L'arca olearia
La Xylella descritta dall'Accademia dei Georgofili
Le prime segnalazioni sul disseccamento degli olivi risalgono al 2009, ma solo nel 2013 si è riuscito a identificare il batterio. L’infezione ha già interessato una superficie di migliaia di ettari, che insieme al notevole danno economico può stravolgere il tradizionale paesaggio agricolo della Puglia
21 dicembre 2017 | C. S.
In un incontro organizzato dall’ Accademia dei Georgofili Sezione Sud-Est, è stato presentato il volume “XYLELLA IN PUGLIA” a cura del Dott. Agronomo Stefano Carbonara. Il batterio Xylella fastidiosa sp pauca è divenuto nel giro di pochi anni un vero flagello per la olivicoltura del Salento. Ha già provocato il disseccamento precoce di oltre 2 milioni di piante di olivo, con gravi ripercussioni economiche sull’economia agricola del territorio.
Nel programma gli interventi di G. Martelli, M.G. Ferro, G. Nardone, M. La Cenere, G. Cantele, L. Capitaneo, S. Carbonara, l’autore del libro
Sull’argomento un’ampia relazione è stata tenuta dall’Accademico Prof. Giovanni Martelli, patologo, emerito della Facoltà di Agraria di Bari,
Il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) (Olive Quick Decline Sindrome, OQDS nella letteratura scientifica internazionale) è una fitopatologia che si manifesta dapprima con il disseccamento del lembo delle foglie, dapprima limitati a rami isolati, poi estesi ad intere branche della chioma fino a colpire l’intera pianta.
La malattia iniziando dalla parte più meridionale del Salento, nei comuni di Alezio, Gallipoli e dintorni si è diffusa rapidamente verso Nord nell’intera provincia di Lecce; successivamente è comparsa nella provincia di Brindisi, con focolai di Oria e più di recente di Ostuni, Ceglie Messapica e Cisternino.
L’infezione ha già interessato una superficie di migliaia di ettari, che insieme al notevole danno economico può stravolgere il tradizionale paesaggio agricolo della Puglia, caratterizzato dai maestosi e scultorei alberi di olivo.
Le prime segnalazioni sul disseccamento degli olivi risalgono al 2009, ma solo nel 2013 si è riuscito a identificare il batterio dai risultati delle ricerche condotte presso l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del CNR, sede di Bari, con il ritrovamento del batterio Xylella fastidiosa sp pauca in olivi, mandorli e oleandri di Gallipoli e dintorni, con saggi di laboratorio molecolari (metodo PCR) e sierologico (metodo ELISA). I principali vettori del batterio sono le specie della famiglia Aphrophoridae il cui nome comune “sputacchine” è dovuta alla schiuma bianca, simile allo sputo, in cui vivono immersi nella fase giovanile, nel caso la specie Philaenus spumarius, molto diffusa nel leccese, dove è stata accertata l’efficienza come vettore del batterio.
La Xylella si localizza nello xilema dell’olivo e moltiplicandosi nei vasi legnosi ne determina l’occlussione, impedendo il rifornimento idrico e può provocare la morte della pianta.
Per evitare l’espansione dei focolai di CoDiRO il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali , con decreto del 12 settembre 2014, ha istituito un comitato tecnico-scientifico con il compito di approfondire gli aspetti della gestione dell’emergenza fitosanitaria , per cui è stato nominato un commissario delegato per la Xylella, il Dott G. Silletti, Comandante Regionale del Corpo Forestale, per redigere un piano di contenimento, sulla base delle indicazioni provenienti dagli specialisti. Purtroppo, frequenti manifestazioni di protesta contro le misure preventive hanno provocato un sensibile ritardo nei provvedimenti, favorendo di conseguenza una ulteriore diffusine del patogeno.
Il Decreto Ministeriale prevede l’istituzione di “una fascia cuscinetto” di un paio di km di ampiezza subito a ridosso “della zona infetta”, che si estende dalla zona adriatica a quella ionica della provincia di Lecce, ed una ulteriore fascia altrettanto ampia, definita “cordone fitosanitario”, che taglia trasversalmente il Salento al confine tra le province di Lecce, Brindisi, Taranto ed è posta ad una decina di km a nord degli ultimi focolai accertati di disseccamento rapido. In entrambe le fasce sono previsti i seguenti interventi:
* trattamenti insetticidi per il controllo delle popolazioni di insetti vettori accertati o potenziati
** interventi agronomici contro gli stadi giovanili dei vettori e controllo delle piante erbacee spontanee
*** eliminazione di tutte le piante ospiti presenti in alberature stradali, spartitraffico, fossi, canali, aree verdi ecc
**** monitoraggio intensivo delle piante ospiti, per la ricerca di Xylella fastidiosa nel periodo più opportuno.
Sulla rigorosa applicazione di queste norme molto si conta per raggiungere un risultato che oggi appare come l’unico perseguibile per contenere la diffusione del patogeno.
Sull’argomento interessanti sono i risultati di uno studio sulla resistenza al batterio di alcune cultivar di olivo, condotto dall’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del CNR insieme a ricercatori dell’Università di Bari e del centro di ricerche “ Basile Caramia “,che oltre a confermare i fenomeni di resistenza nella cv di olivo “Leccino”, riportano quelli osservati nella cv FS-17 ( all’estero nota come “Favolosa “ ), una selezione della” cv Frantoio” ottenuta dal Prof G. Fontanazza e brevettata dall’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del CNR. (Isafom, CNR)
Nel frattempo, l’Assessorato alle risorse agroalimentari della regione Puglia è stato molto impegnato nell’abbattimento delle piante infette, come dalle sollecitazioni dell’Unione europea.
Fonte: Accademia dei Georgofili - georgofili.info
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