L'arca olearia

Piano olivicolo nazionale, primo bando alla fine d'agosto

Molti i nodi irrisolti nel settore olivicolo, dal sottocosto alle frodi. Per ripartire serve coordinamento della filiera e politiche di aiuto. Il decreto attuativo del Piano olivicolo nazionale è alla firma del Ministro Padoan, dopo partiranno i bandi

07 luglio 2016 | T N

La tavola rotonda di celebrazione dei 50 anni del CNO, “le differenze sono valore”, ha riservato più di una sorpresa e qualche spunto di riflessione.

A partire con la prima provocazione è il presidente del CNO, Gennaro Sicolo che ha sostenuto: “abbiamo l’oro nelle mani e lo vendiamo come stagno, probabilmente le colpe non sono tutte nostre ma dobbiamo accogliere la sfida e mettere in campo nuove idee. Io credo che il salto di qualità lo faremo producendo e promuovendo gli oli extravergini d’oliva mono-varietali. Probabilmente tra cinquant’anni dire olio extravergine d’oliva sarà come dire vino, quindi una definizione generica che non dà connotazione al prodotto.”

Di chi dunque la colpa? Negli ultimi tempi si stanno riaffacciando, sugli scaffali del supermercato, i sottocosti o offerte promozionali a prezzi stracciati.

“In Italia l'80% dell'olio extra vergine di oliva è venduto nella Grande Distribuzione – ha affermato Giuseppe Masturzo, presidente di Federolio – di questo 80%, l'85% è venduto in offerta. In questo 85% c'è di tutto, compreso le offerte molto convenienti, gli oli primo prezzo che, oggettivamente, spesso sono più oli vergini di oliva che oli extra vergini di oliva. Spesso tale richiesta arriva dalla GDO che va corresponsabilizzata rispetto al prodotto primo prezzo.”

Insomma la GDO non può far finta di non sapere che quello che vende a 3 euro o meno è più olio vergine che olio extra vergine di oliva.

Il sottocosto è però solo uno dei problemi dell'Italia olivicola. Come ricordato dal senatore Dario Stefano, “l'olio è per il sud quello che il latte è per il nord.” Un settore strategico, quindi. Nonostante i segni positivi dell’export e un fatturato da circa 3 miliardi di euro l’anno, il segmento dell’olio extravergine d’oliva nel nostro Paese è attraversato da molteplici difficoltà: margini esigui per i produttori d’olive, poco ricambio generazionale nei campi, contraffazioni massicce e politiche poco lungimiranti, che hanno posto i nostri olivicoltori in una posizione di debolezza nella competizione internazionale.

La burocrazia agricola costa troppo al sistema agroalimentare italiano, ha detto Giovanni Luppi, presidente di Legacoop agroalimentare. “Non si può più pensare alla competitività come un solo problema dell'impresa – ha affermato Luppi – ma come a un progetto paese. Il numero di addetti medio per le coop agroalimentari italiane è troppo basso, 8 addetti per cooperativa, ma il numero di addetti al sistema burocratico agricolo, tra uffici locali, regionali e nazionali, è davvero troppo elevato, incidendo significativamente sui costi complessivi. Ognuno deve fare la sua parte.”

Il Mipaaf sta facendo la sua parte? A che punto è l'attuazione del Piano olivicolo nazionale? “E' la prima volta che la filiera dialoga e collabora. Questo ha permesso di varare un Piano olivicolo nazionale complesso e lungimirante ma ha richiesto tempo per mettere a punto tutti i dettagli – ha spiegato Luca Bianchi, capo dipartimento del Mipaaf per la qualità – il decreto attuativo del PON è stato firmato dal Ministro Martina e ora è sul tavolo del Ministro Padoan per la ratifica. Appena sarà promulgato il decreto verranno emanati anche i primi bandi. Contiamo di poter pubblicare il primo bando, sull'organizzazione della filiera, con operazioni finanziarie che permetteranno alle OP e a gruppi d'imprese di anticipare la liquidazione dell'olio ai soci e di gestire meglio lo stoccaggio dell'olio entro fine agosto.”
Ma quale futuro per l'olio e l'olivicoltura italiana? “Per anni è stata fatta una battaglia di retroguardia – ha commentato Dino Scanavino, presidente della CIA - pensando che bastasse dire che un olio d’oliva era italiano, per reputarlo migliore di altri, quindi, più remunerativo. Questo potrebbe essere anche vero, anzi lo è, ma la storia ci sta dicendo che l’italianità non può essere l’unico elemento per vincere sul mercato. La lotta alle contraffazioni, all’italian sounding, temo non si vinca oggi, perciò bisogna essere capaci di aggirare l’ostacolo. Per il comparto servono strategie lungimiranti che guardino al mondo, interpretando le richieste dei consumatori e offrendo loro un prodotto inimitabile”.

Offrire differenze, perchè le differenze sono un valore, come ha tenuto a ricordare nelle sue conclusioni anche Gennaro Sicolo. Leccino, Coratina, Frantoio, Moraiolo, Ogliarola barese, nei prossimi anni entreranno nel lessico comune al pari di Sangiovese, Merlot, Barbera, Nebbiolo e Negroamaro. La nuova sfida nella commercializzazione dell’olio extravergine d’oliva italiano passerà proprio attraverso questo cambiamento copernicano: bottiglie d’olio “monocultivar”. L’ extravergine d’oliva dovrà puntare sulle differenziazioni per superare l’impasse di un prodotto che non vince la sfida dei mercati e dei prezzi, perché indifferenziato agli occhi del consumatore.
Il valore aggiunto di questa operazione peserebbe per almeno un miliardo d’euro, secondo le stime del CNO.

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