L'arca olearia
Perchè gli americani vogliono controllare il nostro olio d'oliva? Cosa aspettarsi?
La decisione del Congresso di implementare i controlli sugli oli d'oliva d'importazione, non solo quelli provenienti dall'Italia, ha suscitato clamore e tensione. Per gli americani il settore olivicolo-oleario ha subito una trasformazione, diventando guidato dal mercato, anziché dal mondo produttivo. Attraverso la voce dei protagonisti ecco cosa ne pensano gli Stati Uniti
13 maggio 2016 | Ylenia Granitto
Ad aprile la Commissione Agricoltura della Camera dei Rappresentati degli Stati Uniti ha deciso, in base al decreto relativo alle spese per l'anno fiscale 2017, che la Food and Drug Administration dovrà implementare un sistema di controlli a campione sulle partite di olio d'oliva importato dall'estero, verificarne quindi la conformità rispetto alle norme vigenti e riportare i risultati al Congresso.
A pagina 72 della relazione sulla misura approvata leggiamo che la Commissione si dice preoccupata della “diffusione di olio d'oliva non conforme ed etichettato in modo fraudolento, importato negli Stati Uniti e venduto ai consumatori americani.” Si ipotizza inoltre l"eventualità di un danno alla salute, in quanto “alcuni prodotti etichettati come oli d'oliva possono contenere olio di semi, che rappresenta una grave rischio per i consumatori allergici.” La Commissione dà quindi istruzioni alla FDA di effettuare test a campione dell'olio d'oliva importato per determinare la presenza di eventuali adulterazioni o violazioni dei requisiti di legge per quanto riguarda marchio ed etichettatura (contemplati nelle Sezioni 342 e 343 del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act - FD&C Act) e “di riferire al Congresso entro 270 giorni le osservazioni e le azioni che la FDA intende adottare per garantire la sicurezza del consumatore e la corretta etichettatura dell'olio d'oliva importato.”
I numerosi scandali diffusi e denunciati a livello globale sembrano quindi aver influito significativamente sul sentimento generale nei confronti degli oli d'oliva che dall'estero arrivano sul suolo statunitense: non solo i consumatori sembrano essere più attenti (ricordiamo gli ascolti record registrati dalla puntata del programma CBS "60 minutes" dedicati ad "agromafia" ed olio italiano), ma anche gli organi di controllo hanno iniziato a tenere d"occhio ciò che proviene dall'estero.
“Difatti è ben documentato a livello mondiale che spesso oli vergini, non conformi o comunque di scarsa qualità vengano etichettati in modo fraudolento e fatti passare per extra vergine” considera Dan Flynn, Direttore Esecutivo del noto istituto di ricerca californiano UC Davis Olive Center, il quale ritiene che “l'impiego della Food and Drug Administration attraverso un programma di controlli regolari sarà senz'altro utile ad arginare il problema negli Stati Uniti.”
Tuttavia, alla prova dei fatti, non sembra esserci ancora nulla di definito per quanto riguarda le modalità di attuazione e finanziamento del provvedimento. Secondo Eryn Balch (NAOOA – North American Olive Oil Association che riunisce imbottigliatori e distributori), "il disegno di legge e la sua relazione sono nelle prime fasi della procedura legislativa e l'esito del processo di stanziamento per quest'anno è ancora poco chiaro.” Il Vice Presidente Esecutivo della North American Olive Oil Association ci ha spiegato che la sua organizzazione “ha già richiesto alla FDA di stabilire degli standard di identità per gli oli d'oliva e ha inoltre condiviso con l"agenzia governativa molti dei risultati delle analisi che ha condotto nel corso degli ultimi venticinque anni.” Quindi - continua la Balch - contrariamente alle affermazioni non ancora comprovate dei media e rispetto a come è stata presentata la notizia, se la FDA dovesse analizzare gli oli di oliva in vendita negli Stati Uniti, l"aspettativa è che i risultati rispecchino le conclusioni della NAOOA, le quali indicano che la stragrande maggioranza degli oli di oliva a disposizione dei consumatori degli Stati Uniti è di qualità comprovata." Una posizione, la sua, fornita sulla base di dati raccolti nel corso degli anni dall'organizzazione che non solo unisce produttori, imbottigliatori e importatori nordamericani, ma conduce regolarmente analisi su tutti gli oli d"oliva in vendita in America, indistintamente, in ottemperanza agli standard COI (Consiglio Oleicolo Internazionale) e attraverso l"utilizzo di laboratori riconosciuti da quest"ultimo.
D'altronde, come ci fa notare Sue Langstaff, una delle più capaci ricercatrici sensoriali in ambito alimentare e autrice di un importante manuale di scienza sensoriale dell'olio d'oliva, “negli Stati Uniti le leggi sugli standard riguardanti gli alimenti, i cibi adulterati e quelli con marchio o etichetta falsi e che violino i requisiti di legge, sono in vigore da anni.” In sostanza, “la decisione della commissione indirizza la FDA a impegnarsi nel far applicare le leggi che sono attualmente in vigore per gli oli di oliva importati. I produttori e gli importatori devono quindi semplicemente seguire le norme vigenti ed essere in grado di produrre oli d'oliva che abbiano gli attributi positivi minimi e siano privo di difetti.” D'altra parte i consumatori statunitensi stanno acquisendo una sempre maggiore consapevolezza riguardo la qualità e l'origine dei cibi, considera la Langstaff. “Oggi il consumatore di olio di oliva americano esperto è orientato alla qualità, attento all'immagine e sensibile al prezzo.” In base a questo è naturale pensare che una maggiore applicazione da parte dei produttori sia ormai necessaria per andare incontro alla domanda dei consumatori evoluti. “I produttori di olio d'oliva devono soddisfare le richieste dei consumatori, non solo partecipando alla filiera ma migliorandola in modo da fornire oli di oliva di qualità adeguata ai consumatori dei diversi segmenti del mercato mondiale. Sta diventando sempre più importante produrre un olio d'oliva in linea con determinati paramenti sensoriali e gustativi.”
Probabilmente una spinta da parte delle associazioni di produttori statunitensi può aver influito sulla realizzazione del provvedimento, ma non dimentichiamo che ben il 95% dell'olio d"oliva consumato negli USA risulta essere d"importazione ed è quindi imprescindibile per i consumatori a stelle e strisce affidarsi a produzioni estere. Basti pensare che il consumo di olio d'oliva nel nuovo continente ha avuto un incremento esponenziale negli ultimi decenni, superando le 300 mila tonnellate consumate all'anno. A detta della Langstaff questo “processo di trasformazione del settore dell'olio di oliva da "orientato dalla produzione" (production-oriented) a "guidato dal mercato" (market-driven) risulta sempre più dipendente dalle tecniche di valutazione analitico-sensoriali,” e in base a questo risulta evidente come una maggiore attenzione alla qualità da parte dei produttori si sia resa ormai indispensabile in ogni caso.
“Se la relazione della commissione manca di rivolgersi agli oli d"oliva nazionali, che comunque talvolta risultano essere anch'essi irregolari - secondo l"editore di Olive Oil Times, Curtis Cord - il motivo è perché sono i marchi del mercato di massa delle grandi multinazionali a risultare i principali trasgressori.” Cord mette ulteriormente in evidenza un desiderio e una volontà, ormai diffusi nel settore, di puntare sui prodotti di alta qualità. Difatti specifica che a suo parere “l'applicazione delle norme aiuterà tutti i produttori di autentico olio extra vergine di oliva ad aggiungere valore ai loro prodotti.”
Una stretta sui controlli che quindi inizia a perdere le sembianze di un ostacolo e gradualmente si profila come incentivo essenziale e perché no, opportunità di miglioramento, per i produttori di qualità che guardano al mercato statunitense.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
I radar spaziali per il monitoraggio dell'acqua negli oliveti
Sperimentato l'uso di dati radar satellitari per stimare il fabbisogno idrico degli oliveti. I risultati mostrano che il segnale radar in polarizzazione VV può sostituire efficacemente le tradizionali misurazioni ottiche e termiche
12 settembre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Maturazione delle olive e qualità dell’olio: quale indicatore scegliere per individuare il momento ottimale della raccolta?
L’epoca di raccolta è una delle decisioni più importanti per chi produce olio extravergine di qualità. Ma come stabilire il momento giusto? Uno studio italiano ha confrontato tre metodi (visivo, indice di maturazione e durezza del frutto) per capire quale si correli meglio con resa, qualità e caratteristiche sensoriali dell’olio
11 settembre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Potatura meccanizzata dell'olivo: come la velocità di avanzamento influenza efficienza, costi e sostenibilità
La meccanizzazione della potatura nell'olivicoltura intensiva rappresenta una sfida complessa che richiede il bilanciamento di molteplici fattori: produttività, qualità del taglio, consumi energetici, costi operativi e risposta vegetativa delle piante. Ecco la velocità operativa più adeguata
11 settembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
Campi elettrici pulsati e gramolazione: la sincronia perfetta per un olio extravergine di oliva di qualità
La tecnologia dei campi elettrici pulsati (PEF) sta rivoluzionando l'estrazione dell'olio d'oliva. Ma non è una bacchetta magica: la sua efficacia dipende da un delicato equilibrio tra l'intensità del trattamento e i tempi di gramolazione, che varia in modo significativo in base alla varietà di olive lavorate
11 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Proteggere l'olivo dallo stress estivo: quale strategia scegliere?
L'aumento delle temperature estreme e la crescente frequenza di ondate di calore rappresentano una minaccia sempre più concreta per l'olivicoltura mediterranea. Valutata l'efficacia di tre diversi prodotti – glicina betaina, caolino e carbonato di calcio – nel proteggere gli olivi dallo stress combinato di calore, siccità e forte irraggiamento solare
11 settembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Biostimolanti in olivicoltura: cosa succede davvero nelle prime settimane dopo il trattamento
L'effetto di due biostimolanti commerciali, uno a base di estratto di alghe e uno a base di proteine arpine. Entrambi i prodotti inducono una profonda riprogrammazione metabolica già sette giorni dopo il trattamento: l'estratto di alghe verso la crescita e l'uso efficiente del carbonio, mentre l'harpin attiva una sorta di "preparazione allo stress"
11 settembre 2026 | 11:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati