L'arca olearia

Innovazione nell'inerbimento per incrementare la produzione e ridurre l'alternanza in olivicoltura

Sfatiamo qualche mito. L'incremento della fertilità del terreno, dovuto al mantenimento di un cotico erboso, porta a un aumento della produttività. Molti i vantaggi dell'inerbimento, specie se accostati all'utilizzo della fertirrigazione in associazione alla distribuzione di rizobatteri

11 settembre 2015 | Alberto Grimelli

Quando si pensa all'inerbimento permanente, generalmente si intravede subito il lato più problematico, ovvero la competizione idrica tra l'erba e gli olivi. Finchè gli olivi sono in fase giovanile questa competizione può effettivamente portare a un ritardo nell'entrata in produzione ma raggiunta la piena maturità, i benefici sono certamente maggiori dei potenziali svantaggi.

L'utilizzo dell'inerbimento, ancorchè temporaneo, è molto diffuso in altre realtà olivicole importanti, come la Spagna. Dalla fine degli anni 1970 erano già 20 mila gli ettari olivetati non lavorati. Questo perchè il Ministero dell'olivicoltura iberico, già nel 1962, dimostrò l'efficienza della gestione dell'oliveto tramite inerbimento e diserbo, evidenziando aumenti della produttività e attenuazione dell'alternanza.
In Spagna, su cultivar Manzanillo, è emerso, sulla base di sperimentazioni effettuate che a seguito di una copertura con leguminosa seminata e con erbe infestanti (inerbimento spontaneo) l’aumento dei contenuti di carbonio, azoto, fosforo e potassio è aumentato rispettivamente del 21, 27, 23 e 15% dopo un solo anno.

Da allora, in particolare dagli anni 2000, sono molte le prove scientifiche, anche in Italia, di come
l'inerbimento giovi all'oliveto.

L’inerbimento ha il pregio di aumentare il livello di sostanza organica, tendenzialmente carente nella maggior parte dei contesti produttivi, la quale, oltre a rappresentare una riserva di elementi nutritivi, migliora la struttura del terreno, con un aumento della porosità, del contenuto di aria e della capacità di ritenzione idrica. Sotto il profilo nutrizionale si deve considerare come gli acidi organici e altre sostanze emesse dalle radici delle essenze che compongono il cotico erboso migliorino la disponibilità e l’assorbimento di molti elementi minerali, in quanto dotati di azione chelante e complessante. Per questo motivo, nella realtà pratica capita sovente di osservare il superamento di fenomeni di carenza grazie al semplice passaggio dalla lavorazione al mantenimento del cotico erboso, il quale permette anche una più rapida traslocazione in profondità di elementi minerali quali fosforo e potassio, trattenuti dal potere assorbente del terreno.

E' quindi falso che l'inerbimento impoverisca l'oliveto, semmai il contrario.

Occorre, però, prestare alcune cautele e attenzioni. La concimazione dell'oliveto inerbito può essere effettuato solo mediante distribuzione superficiale. Allo scopo è necessario tenere presente, in particolare per fosforo e potassio, la necessità di anticipare la concimazione già a dicembre, onde lasciare il tempo alla flora spontanea di assorbire e traslocare gli elementi in profondità. E' utile ricordare, a tal fine, che rispetto a un suolo lavorato le radici dell'olivo risalgono molto più in superficie, assicurando una maggiore copertura e riducendo le perdite di fertilizzante.

E' vero, a fronte di un clima che cambia, che vi possono essere stagioni molto siccitose, durante le quali la competizione idrica tra inerbimento e olivo può portare da riduzioni produttive. E' anche vero, però, che il cambiamento del clima provoca, con maggiore frequenza, fenomeni estremi, le cosiddette bombe d'acqua, e che l'inerbimento può proteggere il suolo agrario dall'erosione.
Molto importante è anche l’aumento della portanza del terreno indotta dalla presenza del cotico erboso, la quale consente l’ingresso delle macchine nell'oliveto anche col terreno bagnato, in particolare durante il periodo di raccolta, senza che si verifichino dannosi fenomeni di calpestamento e compattazione.

Inerbimento, infine, non significa l'abbandono di pratiche agronomiche innovative per incrementare la produttività. Sempre in Spagna hanno sperimentato l'utilizzo di rizobatteri, distribuiti durante la fertirrigazione. In particolare è stato distribuito Bacillus polymyxa e un ceppo di lievito Saccharomyces cereivisea in aggiunta alla fertilizzazione standard aziendale. E' stata anche predisposta una tesi con il dimezzamento dei nutrienti. Il trattamento è stato effettuato a cadenza quindicinale, nella misura di 50 ml ad albero, dal 1 febbraio fino a fine giugno. E' stato riscontrato un aumento della densità delle foglie, dell'area fogliare e del numero di infiorescenze. E' stato inoltre riscontrato un aumento del contenuto in olio delle olive. Benefici, aumento della dimensione del frutto e del nocciolo, del peso del frutto e del rapporto polpa/nocciolo, anche nel caso del regime nutrizionale ridotto.
E' quindi falso che l'inerbimento sia una pratica agronomica facile e poco costosa. La gestione di un inerbimento temporaneo tramite diserbanti, pratica in uso in Spagna, è infatti facile ed economica ma potrebbe avere ripercussioni negativi, in termini di biodiversità dei micorganismi del suolo, con conseguenza negative sulla fertilità nel lungo termine. Lo sfalcio, poi, non è più economico di una lavorazione classica del terreno.
In conclusione è possibile affermare che l'inerbimento risulta una pratica agronomica fortemente consigliata per l'olivicoltura del Terzo Millennio ma va gestita adeguatamente, ovvero tenendo conto dei fenomeni di mediazione del cotico erboso rispetto a disponibilità di elementi minerali e acqua.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Occhio di pavone dell’olivo: riconoscerlo e gestirlo al meglio

L’occhio di pavone è la malattia fungina più diffusa e temuta negli oliveti italiani e mediterranei. Le conseguenze possono essere gravi: defogliazione, deperimento della pianta e calo di produzione. In questo articolo vedremo come riconoscere i sintomi, comprendere il ciclo biologico del patogeno e impostare una strategia di difesa efficace, integrata e sostenibile

14 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Olio d'oliva da raccolta anticipata: dove nascono il verde, l’amaro e il piccante

Il profilo organolettico dipende dall’interazione fra maturazione della drupa, rapporto polpa/nocciolo, attività enzimatica e patrimonio fenolico. Comprendere questi meccanismi permette all’olivicoltore di scegliere il momento di raccolta in funzione dell’olio che vuole ottenere

13 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Raccolta delle olive meccanica vs manuale: stato attuale e futuro

La scelta tra raccolta manuale e meccanica è oggi una delle decisioni più strategiche per l’olivicoltore. Se da un lato la raccolta a mano garantisce delicatezza e selezione, dall’altro la meccanizzazione riduce i costi e accelera le operazioni. Ecco prestazioni e criticità delle due tecniche

12 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Le rese in olio al frantoio in Italia tornano in media: 11% ai primi di ottobre. Eccezioni in Calabria e Liguria

Al 5 ottobre le olive molite a livello nazionale ammontano a 9.809 tonnellate, con una produzione di olio pari a 1.111 tonnellate e una resa media nazionale dell'11,33%. Il confronto con le rese medie storiche di ottobre evidenzia come la campagna in corso si collochi su valori generalmente in linea, o lievemente inferiori, rispetto alle annate precedenti

12 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Giacenze di olio extravergine di oliva italiano a 82 mila tonnellate: la filiera rischia il blocco

Si confermano le previsioni di Teatro Naturale che ipotizzava scorte a 80 mila tonnellate a fine campagna olearia. E' da evitare il panico, si può prefigurare uno scenario simile al 2021. Occorre solo evitare la trappola finanziaria per frantoi e imbottigliatori

12 ottobre 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

L'arca olearia

Irrigare l’oliveto intensivo: benefici produttivi e costi ambientali. Cosa insegna la ricerca sul modello Arbequina

Uno studio decennale condotto su larga scala su cultivar Arbequina ha analizzato gli effetti dell’irrigazione sulle caratteristiche del frutto, sul lavoro dei frantoi e sull’impronta idrica. I risultati mostrano che l’irrigazione aumenta la resa per ettaro, ma riduce il contenuto di grasso sul peso fresco e peggiora le prestazioni ambientali legate al consumo di acqua blu

11 ottobre 2026 | 11:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

lorenzo adinolfi

26 settembre 2015 ore 14:04

Dove posso acquistare Bacillus polymyxa e il ceppo di lievito Saccharomyces cereivisea? Ho un oliveto con piante di 18 anni e da tempo pratico l'inerbimento.
grazie