L'arca olearia

Utilizzare sansa e acque di vegetazione per la produzione di bioetanolo

La ricerca del Politecnico di Torino si è concentrata sull'utilizzo dei reflui oleari per la produzione del combustibile green del futuro, in linea con le linee guida agroenergetiche che prevedono l'utilizzo di scarti, e non di materie prime, per la produzione energetica

17 dicembre 2015 | R. T.

Il bioetanolo è una delle fonti energetiche più promettenti, e anche più green, che ci viene offerta dallo spettro delle energie rinnovabili.

Il bioetanolo può essere utilizzato come alternativa ai prodotti derivati dal petrolio, ma la produzione da materie prime utilizzabili a scopo alimentare, come mais o canna da zucchero, può determinare squilibri economici, sociali e ambientali che sono antitetici ai nobili scopi per cui si propone l'introduzione delle energie alternative.

E' questa la ragione per cui si guarda con sempre maggiore interesse ai rifiuti agroalimentari comew substrati per la produzione di bioetanolo a seguito di una fermentazione anaerobica.

I reflui oleari, intesi sia come sansa sia come acque di vegetazione, sono sottoprodotti diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo, dove la coltura dell'olivo è particolarmente diffusa.

E' noto che la sansa è ricca di lignina e altri materiali da cellulosa.

Il Politecnico di Torino ha valutato la quantità di idrogeno e bioetanolo che potrebbe essere estratta da una miscela di acque di vegetazione e sansa dopo la fermentazione anaerobica dovuta a Saccharomyces cerevisiae.

I reflui oleari, prima di essere sottoposti a fermentazione, sono stati pretrattati in diversi modi: pre-trattamento a ultrasuoni, pretrattamento di base e addizione con carbonato di calcio.

I diversi metodi sono stati testati per aumentare la concentrazione di glucosio e, di conseguenza, la produzione di bioetanolo e idrogeno nel mezzo di reazione e per diminuire il contenuto di polifenoli, presenti soprattutto nelle acque di vegetazione, con effetto inibitorio.

Tutti i pretrattamenti sotto esame hanno mostrato di migliorare la concentrazione di bioetanolo e idrogeno al termine della fermentazione, anche se sono soprattutto i trattamenti con ultrasuoni e quello di base ad aver garantito alla migliore efficienza, come produzione di bioetanolo e idrogeno.

Questi due pretrattamenti hanno contribuito alla idrolisi della cellulosa e lignina, aumentando gli zuccheri solubili, in particolare il glucosio, contenuto nella miscela di reazione.

L'utilizzo di carbonato di calcio, invece, ha come effetto solo la diminuzione della concetrazione di polifenoli che però inibiscono la fermentazione mediata da S. cerevisiae.

Bibliografia

Federico Battista, Giuseppe Mancini, Bernardo Ruggeri, Debora Fino, Selection of the best pretreatment for hydrogen and bioethanol production from olive oil waste products, Renewable Energy, Volume 88, April 2016, Pages 401-407, ISSN 0960-1481

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

L’olio di oliva e l’analisi NMR al centro dei lavori del Gruppo Oscar

La tecnica della risonanza magnetica nucleare è ormai matura ed è un sistema scientifico di autenticazione degli oli extravergine di oliva. Non solo origine geografica, si possono estrapolare molte informazioni

10 maggio 2026 | 12:00 | Giosetta Ciuffa

L'arca olearia

Le fasi critiche nello sviluppo dell'oliva e l'influenza della luce

Ombreggiamenti temporanei possano alterare profondamente il profilo fenolico, la composizione acidica e la stabilità ossidativa dell’olio. Ruolo determinante delle prime fasi di sviluppo dell'oliva nella biosintesi dei composti fenolici e nell’accumulo di acido oleico

08 maggio 2026 | 16:00

L'arca olearia

Impatto climatico sui composti bioattivi e profilo acidico dell’olio d’oliva da nuovi genotipi di olivo in Italia Centrale

Uno studio condotto dal CNR su cinque nuovi genotipi di olivo selezionati in Umbria ha valutato per due annate consequenziali l’influenza del genotipo, dell’epoca di raccolta e delle condizioni pedoclimatiche sulla qualità chimica e nutrizionale dell’olio extra vergine di oliva

08 maggio 2026 | 15:00

L'arca olearia

Acido jasmonico e acido salicilico nella difesa dell’olivo: induzione di resistenza contro la mosca delle olive

L’applicazione combinata di acido jasmonico e acido salicilico è in grado di incrementare le difese biochimiche della pianta, riducendo significativamente l’infestazione del fitofago e migliorando alcuni parametri qualitativi dell’olio

08 maggio 2026 | 14:00

L'arca olearia

Tolleranza ai raggi UV-B nel polline di olivo: un meccanismo cultivar-dipendente

La radiazione ultravioletta B (UV-B) rappresenta una minaccia significativa. La tolleranza a questo stress non è legata a un singolo fattore, ma a una complessa orchestrazione di risposte biochimiche e molecolari.

08 maggio 2026 | 13:00

L'arca olearia

Olio extravergine d’oliva, quattro cucchiai al giorno per invecchiare meglio

Il ruolo protettivo dell’extravergine sulla qualità della vita fisica negli adulti maturi e anziani. Tra riduzione del dolore, mantenimento della funzionalità e proprietà antinfiammatorie, l’olio si conferma asset strategico della dieta mediterranea

07 maggio 2026 | 16:00