L'arca olearia

Regole essenziali per una potatura di produzione dell’olivo semplificata

L'obiettivo principale è mantenere un buon equilibrio vegeto-riproduttivo che si ottiene proporzionando la quantità di rami da asportare e favorendo una buona illuminazione ed aerazione di tutta la chioma. L’organizzazione delle varie porzioni della chioma secondo un gradiente conico assicura una idonea illuminazione

04 marzo 2016 | Enrico Maria Lodolini

La potatura rappresenta una voce di costo significativa nella gestione dell’oliveto, la seconda dopo la raccolta, ma può essere contenuta utilizzando alcune regole che assecondano i principi fisiologici di crescita e fruttificazione di questa specie.

La potatura di produzione deve mantenere la forma impostata nella fase di allevamento, contenere lo sviluppo della chioma negli spazi assegnati con il sesto d’impianto e mantenere un buon equilibrio vegeto-riproduttivo. Questo equilibrio si ottiene proporzionando la quantità di rami da asportare e favorendo una buona illuminazione ed aerazione di tutta la chioma.

Una buona illuminazione favorisce la fotosintesi e la produzione di carboidrati che saranno poi utilizzati per la crescita di frutti e germogli, l’induzione e la differenziazione delle gemme a fiore e l’inolizione nei frutti. Le branche fortemente ombreggiate perdono invece la propria funzionalità andando incontro ad un invecchiamento progressivo. La potatura ha lo scopo di prevenire l’insenilimento delle branche, distanziandole dalle altre e favorendone un’ottimale disposizione nello spazio in modo da mantenerle ben illuminate e pienamente efficienti. L’organizzazione delle varie porzioni della chioma secondo un gradiente conico assicura una idonea illuminazione.

Di seguito vengono indicate le principali operazioni da effettuare per una corretta potatura dell’olivo in piena produzione.

Da punto di vista operativo, è consigliabile procedere dall’alto verso il basso della chioma e effettuando prima i tagli grossi e poi quelli di minor diametro, in modo da avere una migliore percezione della densità della vegetazione rimasta.

Le cime

Esiste una gerarchia nella disposizione degli assi di crescita che si ripete nelle branche di vario ordine. La parte distale delle branche, la cima o “freccia”, esercita un controllo sulla formazione e inclinazione delle ramificazioni laterali.

Gli errori più frequenti che si commettono nella gestione della porzione apicale della chioma consistono nell’assenza della cima, nella presenza di una cima troppo debole o nella reiterazione di sdoppiamenti a formare una struttura dicotomia. Nei primi due casi, l’albero viene mantenuto in un costante squilibrio vegeto- riproduttivo con una risposta vegetativa di tipo vigoroso (emissione di numerosi succhioni) nella parte alta della chioma e un ridotto rinnovo a livello di branche produttive. Tale risposta richiede una costante e dispendiosa azione di rimozione dei succhioni con effetti negativi sull’equilbrio vegeto-riproduttivo dell’albero. Nel secondo caso, la struttura scheletrica dell’albero tende a diventare troppo imponente (eccessivo rapporto legno/foglia) e il baricentro vegetativo si sposta sempre più in alto con conseguente autombreggiamento della porzione basale della chioma e rapido invecchiamento fisiologico (scarso rinnovo delle branche produttive, produzioni alternanti, presenza di rami secchi e spogli, ecc).

La corretta gestione delle cime richiede tagli di ritorno all’altezza desiderata in prossimità di branche secondarie che consentano di orientare verso l’esterno o l’interno la chioma a seconda che sia necessario ampliare o restringere l’angolo di inclinazione dell’asse principale. Le cime devono essere leggere ma non spoglie e va tenuto sempre presente che quelle scelte non saranno permanenti, ma potranno essere sostituite periodicamente in modo da mantenere l’altezza della chioma entro i limiti prefissati.

Le branche secondarie

Man mano che si procede verso il basso è necessario interviene sulle branche secondarie eliminando quelle sovrapposte o poco distanziate, sostituendo quelle indebolite/danneggiate e raccorciando quelle che si sono allungate eccessivamente. La lunghezza delle branchette deve essere crescente dall’alto verso il basso, secondo un gradiente conico. E’ importante in questa fase procedere rapidamente ed evitare di ricercare un’eccessiva regolarità geometrica.

Nelle branche fruttifere si eliminano le zone esaurite nella parte basale della chioma e riconoscibili perché defogliate e con ridotta crescita dei germogli. Poi si eseguono i diradamenti sulle altre zone senza intervenire sui singoli rametti ma eliminando branchette in modo da velocizzare l’operazione.

Polloni e succhioni

E’ necessario eliminare i polloni sulla ceppaia evitando di lasciare monconi che possano riscoppiare (taglio raso).

I succhioni vigorosi inseriti sul dorso delle branche primarie devono essere asportati con la potatura, mentre quelli poco vigorosi inseriti lateralmente alle branche principali (soprattutto nella zona basale) possono essere utilizzati per formare branche secondarie/fruttifere in parti di chioma rimaste spoglie. Può accadere che a seguito di potature eccessive la pianta emetta numerosi succhioni, in questo caso è opportuno non eliminarli tutti, ma solo quelli più vigorosi, in modo da recuperare abbastanza rapidamente l’equilibrio vegeto-produttivo.

Se polloni e succhioni sono presenti in numero elevato occorre capirne il motivo. Spesso potature troppo intense o danni evidenti sul tronco o sulla chioma possono esserne la causa. Anche concimazioni azotate e/o irrigazioni eccessive possono contribuire a un loro sviluppo incontrollato.

Epoca e intensità di potatura

Normalmente la potatura di produzione è eseguita durante il riposo vegetativo. Nelle zone con inverno mite (sud Italia) la potatura può essere effettuata anche subito a partire da dopo la raccolta, mentre in quelle relativamente fredde (centro Italia) è preferibile attendere l’uscita dall’inverno (da metà febbraio) in modo da evitare stimoli al riscoppio vegetativo che possono rendere gli alberi più sensibili alle basse temperature.
La potatura estiva può essere effettuata in luglio-agosto per eliminare succhioni e polloni o nel caso in cui sia necessario ridurre la taglia dell’albero e controllarne l’attività vegetativa (aumento della densità d’impianto).

L’intensità di potatura, che va scelta in base alle strategie aziendali (turno stabilito in base alla superficie dell’oliveto, alla disponibilità di manodopera e al livello di meccanizzazione), è in generale corretta quando si garantisce un buon equilibrio tra numero di germogli di media lunghezza (20-60 cm) sui rami misti, che daranno una buona produzione nell’anno successivo, e un limitato sviluppo di succhioni. Interventi di potatura troppo intensi stimolano un forte germogliamento su rami vigorosi e riducono l’attività produttiva, portando ad un diffuso indebolimento dell’albero nel tempo.

Strumenti per la potatura

L’uso di attrezzature che agevolano la potatura consente di eseguire tutte le operazioni da terra, lavorando quindi in modo rapido e sicuro (riduzione dei rischi legati a cadute da scale o alberi). Esistono in commercio attrezzi elettrici o ad aria compressa che consentono di risparmiare notevolmente sui tempi di esecuzione della potatura: sono state registrate riduzioni del 20-40% a seconda dell’attrezzatura e della tecnica utilizzata e in base alla dimensione e forma di allevamento delle piante.
Infine, per ridurre il rischio di infortuni durante le operazioni di potatura, gli addetti dovrebbero indossare i dispositivi di protezione individuale (casco, occhiali, guanti e pantaloni antitaglio, scarponi, cuffie, ecc). La sicurezza degli operatori in ambito agricolo è un aspetto molto spesso sottovalutato, ma va ricordato che l’uso dei dispositivi di protezione individuale è obbligatorio nelle aziende agricole e fortemente consigliato per gli hobbisti.

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