L'arca olearia
Tutta colpa della CBS! La filiera olivicolo-olearia bussa cassa al governo Renzi
Secondo tutte le associazioni della filiera olivicolo-olearia “alcune affermazioni nel servizio della CBS potrebbero trarre in inganno il consumatore statunitense”, quindi facendolo allontanare dal Made in Italy. La soluzione è la richiesta di fondi nell'ambito del programma promozionale “The extraordinary italian taste”
29 gennaio 2016 | Alberto Grimelli
Il 25 gennaio scorso tutte le sigle sindacali e associazionistiche del mondo olivicolo oleario (Aifo, Aipo, Assitol, Assofrantoi, Cno, Federolio, Unapol, Unasco e Unaprol), hanno scritto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro dell'agricoltura Maurizio Martina, al Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi e al Direttore generale dell'ICE Roberto Luongo.
La filiera olivicolo-olearia ha scomodato quindi pezzi da novanta del nostro esecutivo per lamentarsi di un servizio della CBS, più nello specifico quello andato in onda il 3 gennaio scorso dedicato all'agromafia.
Secondo le associazioni “... chi, come il consumatore americano ha stili e abitudini alimentari diversi e non è storicamente educato alla cultura del vero cibo di qualità italiano, potrebbe essere indotto ad accettare un'equazione del tipo: “quelli italiani sono prodotti anche commerciati dalla mafia, che realizza guadagni superiori a quelli del traffico di droga. Ergo: per essere più sicuri, comprate cibi americani...”
E ancora: “Alcune affermazioni contenute nel servizio della CBS, montate con una sequenza più interessata alla ricerca sensazionalistica della frode, che invece a scongiurare il danno arrecato al vero made in Italy, potrebbero trarre in inganno il consumatore statunitense che, in questo modo, si disaffezionerebbe nei confronti dei prodotti agricoli made in o product of Italy...”
Le associazioni si lamentano, insomma, col governo italiano, di un possibile e potenziale danno rispetto all'export dell'olio “made in” o “product of”. Senza fare distinzione fra l'uno e l'altro.
E' evidente che i rappresentanti delle associazioni sanno che il governo italiano non ha poteri di intervento sulla stampa americana, né in questo caso né per il futuro, e quindi la semplice lamentela sarebbe sterile, pur toccando un tasto molto sensibile per l'attuale governo. L'esecutivo Renzi, da diversi mesi, si è dato come obiettivo i 50 miliardi di export agroalimentare entro pochi anni e la sottile minaccia di una potenziale riduzione dell'export oleario potrebbe rendere più attenti gli esponenti dell'esecutivo alle richieste, poco sotto enunciate.
La filiera olivicolo-olearia, infatti, chiede soldi per promozionare l'extra vergine che viene esportato dall'Italia agli Stati Uniti. Il tutto è elegantemente riassunto in poche frasi: “... siamo a chiedere un intervento tempestivo e coordinato a difesa degli interessi delle imprese italiane...” e quindi “L'intervento auspicato potrebbe trovare forma e sostanza nell'ambito del programma “The extraordinary italian taste” in USA e Canada con l'intento di difendere il prestigio di tutti i prodotti esportati dal nostro comparto verso quei Paesi.”
Le associazioni, in soldoni (è proprio il caso di dirlo), chiedono un aumento del budget dedicato all'olio d'oliva nell'ambito del programma di promozione che è stato finanziato dal governo con qualche decina di milioni di euro e che ha visto la sua overtoure con lo spot di Gabriele Muccino.
Chi avrebbe maggiore giovamento dall'accoglimento di queste richieste? Lo spiegano le stesse associazioni nella lettera: “l'Italia esporta regolarmente ogni anno oltre 400.000 tonnellate di oli da olive confezionati (di cui oltre il 75% blend comunitari realizzati in Italia)...”
I maggiori beneficiari di un simile investimento sarebbero quindi gli industriali e gli imbottigliatori che potrebbero quindi alleggerire i loro bilanci da ingenti investimenti promozionali per tentare di recuperare quote di mercato che l'Italia sta comunque perdendo.
Non credo al Ministero delle politiche agricole possa sfuggire (il convegno l'aveva organizzato proprio il Mipaaf) il dato presentato a Milano durante Expo dall'allora direttore esecutivo del Coi, Jean Luis Barjol, che evidenzia come la Spagna abbia un trend positivo nelle vendite di olio confezionato negli Usa ormai da tempo mentre l'Italia, dopo un picco nel 2011/12, è tornata sui livelli del 2006/2007.

L'attuale lettera delle associazioni olivicolo-olearie, molto opportunamente, non fa riferimento all'olio sfuso venduto negli Stati Uniti dove l'Italia gioca un ruolo da comprimario di fronte all'escalation spagnola.

L'interpretazione data dal direttore esecutivo del Coi è la seguente: “gli americani fanno quello che faceva l'Italia tanti anni fa. Importano olio raffinato, lo miscelano e lo promuovono con nomi di fantasia.”
Diciamoci la verità, la CBS non c'entra proprio nulla con il calo delle vendite, presente e futuro, ma è un comodo alibi per mascherare la perdita di competitività di imprese italiane.
A proposito, quali imprese italiane? Quelle che hanno aperto succursali in Usa, facendo là investimenti, creando là posti di lavoro e pagando là le tasse? Perchè dovremmo finanziare queste realtà, che a tutti gli effetti considero estere, con i soldi delle tasse dei cittadini italiani?
C'è poi un'altra questione, niente affatto secondaria. Per anni, negli Stati Uniti e altrove, siamo andati a spiegare, o almeno ci abbiamo provato, la differenza tra “Made in” e “Product of” Italy. Nella lettera i due prodotti vengono messi sullo stesso piano. Ancor peggio, facendo riferimento ad entrambi, si parla di “vero cibo di qualità italiano”. Sarò sicuramente maligno e prevenuto ma mi sovviene in mente un punto programmatico della lettera inviata dal Presidente di Federolio ai soci, quando parla di “...ottenimento del riconoscimento e della tutela in varie forme dell’”italianità” della operatività del settore del commercio e del confezionamento dell’olio di oliva...”
Obiettivo raggiunto: i miei complimenti ad Assitol e Federolio.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Resa del primo olio extravergine di oliva al 14%, Sicilia e Puglia fanno partire la campagna olearia
Nei primi quindici giorni di settembre prodotte 98 tonnellate di olio extravergine di oliva nuovo secondo i dati Sian. Le prime frangiture in sei province: Trapani, Ragusa e Siracusa, oltre a Barletta-Andria-Trani, Lecce e Foggia
17 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Il microbiota delle olive: un fattore nascosto che cambia l'olio extravergine di oliva
L'attività microbiologica sulla superficie delle olive durante l'estrazione influenza in modo significativo la composizione chimica e le caratteristiche sensoriali dell'olio extra vergine. Olio proveniente da olive contaminate presenta meno volatili C5, più volatili C6, meno clorofille, pheophytins e xantofille, e una riduzione dei polifenoli
17 settembre 2026 | 12:00
L'arca olearia
Frantoio e residui di fitofarmaci: quanto conta la tecnica di estrazione dell’olio?
Il destino dei residui di pesticidi non si esaurisce in campo. Durante la trasformazione delle olive in olio entrano in gioco contenuto d’acqua, resa di estrazione, sistema centrifugo e proprietà chimico-fisiche delle molecole. Il passaggio da oliva a olio può ridurre alcuni residui ma trasferirne altri nella fase oleosa
16 settembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
La nuova frontiera per oliveti più produttivi con brassinolidi, silicio nano e micorrize
Uno studio condotto su olivi in piena produzione dimostra che l'uso combinato di questi tre biostimolanti aumenta la concentrazione di azoto, fosforo e potassio nelle foglie, incrementa la resa per pianta, la percentuale di olio e il contenuto di antocianine nei frutti. Ecco cosa devono sapere i produttori
16 settembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Il consumatore ama l’olio extravergine di oliva, ma non sa riconoscerlo: cosa devono fare i produttori per colmare il divario
Una ricerca su 516 consumatori italiani rivela che l’olio extravergine è protagonista assoluto della dieta, ma le convinzioni sulla qualità restano spesso lontane dagli indicatori scientifici. La dolcezza viene ancora associata alla qualità più di amaro e piccante. Per i produttori si apre una sfida di comunicazione e formazione sensoriale
15 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Con i campi elettrici pulsati più aroma verde nell’olio extravergine d'oliva
Il trattamento a campi elettrici pulsati modifica l’evoluzione dei composti volatili durante l’estrazione dell’olio, favorendo la via enzimatica della lipossigenasi e limitando i fenomeni di autossidazione. Uno studio ha rilevato un incremento del 48,4% del composto (E)-2-esenale, associato alle note verdi
15 settembre 2026 | 12:00
Vincenzo Nisio
30 gennaio 2016 ore 10:31Quella rappresentata è indubbiamente la realtà. Se la Spagna ha un trend positivo nelle vendite già da qualche anno è perché già da qualche anno c'è chi aggredisce l'Italia dell'olio (e non solo) indisturbato e in più di qualche occasione coadiuvato addirittura da chi dovrebbe fare gli interessi del Paese, da chi dovrebbe difenderci, difendere il Made in.
La lettera non sortirà alcun effetto, ormai il danno è fatto, la CBS ha detto quello che doveva dire e gli americani hanno recepito bene. Il governo non ha battuto ciglio ed è questo che, personalmente, mi fa incazzare. Tutto quello che succederà servirà a ben poco, lo si doveva dire subito e ad alta voce che quello passato in onda era un attacco violento e falso sull'olio italiano.
Sul resto, nulla da eccepire.