L'arca olearia
La Spagna vince 3 a 0. L'Italia decide di abbandonare al suo destino il settore dell'olio d'oliva
Nella partita a scacchi sulle poltrone che contano, a Bruxelles e Madrid, l'Italia ha clamorosamente perso la partita. Oppure ha deciso di perderla. Il nuovo direttore aggiunto del Coi, con deleghe pesanti alla promozione e alla legislazione, sarà lo spagnolo Jaime Lillo Lopez. La politica della qualità ha le ore contate?
11 marzo 2016 | Alberto Grimelli
L'Italia abbandona al proprio destino il settore dell'olio d'oliva, lasciando la leadership assoluta, quasi un dominio in realtà, alla Spagna che ci segna un clamoroso 3 a 0.
La Spagna infatti ha piazzato i propri uomini nei posti chiave a Bruxelles per controllare le dinamiche legislative, ma anche i fondi, del settore olivicolo-oleario.
Spagnoli sono il capo unità del settore “Vino, bevande spiritose, prodotti orticoli, colture specializzate”, che comprende anche l'olivo, Zorrilla Torras Jesus e il responsabile dell'unità olio d'oliva, Miguel Garcia Navarro.
La Spagna si prende anche la strategia posizione di direttore
aggiunto del Consiglio oleicolo internazionale, con delega a promozione e legislazione. Il Consiglio straordinario del Coi ha infatti nominato Jaime Lillo Lopez, agronomo spagnolo, attualmente vicedirettore generale della politica agroalimentare, lo sviluppo rurale e l'acquacoltura del Ministero dell'agricoltura iberico.
Jaime Lillo Lopez ha svolto molti incarichi all'interno del Ministero dell'agricoltura, dalla rappresentanza presso l'Unione europea fino alla vicedirezione attuale. Nel 2004 e 2005 è stato impiegato anche nella direzione generale agricoltura della Commissione europea, occupandosi dei rapporti con Messico, America Centrale e Turchia. Il profilo del nuovo direttore aggiunto del Coi, dunque, offriva garanzie tanto alla Spagna di avere un suo uomo in una posizione strategica sia alla burocrazia europea di avere un professionista che conosce i meccanismi di Bruxelles.
Una candidatura preparata da tempo e su cui la Spagna ha giocato tutte le sue carte. La candidatura della direttrice sviluppo rurale del Ministero spagnolo, Begoña Nieto Gilarte, alla direzione esecutiva era senza speranze. Con i paesi arabi che si stanno rafforzando in ambito Coi, una donna difficilmente può andare alla guida dell'Ente. Una candidatura di bandiera, dunque, utile a sostenere i veri progetti di Madrid, tutti focalizzati su Jaime Lillo Lopez.
La stampa specializzata iberica, già prima di Natale, dava per certa la nomina di Lillo Lopez alla direzione aggiunta del Coi, rendendo di fatto il Consiglio straordinario del Coi di inizio marzo solo una passerella.
In un simile contesto occorre capire se la politica della qualità, dell'innalzamento degli standard e l'introduzione di nuovi parametri, dovuta soprattutto all'impulso italiano, continuerà o subirà una brusca frenata. Sempre che non si inneschi la retromarcia. E' noto che la Spagna, per esempio, guarda con sospetto, se non con astio, agli etil esteri, rei di penalizzare parte della loro produzione che da extra vergine di oliva diventa vergine di oliva, con conseguente perdita di valore aggiunto.
L'Italia è stata a guardare. Ha lasciato giocare gli altri.
Per onestà intellettuale, espressione che va molto di moda ultimamente, occorre riconoscere che siamo entrati in campo proprio poco prima dello scadere del tempo. Un gran baccano, qualche pugno sbattuto sul tavolo, più per frustrazione che per convinzione, e poi siamo tornati nei ranghi. La partita l'abbiamo persa negli 89 minuti in cui non siamo scesi in campo, non nell'ultimo minuto in cui abbiamo provato a giocare.
Dimostrazione ne è l'incapacità dell'Italia di esprimere un solo candidato, come fatto da tutte le altre nazioni. A Madrid, sia per la carica di direttore esecutivo sia successivamente per quella di direttore aggiunto, ne abbiamo presentati sempre due o più che, ovviamente si sono intralciati, ostacolati e hanno complessivamente ridotto le chance del nostro Paese.
Il Coi è considerato, non sempre a torto, un ente lontano, sprecone e fondamentalmente inutile. La sua credibilità, in Italia ma non solo, è ai minimi storici. Lo dimostrano i soli 136 campioni di olio giunti per il concorso internazionale Mario Solinas, solo due provenivano dall'Italia. Lo dimostra la scarsa attenzione per i programmi promozionali del Coi e per l'attività di cultura di prodotto, o meglio degli oli d'oliva.
Snobbare il Coi, come ha scelto di fare l'Italia, è però una scelta strategicamente errata. E' nell'organismo internazionale dell'Onu che si fanno le regole commerciali che valgono poi in tutto il mondo. E' con il Coi che bisognerà confrontarsi se si vorrà creare una nuova categoria commerciale: un super extra vergine. E' al Coi che si discute di chimica oleicola, di parametri e di limiti. Spesso ce la si prende con Bruxelles ma l'Unione europea, che aderisce al Coi, non fa altro che recepire le direttive del Consiglio oleicolo internazionale.
Riassumendo, in tema di legislazione e chimica, le regole vengono scritte al Coi, vengono recepite a Bruxelles che obbliga anche l'Italia ad adeguarsi. E' evidente che è strategico avere un peso politico anche nell'organigramma del Consiglio oleicolo internazionale.
Due sole le spiegazioni per il fallimento della scalata al Coi, tentata da candidati italiani.
La prima possibilità è una plateale incapacità e inettitudine dell'Italia a farsi valere a livello internazionale, di ottenere ruoli chiave per gestire passaggi complessi e per difendere gli interessi nazionali. Pesanti responsabilità ricadrebbero, a cascata, dal massimo livello politico del Ministero fino ai direttori generali.
La seconda possibilità è che l'Italia, scientemente e deliberatamente, abbia deciso di non investire più sul settore olivicolo-oleario alcun capitale politico, abbandonandolo a sè stesso e preferendo invece intervenire su altre filiere e in altri comparti. In quest'ultimo caso meglio la dura verità che continuare con pietose bugie a migliaia di olivicoltori e frantoiani.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Le riserve di carboidrati non determinano l’alternanza produttiva dell’olivo
Messa in discussione l’ipotesi secondo cui l’alternanza produttiva dipenda dall’esaurimento delle riserve durante le annate di carica: anche con una riduzione del 75-100% dei frutti, l’accumulo di carboidrati aumenta soltanto in misura limitata
01 novembre 2026 | 12:00
L'arca olearia
Occhio di pavone dell'olivo: dalla diagnosi alla difesa integrata
Spilocaea oleaginea, agente dell'occhio di pavone, riduce clorofille e carboidrati delle foglie, ma che azoxistrobina e ossicloruro di rame, applicati con la giusta cadenza, contengono l'infezione e recuperano la funzionalità fotosintetica
31 ottobre 2026 | 12:00
L'arca olearia
Trattamenti fogliari negli oliveti: innovazione e tecnologia per migliorare l’efficienza
Il Valenciano Rural Innovation Hub ha riunito agronomi, tecnici e aziende specializzate per approfondire il ruolo dei biostimolanti, della nutrizione fogliare e delle tecnologie di applicazione nella gestione degli oliveti
31 ottobre 2026 | 09:00
L'arca olearia
Quanto costa produrre un chilo di olio extravergine di oliva nel 2026? Dalla frangitura al prezzo delle olive, i conti che non tornano
Un'analisi per la campagna 2026/27, con diversi scenari di resa e prezzi delle olive permette di stimare quanto può costare ottenere un chilogrammo di extravergine d'oliva prima di imbottigliamento, commercializzazione e margine aziendale
30 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Fosforo e potassio nell'oliveto: la differenza a seconda del regime di agricoltura
I bilanci annuali di fosforo e potassio lungo un gradiente di gestione, dal convenzionale all'agroecologico. I sistemi nature-based riciclano fino al 72% del fosforo e al 59% del potassio, ma l'erosione del suolo può ribaltare i bilanci, soprattutto per il potassio. Ecco i numeri e le indicazioni pratiche per gli olivicoltori
30 ottobre 2026 | 15:00 | R. T.
L'arca olearia
Quando l'olio d'oliva racconta il suo territorio: elementi in traccia e fenoli per la tracciabilità geografica
La combinazione di profili elementari ICP-MS e indici spettrofotometrici classifica correttamente l'origine geografica di 117 oli extravergine italiani con un'accuratezza del 90% in validazione esterna. Indagato il legame tra suolo e olio, e scoperto che la trasformazione industriale pesa più di quanto si pensi sulla firma chimica del prodotto finale
30 ottobre 2026 | 14:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o RegistratiRaffaele Giannone
12 marzo 2016 ore 11:47Sic transit gloria italiae....
Non vorrei passare per gufo catastrofista, ma che siamo in un a fase strorica minore appare da molti settorii in smobilitazione: siderurgia, zootecnia, agrumi, chimica, persino turismo, noi proprio noi che ci troviamo in mezzo al più grande patrimonio storico, artistico, paesaggistico e di biodiversità dell'intero globo.
Verrebbe da citare Dante o i grandi..ma a che servirebbe di fronte alla dilagante ignoranza di stato, alla tv con canone che passa improbabili scuole di cucina e parlamentari attaccati al vitalizio mentre i barbari non solo hanno sfondato i valli e le frontiere, ma ormai sono fra noi.
Urliamo, si, denunciamo anche il definitivo abbandono dell'olivicoltura (alla faccia dell'agognato Piano Oliv.Naz.), l'unica consolazione è che i nostri olivi millenari sopravviveranno alla xilella (ammesso che sia questa la causa), ai dotti e sapienti inutili ricercatori dei rimedi e persino a questa gentaglia che ci finge o, peggio, s'illude di governarci.
Raffaele Giannone, molise
NICOLA BOVOLI
12 marzo 2016 ore 13:07:-( :-( :-(