L'arca olearia
Storia di un sequestro d'olio d'oliva, tra errori e ritardi. Un monito per la campagna olearia a venire
Certi casi di cronaca finiscono nel dimenticatoio. Questa storia, però, la vogliamo raccontare. Occorre attenzione, professionalità e tempi certi per un mercato dell'olio extra vergine d'oliva pulito e trasparente
30 settembre 2016 | Alberto Grimelli
Era il novembre 2014 quando un carico di 12 mila litri di olio extra vergine d'oliva in arrivo dalla Puglia fu fermato in Toscana, all'uscita Valdichiana sull'autostrada A1.
Era l'annus horribilis dell'olio italiano. L'attenzione verso truffe e sofisticazioni era massima.
Due anni prima, proprio da quelle parti, era partita l'inchiesta Arbequino, con il sequestro di 8000 tonnellate di olio. Caso, quest'ultimo, non ancora arrivato a sentenza di primo grado.
Il sequestro del carico di 12 mila litri “si è reso necessario – si leggeva in una nota del Corpo Forestale dello Stato – per la mancanza dei prescritti requisiti di rintracciabilità documentale del prodotto oggetto di accertamento. Dalle verifiche condotte, infatti, sono emerse varie e sostanziali irregolarità nella compilazione del documento di accompagnamento della merce, oltre che incongruenze significative tra il tragitto indicato nel documento stesso e quello ricostruito dagli uomini della forestale attraverso la consultazione del cronotachigrafo installato nell’autocarro”.
A due anni di distanza il Tribunale di Siena ha pronunciato la sentenza: il sequestro è annullato e la Regione, responsabile del procedimento, è condannata al pagamento delle spese. Il giudice ha rilevato che i documenti dell’olio c’erano, dimostravano in modo inequivocabile che si trattava di olio extra vergine di oliva 100% italiano della campagna 2014/15, tutto tracciato, che il percorso del vettore sequestrato era giustificato, che il documento di trasporto non era irregolare ma semplicemente errato.
L'errore da parte dell'azienda nel documento di trasporto c'era, dunque, ma il sequestro del carico era misura eccessiva rispetto alla violazione riscontrata, in base alle ricostruzioni effettuate in sede di dibattimento giudiziario.
Gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno sbagliato ma lo Stato ci ha messo quasi due anni a riconoscere l'errore. Troppo, oggettivamente troppo. Anche perchè il danno è ormai fatto, ovvero quell'olio, da extra vergine è divenuto ormai probabilmente lampante. Un danno non riconosciuto e che, per venire riconosciuto, necessiterà di un ulteriore processo.
Agli operatori si chiede di inserire i dati di movimentazione del Sian entro 6 giorni dall'operazione, pena pesanti sanzioni. Vorremmo che lo stesso metro venisse applicato allo Stato.
Tempi certi per provvedimenti e sentenze, altrimenti pesanti sanzioni a carico dello Stato e a favore del cittadino. Che non paghino però interamente gli stessi cittadini con le tasse.
Un simile sistema richiede assunzione di responsabilità da parte di tutti gli organi dello Stato. L'introduzione della diretta responsabilità per il funzionario statale, specie in ambito di controlli, rischierebbe di penalizzare l'attività di vigilanza. L'attuale situazione, però, rischia di portare all'estremo opposto e a casi come quello esposto. Occorre come sempre una giusta via di mezzo, premiando la professionalità e competenza, punendo la superficialità e la negligenza.
Questo vale per lo Stato ma anche per i media. Tra i vari stralci di articoli sul caso del sequestro dei 12 mila litri, leggo anche “non è escluso, su questo si continua a indagare, possa arrivare anche da stati nordafricani. O addirittura che il prodotto possa essere stato sostituito durante i 4 giorni impiegati per arrivare dalla Puglia alla Toscana. Gli investigatori non escludono nemmeno l’ipotesi che l’olio potesse essere utilizzato da qualche azienda per essere mischiato con il prodotto locale.”
E' compito del giornalista raccogliere le notizie. Dare conto del sequestro era un dovere, poiché era una notizia. Era cioè un fatto di oggettivo interesse pubblico, dato l'allarme per l'annus horribilis dell'olio. In casi come questi occorre però la massima cautela nel dare l'informazione. Raccogliere voci e notizie non ufficiali è lavoro quotidiano del giornalista, ma occorre misura nel riportarle, se non con adeguate e circostanziate informazioni e documenti. Il confine tra notizia e sensazionalismo è spesso molto labile, una linea sottile. Una lezione da non dimenticare.
La campagna olearia 2016/17, ormai è noto, assomiglierà molto alla 2014/15. Non in tutto, ci auguriamo.
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