L'arca olearia
La vigoria dell'olivo e la risposta alla potatura, meccanica e manuale, in oliveti ad alta densità
La potatura rappresenta la seconda voce di costo per le aziende olivicole, dopo la raccolta. La possibilità di meccanizzare il processo, in oliveti ad alta densità, permette un significativo risparmio dei costi ma, per alcune cultivar, a costo di decrementi produttivi e aumento dell'alternanza
16 ottobre 2015 | Gaetano Alessandro Vivaldi, Salvatore Camposeo
La risposta alla potatura meccanica e manuale di 15 varietà di olivo allevate con il sistema ad alta densità è stata valutata nel campo sperimentale di Valenzano del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Questo nuovo sistema colturale, che prevede oltre 1.200 alberi per ettaro, è caratterizzato da una consistente riduzione dei costi di produzione grazie anche alla meccanizzazione delle principali operazioni colturali (dalla messa a dimora delle piantine sino alla raccolta) (Camposeo et al., 2008). In tali impianti la potatura, operazione colturale che incide pesantemente sui costi di gestione dell’oliveto, è quasi totalmente meccanizzata perché il concetto di albero è sostituito da quello di parete continua. Infatti, le operazioni di potatura si possono riassumere in:
- Topping
- Hedging
- Trimming (spollonatura)
- Thinning (diradamento)

Il topping ha lo scopo di limitare la chioma in altezza fino a raggiungere circa 2,5-2,7 m (Fig. 1a). L’hedging ha l’obiettivo di limitare la chioma in larghezza sino al raggiungimento di 1,5-2,0 m (Fig. 1b). La splollonatura, invece, prevede l’eliminazione delle branchette che la macchina raccoglitrice non riesce ad intercettare e che di solito sono posizionate a 50-70 cm dal piano di campagna (Fig. 1c). Infine, il diradamento prevede la potatura manuale di branchette con calibro superiore a 4 cm di diametro posizionate trasversalmente alla fila e che potrebbero causare danni alla raccoglitrice meccanica (Fig. 1d). Quest’ultimo tipo di potatura potrebbe essere completamente sostituito da hedging effettuato ogni tre anni lasciando circa 15-20 cm di chioma dall’asse principale; tuttavia questa operazione è ancora in fase di sperimentazione. Le prime due operazioni sopra riportate sono effettuate mediante l’uso di dischi rotanti già utilizzati in altri impianti frutticoli. La terza invece è praticata meccanicamente mediante l’uso di una barra falciante. Modalità, tempi e frequenza di esecuzione di queste operazioni dipendono dall’età dell’impianto, dal comportamento varietale e dalle condizioni pedo-climatiche, ma principalmente dipendono dal vigore del genotipo coltivato.
La prova è durata 3 anni (2011-2013) ed è stata effettuata in un impianto messo a dimora nel 2006. Il piano di potatura effettuato è riportato in tabella 1.

L’oliveto con sesto d’impianto 4,0 m x 1,5 m (1.667 albero per ettaro) con orientamento nord-sud prevedeva un sistema di allevamento ad asse centrale. Lo scopo di questa ricerca, è stato quello di valutare la risposta vegetativa e produttiva alla potatura delle seguenti varietà: Arbequina, Arbosana, Carolea, Cima di Bitonto, Coratina, Don Carlo, Frantoio, Fs-17, I-77, Koroneiki, Leccino, Maurino, Nociara, Peranzana e Urano.
I risultati ottenuti in questa sperimentazione hanno evidenziato una diversa risposta varietale alla potatura. In particolare, considerando come parametro di riferimento la biomassa totale asportata per albero (BTA) (Fig. 2), durante il primo anno Coratina, Cima di Bitonto, Fs-17, Leccino, Koroneiki, Frantoio e I/77 hanno mostrato valori tra 3,2 e 4,2 kg; Carolea ha raggiunto 5,0 kg mentre per le restanti cultivar i valori di BTA sono stati 1,6 kg (Peranzana), 2,2 kg (Arbequina) ed infine Arbosana con il valore più basso di 0,8 kg. Durante il secondo anno di sperimentazione Carolea ha mostrato ancora i valori di BTA più elevati (1,7 kg), Frantoio, Cima di Bitonto e Koroneiki valori tra 1,0 e 1,4 kg mentre le restanti cultivar hanno mostrato valori inferiori a 1,0 kg con Peranzana che ha raggiunto il valore più basso di 0,4 kg. Infine, durante il 2013, la BTA di Coratina e Urano ha raggiunto i valori più elevati (6,8 e 5,3 kg rispettivamente), seguiti da Leccino, Frantoio e Cima di Bitonto (5,2-5,0 e 4,8 kg rispettivamente). Le restanti cultivar hanno prodotto una BTA di 2,0 kg (I-77), 3,9 kg (Koroneiki) ed infine Arbosana ancora una volta ha evidenziato i valori più bassi con 1,5 kg.

Fig. 2: Biomassa totale asportata nei tre anni di sperimentazione per ogni cultivar considerata.
La figura 3 mostra le produzioni per albero ottenute durante i tre anni di sperimentazione. Nel 2011 Arbequina, Arbosana, Koroneiki e Maurino hanno mostrato i valori di produzione più elevata (in media 6,4 kg) seguite da Peranzana, Nociara e Urano (in media 4,0 kg). Tutte le altre varietà hanno mostrato valori ampiamente al disotto della soglia di convenienza economica per tali impianti. Nel 2012, Arbequina e Arbosana si sono mostrate le varietà più produttive con 5,8 e 4,8 kg seguite rispettivamente da Don Carlo e Nociara con 4,0 e 3,5 kg, mentre Koroneiki e Urano hanno ridotto drasticamente la loro produzione con valori di circa 1,0 kg. Nel 2013, Koroneiki torna a produrre circa 6,8 kg mostrando i valori più elevati tra tutte le cultivar seguita da Don Carlo, Arbosana e Arbequina (5,0-4,6 e 4,5 kg rispettivamente). Nociara e Peranzana hanno mostrato una produzione di 3,5 e 2,3 kg infine Coratina, Frantoio Fs-17, I-77, Leccino, Maurino e Urano non superano mediamente la produzione di 1,0 kg.

Fig.3: Produzione totale per albero nei tre anni di sperimentazione per ogni cultivar considerata.
Il vigore della cultivar rappresenta il key factor dell’adattabilità di una cultivar a tale modello. Infatti, in impianti di olivo ad alta densità, l’intera chioma necessità di una gestione oculata per consentire produzioni di buon livello (5,0 kg per albero), ed il rispetto dei requisiti di altezza e larghezza della chioma necessari per effettuare la raccolta meccanica (2,5 m di altezza e 1,5 m di larghezza). Quando la chioma eccede questi limiti, si osserva un decremento della produzione a causa del reciproco ombreggiamento generato da file contigue (Gómez-del-Campo et al., 2009).
Dopo la potatura, la produzione delle cultivar a medio-basso vigore (Arbequina, Arbosana, Nociara e Peranzana) non ha subito variazioni significative negli anni. Al contrario, le performance produttive delle varietà più vigorose sono state inadeguate, mostrando una risposta non molto chiara alla potatura. La rimozione delle branchette periferiche con hedding e il topping hanno ridotto il volume della chioma ma hanno incrementato la schiusura delle gemme a legno e la crescita dei germogli, mentre la competizione tra vegetazione e attività riproduttiva ha ridotto la produzione totale, specialmente delle varietà a medio alto vigore (Tombesi and Farinelli, 2011). Il comportamento di Arbequina ed Arbosana ha dimostrato che le due cultivar non entrano in alternanza, mantenendo elevati livelli produttivi vicini a 5,0 kg per albero così come richiesto per gli impianti ad alta densità. Nociara e Peranzana hanno mostrato un comportamento simile ma la produzione non è mai andata oltre i 4,0 kg per albero. La produttività, in termini di livelli e di costanza, delle varietà che si adattano al modello ad alta densità, Arbequina, Arbosana e Koroneiki, non dipende dalla biomassa asportata. Queste cultivar investono meno in strutture permanenti, producono più branchette con diametro di pochissimi centimetri e più rami fruttiferi per unità di volume di chioma, così come riportato in altri lavori (Rosati et al., 2013). Al contrario, le varietà italiane sono strettamente e negativamente correlate dalla quantità di biomassa potata: infatti, queste producono un minor numero di branchette fruttifere con un diametro superiore e più lunghe, con le branchette fruttifere concentrate alla periferia della chioma.
In conclusione, dal punto di vista produttivo, la chioma delle varietà a medio-basso vigore come Arbequina, Arbosana e Koroneiki può essere controllata con successo con la potatura manuale e meccanica, mentre quella delle varietà a medio-alto vigore richiede interventi di potatura, in particolare l’hedging, per il controllo della chioma, operazione che compromette la costanza ed i livelli produttivi.
Il lavoro completo è reperibile al link: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304423815300261
Bibliografia
Camposeo, S., Ferrara, G., Palasciano, M., Godini, A., 2008. Varietal behaviour according to the superintensive olive culture training system. Acta Hort. 791, 171–274.
Gómez-del-Campo, M., Centeno, A., Connor, D.J., 2009. Yield determination in olive hedgerow orchards. I. yield and profiles of yield components in north–south and east–west oriented hedgerows. Crop. Pasture Sci. 60 (5), 434–442.
Tombesi, S., Farinelli, D., 2011. Relationship among shoot productivity, light penetration in the canopy and tree light interception in super-high intensive olive orchards. Olivebioteq 2011, Chania, Greece, 31 October-4 November 2011.
Rosati, A., Paoletti, A., Caporali, S., Perri, E., 2013. The role of tree architecture in super high density olive orchards. Sci. Hortic. 161, 24–29.
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Domenico Musicco
17 ottobre 2015 ore 20:59Forse sono antico, probabilmente non sono adeguato a tale innovazione, ma credo che siamo oltre ogni possibile "possibilità".
Questa COSA è come unipermercato !! Gli Ulivi hanno bisogno di altro e per fare l'Olio bisogna metterci Passione e Amore !
Questo è roba per fare le siepi !
Scusate, ma non faccio parte della grossa distribuzione !