L'arca olearia
Le molte molecole responsabili dei difetti dell'olio extra vergine di oliva
Nello spazio di testa di olio di oliva rancido troviamo ben trentatrè diversi composti. Nel caso di olio con odor di muffa sono trentaquattro. Secondo una ricerca dell'Università di Davis sarebbero molti anche i composti chiave dei difetti organolettici, con alcune sorprese
03 giugno 2016 | R. T.
Quando sentiamo un difetto organolettico in un olio in realtà non stiamo percependo una sola molecola ma un insieme di molecole e a dimostrarlo un'altra volta una ricerca dell'Università californiana di Davis.
La letteratura scientifica sull'argomento è sempre molto ricca e spesso riserva anche qualche sorpresa.
Non sempre, per esempio, i ricercatori sono concordi nell'individuare i composti chiave di un certo aroma o difetto organolettico.
In alcuni casi, rispetto alla letteratura disponibile, si scopre che, a parità di difetto, alcuni composti sono molto presenti in alcuni campioni e non in altri. E' il caso dei 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene, trovati in percentuali sensibili, fino al 22% del totale, in alcuni oli rancidi dall'Università di Davis,
Partiamo da qualche elemento base.
La sensazione di rancido è causata dall'ossidazione o dalla foto ossidazione delle catene di acidi grassi insaturi con conseguente formazione di composti volatili C6-C12.
Altre sensazioni, tra cui riscaldo, muffa e inacetito, sono dovute a fermentazione a carico delle olive. I batteri Clostridium e Pseudomonas sarebbero i maggiori responsabili della formazione delle molecole del riscaldo. I batteri Aspergillus e Penicillium di quello di muffa. Alcuni lieviti, con fermentazioni anaerobiche, possono portare alla formazione del difetto di inacetito-avvinato.
I ricercatori americani hanno cercato di individuare i composti volatili presenti nello spazio di testa dell'olio attraverso analisi complesse, ovvero gascromatografia con combinazione con rilevatore a ionizzazione di fiamma o spettrometria di massa dopo micro estrazione in fase solida o estrazione dello spazio di testa dinamico.
Per quanto riguarda l'olio rancido nello spazio di testa dell'olio sono stati trovati 33 diversi composti. Più precisamente 17 aldeidi (60.18%), 6 alcoli (25.08%), 3 chetoni (3,04%), 2 esteri (4,14%), 1 acido (3.97% ) e 2 terpeni (0.81%).
Inoltre, 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene sono stati rilevati nello spazio di testa di oli di oliva rancidi. Questi dimeri pentenici erano assenti o trovati in tracce in altri campioni di olio difettosi. Resta dunque da capire il loro ruolo nel comporre il difetto organolettico.
Per quanto riguarda l'olio con odor di muffa i composti individuati sono stati 34. Sono state individuate quantità elevate di esteri (37.75%), alcoli (20.21%) e acidi (16.96%). Rispetto a studi precedenti che individuavano in butanoato etile, propanoato etile e acetato di butile i composti maggiormente rappresentativi, i composti dominanti nello studio americano sono stati acetato di Z-3-esenile (23.79 %), acetato di esile (5,48%), acetato di etile (4,27%) e acetato di ottile (4,21%). Acido acetico (11,98%), acetato di etile (4,27%), acido nonanoico (3,50%) ed etanolo (3,44%) sono gli indici di una fermentazione anaerobica causata da Pseudomonas che è stata ritrovata anche nell'olio con odor di muffa.
Pochi dubbi quando si tratta di avvinato, invece. Il composto più presente nello spazio di testa, in senso assoluto, è l'acido acetico (77,95%), conosciuto come il principale prodotto della fermentazione causate da batteri acetici. Significativa, comunque, anche la presenza di acido butirrico (2,35%), acido esanoico (2,58%) e acido pentanoico (0,6%).
Negli oli ottenuti da olive congelate, invece, sono stati trovati alti livelli di limonene, fino al 61,62%. Composti riscontrati solo negli oli da olive congelate α-pinene (0,10%), benzaldeide (0,11%), β-pinene (0,19%), myrcene (2.66 %), phenyloxirane (0,12%), e-β-ocimene (0,56%), benzoato di metile (0,12%) e linalolo (0,39%), myrcene (2,66%), E-β-ocimene (6,26%) e benzoato di metile (0,61%).
Non tutti questi composti, però, sono i responsabili chiave dell'odore di difetto. Per scoprire questi composti è necessario procedere a un'analisi statistica, che tenga conto anche dei valori soglia di questi composti, ovvero dei valori al di sotto dei quali l'odore non è percepibile.
Secondo i ricercatori americani i composti chiave del difetto di rancido sono gli isomeri del 2,4 eptadienale, gli isomeri 2,4 decadeienale, il E-2-nonenale e il E-2-decennale.
Per gli oli con difetto di stantio l'acetato di Z-3-esenil e i composti dell'acido nonanoico.
Per l'avvinato l'acido acetico e quello butirrico.
Il limonene è quello chiave per l'olio da olive congelate.
Bibliografia
Zhu, H., Wang, S. C., and Shoemaker, C. F. (2016) Volatile constituents in sensory defective virgin olive oils. Flavour Fragr. J., 31: 22–30
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Influenza di filtrazione ed esposizione alla luce sulla stabilità fenolica dell’olio extravergine di oliva
L’esposizione alla luce rappresenta il principale fattore di degradazione dei fenoli durante lo stoccaggio, mentre la filtrazione svolge un ruolo secondario ma comunque rilevante. Ecco i meccanismi chimici coinvolti e i dati quantitativi di degradazione
24 aprile 2026 | 16:00
L'arca olearia
Implicazioni fisiologiche e nutrizionali per l'olivo della carenza di boro nei suoli sabbiosi
Le interazioni tra pH, disponibilità nutrizionale e risposta fisiologica delle piante. Interventi agronomici non calibrati possano compromettere significativamente la produttività dell'olivo
24 aprile 2026 | 15:00
L'arca olearia
Cambiamenti compositivi di extravergini ottenuti da estrazione con foglie di olivo: l'effetto sullo stoccaggio
Nonostante i benefici compositivi, l’impiego intenzionale di foglie nella produzione di olio extravergine solleva questioni normative, in quanto la legislazione europea definisce tale prodotto come ottenuto esclusivamente da olive
24 aprile 2026 | 14:00
L'arca olearia
Controllo biologico del marciume radicale dell’olivo
Pythium schmitthenneri può provocare sintomi quali clorosi fogliare, defogliazione e necrosi radicale. Il biocontrollo mediante microrganismi antagonisti si configura come un approccio promettente.
24 aprile 2026 | 13:00
L'arca olearia
Infezione da Xylella fastidiosa su olivo: il modello eco-epidemiologico
Un nuovo modello del CNR simula accuratamente la progressione della malattia negli agroecosistemi olivicoli. I fattori climatici e ambientali influiscono, così come le preferenze del vettore. La gestione sostenibile di Xylella fastidiosa
24 aprile 2026 | 12:30
L'arca olearia
L'effetto della concimazione sull'olivo: efficienza e stabilità produttiva
Una comparazione tra fertilizzanti minerali, organico-minerali e organici sulla produttività dell'olivo. Differenze significative tra i diversi fertilizzanti nel breve periodo, a causa soprattutto della lenta mineralizzazione dell’azoto. Il giusto mix è fondamentale
23 aprile 2026 | 15:00