L'arca olearia
SONO 550 MILA, SECONDO L'ISMEA, LE TONNELLATE D’OLIO D’OLIVA PER LA CAMPAGNA 2003/2004
Si stima un calo complessivo del 4,5 per cento. Forte calo al Centro Nord, tiene invece il Sud. Nostra intervista a Roberto D’Auria, responsabile del settore oli vegetali dell’Istituto, che avverte: "i prodotti certificati Dop e bio sono ancora sotto utilizzati rispetto alle potenzialità"
22 novembre 2003 | Alberto Grimelli
Le cifre sono state presentate mercoledì 19 novembre. Le stime elaborate dallâIsmea con la collaborazione delle Unioni dei produttori e dellâOrganizzazione nazionale interprofessionale dellâolio dâoliva mostrano una contrazione del 4,5% rispetto alla campagna precedente.
âIl trend â ha spiegato il presidente dellâIsmea Semerari â è imputabile al netto calo registrato nelle aree olivicole del Centro nord, a fronte di una sostanziale tenuta dellâolivicoltura meridionale.â
Unâaltra annata non felice, al di sotto delle attese, di âscaricaâ come si usa dire in gergo, lontana dal livello raggiunto nel 199/2000 quando la produzione fu di 713 mila tonnellate.
Al Centro Nord le gelate di aprile hanno compromesso la fioritura, in particolare nelle aree interne, e di conseguenza il raccolto, mentre al Sud le ricadute negative sono dovute prevalentemente al caldo e allâelevato tasso di umidità riscontrati durante la delicata fase di allegazione.
Le piogge settembrine hanno limitato le perdite in molti areali del Sud, in particolare in Sardegna.
Un altro fenomeno che invece ha condizionato fortemente lâandamento di questa campagna è quello dellâalternanza di produzione, un fenomeno solo in parte strutturale (età delle piante e varietà ) e legato anche alla conduzione dellâoliveto.
Nel complesso quindi la nostra penisola pare proprio spaccata in due, con Liguria (-50%), Toscana e Umbria (-43%) che fanno rilevare le flessioni maggiori, positivo invece il dato della Puglia (+11%), prima area produttiva italiana, e della Sardegna (+11%), lieve calo per la Calabria (-3%), più accentuato per Sicilia (-16%), Campania (-20%) e Lazio (-18%), balzo in avanti per la Basilicata (+36%).
Previsioni di olio di oliva in Italia (tonnellate)

In particolare si riscontrano anche differenti dinamiche nelle varie zone delle singole regioni. In Puglia, accanto al netto calo del leccese, forte è stata la ripresa produttiva di Bari, Foggia, Brindisi e Taranto. In Calabria la flessione nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia è solo in parte stata compensata dalle buone performance di Cosenza, Catanzaro e Crotone. In Sicilia le province che hanno subito le perdite più importanti sono state Messina, Trapani, Agrigento e Ragusa.
Se in Toscana le zone del grossetano e livornese hanno fatto registrare i cali più contenuti, in Umbria la provincia con la flessione più limitata è stata Terni.
In altri areali olivicoli del Nord si segnala una lieve ripresa per il versante bresciano del lago di Garda e nelle colline riminesi. Si tratta comunque di un livello inferiore rispetto alla potenzialità produttiva di queste zone. In calo la raccolta per la sponda veronese del suddetto lago.
Dal punto di vista qualitativo, ha commentato Temerari, âprobabilmente siamo di fronte a una delle migliori campagne degli ultimi anni. Positive le attese per il segmento del biologico, grazie soprattutto ai ridotti attacchi parassitari.â
Uno sguardo al bacino del mediterraneo
Netto lâaumento della produzione spagnola, la cui produzione dovrebbe attestarsi intorno a 1 milione e 300 mila tonnellate, con una crescita del 60%, anche Marocco e Tunisia fanno registrare netti incrementi produttivi.
La Grecia presenta una modesta flessione se confrontata col crollo produttivo turco. La Siria, altro importante Paese produttore, segna un calo limitato, ascrivibile allâalternanza di produzione.
Nel complesso la produzione mondiale risulterà superiore ai livelli raggiunti lo scorso anno. Anche dal punto di vista qualitativo le attese sono per un buon livello, senza dubbio superiore a quello della campagna precedente, visto che lâinfestazione di mosca non ha generato problemi in nessun Paese.
Per unâanalisi più approfondita di questi dati ci siamo rivolti al Dott. Roberto DâAuria, responsabile del settore oli vegetali dellâIsmea.
- Unâaltra annata non felice per lâolivicoltura italiana a fronte di un aumento significativo per la Spagna. Quali le cause di questa forte diversità ?
In realtà non possiamo dire che si tratti di unâannata infelice, valutando complessivamente la campagna dellâItalia. Sicuramente dal punto di vista quantitativo non siamo di fronte a una campagna record o comunque abbondante, ma abbiamo comunque una buona disponibilità di olio, la flessione è stata contenuta. Il risultato dellâItalia è stato determinato da alcune condizioni climatiche avverse (gelata, caldo e siccità ) e dal fenomeno dellâalternanza di produzione, che condiziona una parte della olivicoltura italiana. Il livello qualitativo è ottimo e dovuto in gran parte allâassenza di attacchi parassitari e in particolare della temuta mosca olearia.
La Spagna, invece, dopo aver subito unâannata di scarica, ora presenta elevati livelli produttivi. Il basso grado di infestazioni parassitarie li ha aiutati, hanno subito veramente ridottissime perdite e hanno saputo ben sfruttare il loro potenziale produttivo.
Il confronto tuttavia non sarà solo sulle quantità ma anche sulla qualità .
- Quanto inciderà sul fronte dei prezzi, in particolare per gli oli del Centro Nord questâannata di scarica? E per il Sud?
Sicuramente il prezzo sarà sostenuto anche tenendo conto dei costi di produzione che gli olivicoltori devono e hanno dovuto sostenere a fronte della esiguità della produzione. Non possiamo tuttavia ancora avere una percezione chiara di quelle che saranno le dinamiche di mercato di qui a qualche mese, probabilmente ci saranno aumenti maggiori rispetto allo scorso anno in particolare per gli oli certificati che rappresentano la maggior parte della produzione commercializzata dal Centro Nord, ricordo che esiste ancora un alto livello di autoconsumo in queste aree.
Per il mercato allâingrosso che lâIstituto monitora costantemente, i flussi dal Centro Nord sono veramente esigui e quindi risulta impossibile fare delle previsioni.
Per il Sud il mercato non si è ancora stabilizzato e probabilmente si stabilizzerà solo tra la metà e la fine di dicembre quando entreranno anche gli oli esteri nel circuito. Attualmente, dopo lâesordio dei novelli, il prezzo è precipitato a 3 euro/kg sul mercato di Bari, con tendenza a ulteriori ribassi dopo che entreranno le produzioni spagnole e greche.
- Dop, Igp e biologici, quali le previsioni?
Possiamo solo fare delle considerazioni di carattere generale. Dal punto di vista dellâofferta si sta registrando un calo nel Centro Nord. Quegli areali che già di partenza possono contare su volumi produttivi limitati potrebbero anche avere minori quantità certificate, tuttavia il fattore limitante negli oli a denominazione dâorigine non è la produzione ma gli sbocchi di mercato.
Teoricamente la disponibilità di biologico dovrebbe essere buona e di ottima qualità tenendo conto che non si sono registrati attacchi importanti di mosca olearia, tuttavia anche in questo caso esiste il vincolo della commercializzazione più che quello produttivo.
Tutti i prodotti certificati in questo momento sono sottoutilizzati rispetto alla potenzialità .
- Dunque la produzione quantitativa del Sud Italia è fondamentalmente stabile. Anche il rapporto extravergine/lampante rimarrà invariato o si intravede qualche nuova dinamica?
Dai rilievi, anche in campo, abbiamo un generalizzato aumento qualitativo, che dovrebbe far aumentare i volumi di extravergine, è una tendenza emersa nel corso degli ultimi anni.
Dalle informazioni che abbiamo nel complesso la produzione del Sud tiene ma abbiamo degli andamenti molto differenziati per provincia, che influiscono anche sulle considerazioni conclusive. Infatti le aree, salentino e provincia di Reggio Calabria, che presentano le maggiori difficoltà a ottenere miglioramenti qualitativi significativi e che risultano ancor oggi le maggiori produttrici di lampante hanno avuto cali di produzione importanti, tali da modificare il rapporto nazionale extravergine/lampante.
- A parte i vistosi cali di Liguria, Toscana ed Umbria spicca il +36% della Basilicata. Come si spiega questo dato?
Lâanno scorso la Basilicata ha avuto un netto calo produttivo (-44%), quindi questa è unâannata di carica. Si manifesta, molto vistoso in questa regione, in particolare nel potentino, il fenomeno dellâalternanza produttiva. Inoltre la Basilicata non è stata toccata dalle avverse condizioni climatiche, ha potuto quindi ottenere un risultato lusinghiero, anche se comunque in rapporto alle quantità nazionale rappresenta non più dellâ1,5%.
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