L'arca olearia
Le previsioni per la campagna olivicolo-olearia 2015/16: passerà alla storia
Per il secondo anno di fila la produzione mondiale sarà inferiore alla domanda di olio d'oliva, senza neanche le scorte a poter attutire il colpo. Spagna e Italia recuperano ma non brillano. La Tunisia farà i conti con una campagna dimezzata. Sorridono i greci. Possibili tensioni sul fronte dei prezzi
23 settembre 2015 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia
Dopo che il 2014/15 ci ha consegnato la campagna olearia più magra per l'Italia dal dopoguerra, con meno di 200 mila tonnellate prodotte, e la fine del mito della Spagna icrollabile, con la sua produzione che non ha toccato le 900 mila tonnellate, la campagna olearia 2015/16 doveva essere quella del riscatto e dell'abbondanza.
Così non sarà.
In ripresa, netta, le produzioni in Spagna e Italia ma senza exploit e fuochi d'artificio. Sarà un'annata di mezza carica in entrambe le nazioni.
In Italia abbiamo previsto una produzione oscillante tra le 300 e le 330 mila tonnellate. L'andamento climatico delle prossime settimane influenzerà il grado di inolizione, senza contare i possibili, ma mai auspicati, eventi atmosferici avversi.
A dominare la scena, un'altra volta, la Puglia con una produzione di 135 mila tonnellate. Anno di carica, il quarto consecutivo, per il nord barese. Coratina e Ogliarola non mancheranno. Meno positiva la situazione nel Gargano. Qualche pioggia eccezionale e qualche grandinata ha falcidiato oliveti. Analoga situazione in alcune aree dell'alto Salento. Dopo l'anno di scarica e la paura Xylella, però, dovrebbe essere una buona annata per il tacco d'Italia.
La seconda Regione olivicola italiana si riprenderà lo scettro senza se e senza ma. In Calabria, quasi dappertutto, è annata di carica, specie per la Carolea, cultivar regina della Regione. Le 70 mila tonnellate previste la mettono saldamente al secondo posto.
Terza piazza per la Sicilia, con 40 mila tonnellate stimate. Situazione buona ovunque, tranne in qualche areale del catanese, colpito dalla grandine. Buona annata, però, sia nella pregiata area dei Monti Iblei sia nell'ovest dell'isola.
E' il Centro-Nord che risentirà maggiormente dell'ondata di calore in fase di fioritura/allegagione, della siccità estiva, unitamente al caldo africano, e di qualche evento climatico eccezionale che ha flagellato sia la costa tirrenica sia quella adriatica. Nel complesso si prospetta una campagna a macchia di leopardo con oliveti distanti qualche chilometro, ma a volte anche qualche centianio di metri, con situazioni produttive opposte.
Questo scenario fa propendere per un'annata non eccezionale, con valori produttivi intorno alle medie, se non inferiori, come per il Garda. Al contrario per l'area di Brisighella si prospetta una buona campagna. Toscana e Lazio continueranno a battagliare intorno alle 12-14 mila tonnellate, ampiamente superate dalla Campania, con produzione superiore alle 20 mila tonnellate.
Buona campagna in Liguria, dove si attendono 2000 tonnellate. Al contrario piange la Sardegna che, dopo aver sorriso l'anno passato (unica Regione col segno positivo), quest'anno segna il passo, anche per le piogge e grandinate di inizio settembre, con particolare riferimento al Medio Campidano.
Nessun problema evidenziato, invece, per la qualità dell'olio che si prospetta buona o molto buona. La mosca delle olive, infatti, ha colpito assai raramente, a causa delle ondate di caldo africano. In qualche area si segnalano olive molto asciutte a causa della siccità ma la situazione può rapidamente cambiare grazie a qualche pioggia.

In Spagna, dopo l'entusiasmo di inizio primavera, con la vista di interi oliveti coperti di fiori, la situazione è andata rapidamente mutando già a metà dell'estate. Ondate di caldo, durante la fioritura e allegagione, e perdurante siccità, in alcuni casi dalla primavera, hanno duramente influenzato il risultato produttivo dell'area olivicola spagnola: l'Andalusia. In particolare è l'area intorno a Jaen ad aver sopportato i maggiori disagi per caldo e siccità, così le maggiori ripercussioni sulla produzione. A salvarsi, con una campagna olearia discreta sia l'area di Siviglia sia quello di Toledo. Così pure l'Extramadura e la Catalogna. Ovviamente, per le zone interne della Spagna, resta l'incognita delle gelate precoci che possono compromettere la produzione, almeno quella di extra vergine.
Rispetto alle prime stime, basate sulla fioritura, che indicavano 1,4-1,5 milioni di tonnellate, le previsioni di produzioni si sono bruscamente ridotte nelle ultime settimane.
La Spagna produrrà quindi 1-1,2 milioni di tonnellate. Forbice piuttosto ampia, essenzialmente dovuta all'incognita dell'andamento climatico. Se perdurerà una stagione secca, le perdite si faranno più consistenti, altrimenti vi potrà essere un lieve recupero.
L'andamento climatico influenzerà in maniera determinante anche la qualità dell'olio. Nell'area di Jaen le olive appaiono molto sofferenti, con rapporto polpa/nocciolo assolutamente sfavorevole, con il rischio di avere un difetto di legno nell'olio.
In Grecia, dopo l'annata eccezionale dell'anno scorso, con una produzione di 300 mila tonnellate, si tornerà su livelli più usuali, di 250 mila tonnellate. E' Creta ad aver sofferto maggiormente dell'annata di scarica e delle ondate di calore, mentre l'area del Peloponneso mostra un'ottima campagna sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo.
Annata di scarica anche in Tunisia che produrrà non più di 150 mila tonnellate d'olio, dopo aver sfiorato le 300 mila lo scorso anno. Al nord, la regione della qualità, la campagna olearia si prospetta buona, con piogge arrivate al momento giusto e olive sane. Riduzione sia qualitativa sia quantitativa, invece, nel centro sud della Tunisia, in particolare nell'ara di Sfax. E' proprio il centro sud a essere la zona più vocata e produttiva, il che spiega la brusca frenata della produzione tunisina.
Campagna invece assolutamente regolare sia in Marocco, con una produzione di 90-100 mila tonnellate, sia in Portogallo, con 80-90 mila tonnellate. In Portogallo in particolare si assiste all'entrata in produzione dei nuovi oliveti, con Arbequina e Koroneiki che sembrano promettere oli di buona qualità.
Anche in Turchia ci si aspetta un'annata normale, con una produzione di 170-180 mila tonnellate.
La produzione mondiale di olio d'oliva sarà quindi inferiore a 3 milioni di tonnellate, per il secondo anno consecutivo, una situazione inaspettata per tutti gli operatori del settore. I 3 milioni di tonnellate sono infatti considerati la quota minima per avere equilibrio di mercato tra domanda e offerta.
A questa situazione si aggiunge la mancanza di stock. Le giacenze, a livello del bacino del Mediterraneo, potrebbero, all'inizio della campagna, essere inferiori alle 200 mila tonnellate, di cui circa la metà in Spagna.
Le giacenze, quindi, a differenza dell'anno passato, non potranno compensare la mancata produzione e quindi calmierare i prezzi. E' questa la ragione per cui, al momento, i listini si sono fermati. Più che fare incetta dell'olio rimasto sul mercato, i commercianti preferiscono assicurarsi quello di nuova produzione, con contratti di fornitura, a prezzi prefissati, per dicembre.
Stante la situazione è improbabile un tracollo dei prezzi nel medio periodo che permarranno sui livelli attuali.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Aggiungere acqua durante la frangitura peggiora resa e qualità dell’olio d'oliva
Uno studio sperimentale mette in discussione una pratica utilizzata nei frantoi per gestire paste particolarmente asciutte: l’aggiunta di acqua durante la frangitura. L’intervento non migliora l’estrazione e può ridurre significativamente polifenoli e pigmenti dell’olio extravergine di oliva
10 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Olio d'oliva: arriva il primo standard certificato per misure più accurate
L'Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale argentino (INTI) ha sviluppato un Materiale di Riferimento Certificato (CRM) per l'olio d'oliva vergine. Obiettivo: garantire l'affidabilità dei test
10 ottobre 2026 | 09:00
L'arca olearia
Oli monovarietali italiani: dalla chimica ai cluster sensoriali, un nuovo modello per riconoscere e valorizzare le cultivar
Ecco un approccio "olistico" che integra analisi sensoriale, composti fenolici, volatili e terpeni per distinguere gli oli monovarietali italiani. I risultati dello studio mostrano che nessun modello riesce a identificare la singola cultivar, ma è possibile raggruppare le cultivar in tre cluster sensoriali stabili
09 ottobre 2026 | 15:00
L'arca olearia
La mosca dell’olivo non vive solo nell’oliveto, si trova anche nei boschi
Monitorata la presenza di Bactrocera oleae lungo un gradiente uliveto-bosco: catture fino a 100 metri tra i pini, sporadiche a 300. Il microclima del bosco, più fresco dell’uliveto, sembra favorire la presenza del fitofago. Un’ipotesi di lavoro che apre scenari nuovi per la difesa integrata in un clima che cambia
09 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Oliveto superintensivo: nessuna cultivar è perfetta, la scelta dipende dalla strategia aziendale
Uno studio decennale condotto in Spagna su sei varietà mette in luce come composizione dell'olio e stabilità ossidativa siano guidate dal genotipo, ma fortemente modulate dall'andamento climatico annuale. Per gli olivicoltori la lezione è chiara: servono prove di lungo periodo prima di decidere cosa piantare
09 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Meteo, acqua e aroma dell’olio: come temperatura e piogge orientano il profilo volatile delle olive
La componente aromatica dell’olio extravergine non nasce soltanto in frantoio. Temperatura, disponibilità idrica, piogge durante la maturazione, stato di idratazione della drupa, cultivar e grado di maturazione condizionano il metabolismo che porta alla formazione di aldeidi, alcoli ed esteri responsabili delle note verdi, erbacee e fruttate
09 ottobre 2026 | 12:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati