L'arca olearia
Consumo di olio d'oliva in Asia, c'è chi sale e chi scende
Il Giappone conferma di essersi innamorato dell'olio di oliva con una crescita delle importazioni dell'86% dal 2008/2009. Segnali poco incoraggianti, invece, dalla Corea. La Spagna leader in entrambi i mercati
12 novembre 2015 | T N
Dopo la rincorsa e il testa a testa dello scorso anno, la Spagna si assicura la leadership del mercato giapponese dell'olio d'oliva, con il 54% delle importazioni nel paese del Sol Levante, contro il 41% dell'Italia, secondo i dati Coi. Nel 2008/2009 era l'Italia ad avere il 52% del mercato, contro il 40% iberico.
Il mercato giapponese non solo è considerato non solo ricco ma anche con enormi potenzialità. E' questa la ragione per cui la Spagna ha investito molto qui negli ultimi anni, non a torto visto che dal 2008/09 le importazioni sono cresciute dell'86%, da 33 mila a quasi 62 mila tonnellate. Anche il 2014/15 ha fatto segnare una crescita sostanziosa, +10%, rendendo un unicum la discesa del 2010/2011.
Da notare che il mercato giapponese dell'olio resta saldamente in mano agli europei, col 96%, mentre il 4% restante viene soprattutto dalla Turchia, col 3%, in calo di 3 punti rispetto al 2008/09.

In Giappone, come del resto in Corea, mercato che esamineremo tra poco, è l'olio vergine di oliva a dominare la scena, con più del 70%. Posizioni invertite, invece, tra Giappone e Corea per gli altri due oli d'oliva. Il 25% del mercato giapponese è presidiato dall'olio d'oliva e il 5% dall'olio di sansa. In Corea l'olio di oliva ha il 9% del mercato, contro il 19% dell'olio di sansa.
Altra differenza tra i due mercati la discesa subita dalle importazioni coreane nel 2014/15, diminuite del 7%. Il consumo di oli d'oliva in Corea è di 16 mila tonnellate. Gli operatori sperano sia solo una battuta d'arresto, similmente al Giappone nel 2010/2011, anche considerato il buon trend dal 2008/2009 quando la corea importava 9500 tonnellate di oli d'oliva. Se in Giappone il mercato vede due player prevalenti, in Corea l'olio spagnolo ha il 71% del mercato, l'Italia ha il 25%. Terzo posto per la Turchia col 2%.
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