiani è che la prossima campagna olearia possa essere molto povera. Si tratta dello scenario più drammatico ma, allo stato attuale, nessuno lo può escludere.
Il problema, in particolare nel barese, è capire in che misura Burian ha colpito le gemme sui rami di un anno di età, ovvero quelle che possono differenziarsi a fiore e quindi produrre olive. E' evidente che una compromissione parziale, fino anche al 50%, può causare solo modeste ripercussioni poiché l'olivo ha la capacità di compensare, sia attraverso una maggiore differenziazione a fiore, a scapito dell'accrescimento vegetativo, sia con una più alta percentuale di allegagione. Diverso il caso che la compromissione delle gemme sia totale o quasi.
Se la vitalità delle gemme richiede un'analisi al microscopio, quello che tutti gli olivicoltori possono fare è verificare la vitalità dei giovani rametti di una anno, anche se defogliati.
Basterà qualche taglio per capire se i tessuti interni sono verdi, segno di salute, oppure se il colore sta virando al marroncino/brunastro, segno di una compromissione di vitalità.
Ovviamente i danni dipendono anche dalla varietà e alcune cultivar ampiamente diffuse nei territori colpite da Burian sono considerate piuttosto resistenti al freddo, ma ovviamente dipende molto anche dallo stato vegetativo in cui si trovavano.
L'acclimatamento al freddo dell'olivo avviene attraverso un processo graduale che si velocizza solo quando la temperatura media giornaliera scende sotto i 10 gradi, provocando un sensibile rallentamento dell'attività metabolica e dei flussi nei vasi xilematici.
Inoltre i dati e le esperienze sulla sensibilità al freddo non tengono conto di un fenomeno che ha accompagnato Burian: il gelicidio.
L'Itrana, caratteristica della provincia di Latina, viene segnalata in letteratura come resistente al freddo ma ad avere fatto danni è stato il ghiaccio, rimasto attaccato a rametti e foglie per diverse ore. Situazione analoga vale per il Leccino e la Coratina, anch'esse considerate tolleranti al freddo, ma non al gelicidio.
Gli effetti di Burian, e i relativi danni, possono essere però molto diversificati tra territori limitrofi o anche all'interno della stessa azienda. Il primo fattore da considerare, in alta collina o montagna, è il fenomeno dell'inversione termica, ovvero la possibilità che nel primo mattino l'aria fredda sia scesa nei fondovalle, generando una temporanea risalita di quella calda. Poi, se consideriamo che Burian è stato un fenomeno meteo contrassegnato da venti freddi da nord, proprio l'esposizione a questi venti può aver determinato danni più sensibili. Infine l'umidità dell'aria e la creazione di piccoli banchi di foschia o nebbia che, con l'abbassamento delle temperature, hanno provocato l'effetto gelo.
Secondo una stima Coldiretti, ad essere colpite da Burian, sono state 25 milioni di piante, su circa 150 milioni in totale che rappresentano il patrimonio olivicolo nazionale, quindi il 17%.
La situazione non è ancora allarmante ma che deve destare attenzione affinchè, quando i danni potranno essere conteggiati, politica, istituzioni e opinione pubblica non abbiano dimenticato gli effetti di Burian sull'olivicoltura nazionale.
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