L'arca olearia
La contraffazione dell'olio d'oliva Made in Italy? Approccio sistematico e organizzato
Approvata all'unanimità dalla Camera dei Deputati la relazione sul fenomeno della contraffazione dell'olio d'oliva italiano, proprio mentre il Ministero delle politiche agricole fatica a dimostrare a Bruxelles di aver svolto i controlli minimi stabiliti dal regolamento 299/2013
01 aprile 2016 | T N
La relazione sul fenomeno della contraffazione nella filiera dell'olio d'oliva è stata approvata all'unanimità da parte della Camera dei Deputati il 31 marzo scorso. E non è un pesce d'aprile anticipato.
Le polemiche politiche che storicamente dividono maggioranza e opposizione sono state accantonate, dopo qualche fisiologico battibecco, prendendo purtroppo atto che il settore olivicolo-oleario è colpito con durezza dal fenomeno della contraffazione.
Nella risoluzione approvata all'unanimità dall'Assemblea di Montecitorio si esplicita come il comparto “...costituisce un caso di notevole rilevanza, sia per l'importanza della produzione dell'olio nel panorama delle produzioni agroalimentari italiane di qualità, sia per la gravità dei fenomeni di contraffazione e frode in essere.”
Le accuse contenute nel documento sono tanto estese e tanto gravi da far ritenere che siamo ancora in piena emergenza.
Si legge infatti: “...l'esperienza maturata mostra come la prassi diffusa di acquisizione di partite di olio a basso costo da Paesi comunitari (Spagna e Grecia) o extraeuropei (Tunisia), che possono essere destinate, attraverso tecniche chimiche di laboratorio, quale la deodorazione, alla trasformazione fraudolenta in partite di olio extravergine italiano, costituisce non un'eventualità ma un approccio sistematico e organizzato su vasta scala per le aziende che operano illecitamente...”
L'illegalità è quindi una prassi e, purtroppo, servono a poco “i controlli «a valle», a campione sul prodotto finito e imbottigliato” in quanto le frodi vengono realizzate “con sofisticate tecniche di laboratorio”.
Vero è che, di tanto in tanto, controlli straordinari a scaffale operati da procure e forze di polizia qualche risultato lo portano, come dimostra l'inchiesta Gueriniello del novembre scorso.
Il vero problema, però, sono i controlli ordinari.
In base a quanto disposto dall'articolo 2 bis, comma 4 del regolamento 299/2013 deve essere eseguito un controllo di conformità ogni mille tonnellate.
Considerando che in Italia transitano circa un milione di tonnellate, vanno effettuate analisi su 1000 campioni di olio, un numero appena superato dal Ministero delle politiche agricole nel 2015, secondo il rapporto annuale in elaborazione per Bruxelles.
Molte meno le analisi organolettiche effettuate sui campioni sotto indagine, circa un terzo del totale. Eppure, secondo il Parlamento, proprio il panel test è fondamentale per scoprire le frodi.
L'Italia, insomma, quando si tratta dei controlli ordinari, si attiene al minimo indispensabile, quando invece il Parlamento chiede di “incrementare i controlli”.
E' stata necessaria una commissione d'inchiesta parlamentare per comprendere a fondo le criticità che i problemi sono la mancanza di analisi ufficiali che consentano di scoprire le frodi più diffuse (deodorazione e contraffazione Made in Italy) ma anche dei punti della filiera più vulnerabili.
Infatti: “...altro tema importante in sede di controlli è quello di garantire un'adeguata tracciabilità dei trasporti dell'olio e della relativa documentazione, a partire dalla fase dell'ingresso doganale e per tutte le fasi di trasporto interno;
appare necessario, inoltre, introdurre forme di controllo delle rese degli oliveti, il cui valore teorico massimo in termini di capacità produttiva di olive, è predeterminabile, per contrastare il fenomeno delle false produzioni olivicole ed olearie italiane, cui si collega la prassi illecita delle false fatturazioni; è il fenomeno del cosiddetto «olio di carta», allorquando da zone agricole che hanno perso capacità produttiva ovvero manifestano un eccesso di produzione non compatibile con la capacità fisica di produzione degli oliveti pervengono documentazioni contabili eccessive rispetto al volume di produzione realmente possibile...”
La Camera dei Deputati, fatta propria la Relazione sulla contraffazione nel settore dell'olio d'oliva approvata il 17 settembre 2015 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, “impegna il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile, al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione, con particolare riferimento alle seguenti azioni:
a) operare per il miglioramento dei controlli sulla produzione dell'olio extravergine, al fine di garantire il rispetto dei disciplinari di produzione e la salvaguardia delle caratteristiche organolettiche di tale olio d'eccellenza, con controlli adeguati alla sofisticazione delle tecniche di laboratorio adoperate per lavorazioni contraffattive o fraudolente, che richiedono una pari capacità di controllo in sede chimica e di riscontro dei procedimenti di lavoro;
b) promuovere iniziative per la definizione in sede pubblica di metodi per la certificazione su basi scientifiche delle caratteristiche organolettiche del prodotto e l'origine geografica dello stesso, come misura idonea a garantire la provenienza del prodotto italiano;
c) introdurre anche per l'olio il sistema di certificazione della merce e del trasporto oggi adottato per il vino (sistema MVV);
d) implementare, per consentire una completa ed esaustiva tracciabilità delle partite di olio oggetto di trasformazione, il funzionamento del sistema del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), con una completa integrazione tra i portali del SIAN e degli enti territoriali competenti nel settore agricolo, come già previsto dall'articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, e favorire la completa telematizzazione delle informazioni nel sistema agricolo attraverso il Registro Unico dei Controlli e della Vigilanza sulle produzioni agroalimentari vigilate (RUCI);
e) introdurre un registro ufficiale delle rese produttive dell'olivo e le corrispondenti rese olearie delle diverse varietà presenti in Italia;
f) monitorare il profilo del deposito delle partite di olio nel corso dell'anno, rendendo obbligatoria la classificazione e registrazione del prodotto in un determinato periodo dell'anno, se del caso estendendo tale obbligo di classificazione e di registrazione nel SIAN;
g) assicurare il riconoscimento del valore probatorio, in sede processuale, dell'analisi organolettica (panel test) sull'olio d'oliva.”
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