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L’olio d’oliva e la nuova età dell’oro della cucina americana

L’olio d’oliva e la nuova età dell’oro della cucina americana

Dalle cene surgelate degli anni Cinquanta alla cucina raffinata e consapevole di oggi: la gastronomia americana ha attraversato cinque grandi fasi evolutive. In questo contesto, l’olio extravergine di oliva si sta ritagliando un ruolo da protagonista

16 giugno 2026 | 09:00 | T N

Secondo un’analisi pubblicata sulla rivista Rec. Agric. Food. Chem. (2026), a firma dello chef Niko Dhimitri, del Chilton Club Boston, la storia gastronomica americana è suddivisa in cinque periodi distinti.

Si parte dal Periodo dormiente (fine Ottocento – metà Novecento), dominato da cibo processato e prodotti industriali. In quegli anni, l’olio d’oliva era confinato quasi esclusivamente nelle comunità di immigrati italiani e greci.

Negli anni successivi, definiti “Secoli bui” (fine anni Cinquanta – primi Settanta), il picco del cibo industriale porta in tavola piatti surgelati, ingredienti artificiali e oli raffinati, con scarsa attenzione alla qualità e alla diversità culinaria.

La svolta: risveglio e illuminismo

La rinascita arriva tra metà degli anni Settanta e i primi Ottanta, con il movimento farm-to-table (dalla fattoria alla tavola) e l’influenza della dieta mediterranea. Gli americani scoprono ingredienti freschi e stagionali, e l’extravergine diventa finalmente un prodotto di qualità riconosciuta.

Nel successivo Periodo dell’Illuminismo (metà anni Ottanta – metà anni Novanta), cresce la consapevolezza dei consumatori sulle differenze di qualità tra gli oli, e aumentano le importazioni dall’Europa.

L’era attuale: raffinatezza e trasparenza

Dai primi anni Duemila, la gastronomia statunitense è entrata nel Periodo del Raffinamento: si cerca la tracciabilità, l’autenticità e il consumo salutistico. L’olio d’oliva non è più solo un grasso per cuocere, ma un elemento distintivo del sapore e un alimento funzionale, apprezzato per i suoi benefici sulla salute.

Il potenziale (ancora da esprimere) dell’olio greco

In questo scenario, l’olio extravergine greco – in particolare quello ottenuto dalla varietà Koroneiki, con il suo alto contenuto di polifenoli e il sapore deciso – ha tutte le carte in regola per emergere. La Grecia produce infatti una percentuale molto alta di extravergine puro, ma storicamente lo ha esportato soprattutto come prodotto sfuso.

Oggi, tuttavia, i produttori ellenici stanno puntando sempre più su certificazioni, branding e posizionamento premium nel mercato americano. Le sfide restano notevoli: saturazione del mercato, confusione del consumatore e pressioni climatiche. Ma con educazione, storytelling e promozione mirata, l’olio greco può conquistare un’identità forte nel nuovo panorama gastronomico degli Stati Uniti.

Bibliografia

Dhimitri, N. (2026). Back to basics, the new epoque of American gastronomy and the role of olive oil in it. Rec. Agric. Food. Chem., 6(SI), e26033818

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