L'arca olearia
La pacciamatura è una valida alternativa alla classica gestione del suolo dell'oliveto
La lavorazione del terreno, specie in ambienti collinari, è sconsigliabile per ragioni economiche, agronomiche e ambientali. La competizione idrica con le infestanti può però ridurre l'accrescimento delle giovani piante, ritardando l'entrata in produzione. Quali risultati si possono ottenere con la pacciamatura?
03 aprile 2015 | Enrico Maria Lodolini
In ambienti collinari, l’utilizzo dell’inerbimento nell’oliveto è di fondamentale importanza per prevenire fenomeni di erosione del suolo, incrementare il contenuto di sostanza organica e evitare la lisciviazione degli elementi nutritivi.
Uno dei momenti più critici è sicuramente rappresentato dai primi anni post-impianto. In questa fase è necessario ridurre la competizione idrica e nutrizionale tra le giovani piante di olivo e le erbe spontanee in modo da assicurare un accrescimento rapido degli olivi e anticipare l’entrata in produzione. La tecnica colturale tradizionale, non conservativa, prevedeva la lavorazione totale del terreno oppure l’applicazione del diserbo chimico. Entrambe queste pratiche non sono però più sostenibili dal punto di vista agronomico, economico e ambientale per l’elevato rischio di fenomeni di erosione e per l’eccessivo utilizzo di prodotti di sintesi.
La moderna strategia colturale deve prevedere una gestione differenziata del suolo nell’interfilare e nelle immediate vicinanze delle giovani piante di olivo. In particolare, è possibile favorire la formazione dell’inerbimento (spontaneo o seminato con miscugli specifici) nella porzione centrale dell’interfila, che è la zona non ancora esplorata dalle radici dell’olivo e procedere invece alla eliminazione delle erbe spontanee con lavorazione o diserbo localizzato sotto la pianta (nel caso di basse densità d’impianto) o nel sotto fila (in caso di impianti al alta densità) per ridurre la competizione idrico-nutrizionale. In quest’ottica, una valida alternativa alle lavorazioni o al controllo chimico localizzato può essere rappresentata dall’utilizzo della pacciamatura.
La pacciamatura lungo la fila è una tecnica agronomica fortemente consigliata negli impianti arborei e consiste nella copertura del terreno con materiali di diversa origine: artificiale (polietilene nero, anti-alga, ecc) o naturale (paglia, cippati, prodotti secondari della lavorazione agroalimentare, ecc). La durata dell’azione pacciamante è limitata ai primi 2-3 anni dall’impianto e cioè fin quando l’apparato radicale dell’olivo non abbia raggiunto un volume tale da poter essere competitivo con l’inerbimento.
Tra i materiali pacciamanti disponibili sul mercato, l’utilizzo di quelli plastici rappresenta però un grande problema quando l’azione pacciamante si esaurisce (pianta arborea adulta) ed è necessario procedere alla rimozione dal campo (costi elevati per recupero e smaltimento).
I materiali organici, grazie alla loro biodegradabilità, possono rappresentare una valida alternativa alle materie plastiche, esplicando la stessa funzione pacciamante e con il vantaggio di non presentare costi di recupero e smaltimento una volta terminata la loro azione di contenimento del cotico erboso durante i primi anni dall’impianto.
I risultati ottenuti in una sperimentazione biennale in un giovane oliveto ad alta densità (1250 piante/ettaro, varietà Piantone di Mogliano) effettuata dal gruppo di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona hanno mostrato che l’applicazione di pacciamature organiche può favorire il contenimento delle erbe spontanee e stimolare allo stesso tempo l’accrescimento vegetativo dei giovani olivi.
Diversi materiali organici (cippato di potatura di specie arboree ornamentali, tappeto di fibra di cocco e tessuto non tessuto, ammendante compostato misto e ammendante compostato misto combinato con tappeto di fibra di cocco) sono stati confrontati con materiali sintetici (film in polietilene nero e telo anti-alga) e con un controllo lavorato e diserbato.
I rilievi, effettuati nel periodo incluso tra maggio 2013 e settembre 2014, hanno riguardato la temperatura e l’umidità del suolo sotto le diverse pacciamature a 15 e 30 cm di profondità, la capacità di controllo dello sviluppo delle erbe spontanee (numero di monocotiledoni e dicotiledoni per metro quadro di superficie) e l’accrescimento dei giovani olivi in prova.
La presenza dell’ammendante compostato misto ha mediamente aumentato la temperatura del suolo rispetto al controllo ma senza mostrare differenze significative con agli altri materiali pacciamanti ad eccezione del cippato. Le temperature maggiori raggiunte in estate sono state registrate per il film in polietilene nero e il compost (da solo e in combinazione), mentre le temperature più basse sono state registrate per il cippato e il tappeto di fibra di cocco. Le temperature invernali più elevate sono state registrate per il tappeto in fibra di cocco (da solo e in combinazione con l’ammendante compostato misto) mostrando la miglior attitudine coibentante.
Il controllo lavorato/diserbato ha mostrato mediamente un minor contenuto di umidità del suolo (estate 2013 e 2014) con differenze significative rispetto a tutti i materiali testati ad eccezione del polietilene nero e dell’ammendante compostato misto.
I trattamenti che hanno mostrato un’umidità media più elevata sono risultati l’anti-alga (luglio 2013) e il polietilene nero (agosto 2013), mentre a luglio 2014 il valore più alto è stato registrato per il l’ammendante compostato misto in combinazione con il tappeto di fibra di cocco.
Le pacciamature sintetiche (telo anti-alga e polietilene nero) hanno mostrato la maggiore capacità di contenimento delle erbe spontanee (sia dicotiledoni sia monocotiledoni). Il cippato, il tappeto in fibra di cocco e l’ammendante compostato misto in combinazione con il tappeto di fibra di cocco hanno mostrato interessanti risultati mantenendo ridotto il numero di erbe spontanee per tutto il periodo di sperimentazione.
L’ammendante compostato misto non è riuscito invece a contenere lo sviluppo delle erbe spontanee con un comportamento molto simile al controllo lavorato/diserbato.
L’altezza totale delle giovani piante di olivo è stata influenzata dai trattamenti pacciamanti a base di ammendante compostato misto (da solo o in combinazione con il tappeto in fibra di cocco), con piante mediamente più alte di 20 cm rispetto al controllo a fine sperimentazione. Non sono state registrate differenze significative tra i materiali organici (cippato e tappeto fi fibra di cocco) e sintetici (anti-alga e polietilene nero) con il controllo lavorato/diserbato.
In conclusione, le pacciamature sintetiche (telo anti-alga e polietilene nero) hanno mostrato un effetto simile ai materiali organici per quanto riguarda i parametri fisici del suolo (temperatura e umidità).
Tutti i materiali testati hanno mostrato un’ottima attitudine del controllo delle erbe spontanee ad eccezione del compost, che invece sembra aver stimolato lo sviluppo del cotico erboso nel sotto fila.
Tale azione stimolante (probabilmente dovuta ad un effetto nutrizionale) è stata però molto utile a incentivare l’accrescimento vegetativo dei giovani olivi. L’impiego di materiali in fibra di cocco ha dato buoni risultati suggerendone un loro positivo utilizzo per la sostenibilità ambientale. Al contrario, i materiali sintetici, pur mostrando buone caratteristiche pacciamanti, richiedono una fase successiva di recupero e smaltimento, con rischi per l’ambiente e costi di gestione poco sostenibili dal punto di vista economico.
Molto interessante è risultata infine la combinazione dell’ammendante compostato misto (sotto) con il tappeto di fibra di cocco (sopra) per la positiva azione nutrizionale sui giovani olivi (maggiore crescita vegetativa in altezza) e pacciamante allo stesso tempo.
La sperimentazione è stata realizzata in collaborazione con H.O.R.T. Soc. Coop. (www.hort.it) nell'ambito del progetto biennale "Agricompost" finanziato da ATA rifiuti e Camera di Commercio di Ancona e del progetto triennale “Utilizzo dei residui della lavorazione del cocco da olio in ambito vivaistico e nelle coltivazioni intensive a basso impatto ambientale di ortaggi, frutta e olivo” finanziato da Sogein s.r.l.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Quanto costa produrre un chilo di olio extravergine di oliva nel 2026? Dalla frangitura al prezzo delle olive, i conti che non tornano
Un'analisi per la campagna 2026/27, con diversi scenari di resa e prezzi delle olive permette di stimare quanto può costare ottenere un chilogrammo di extravergine d'oliva prima di imbottigliamento, commercializzazione e margine aziendale
30 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Fosforo e potassio nell'oliveto: la differenza a seconda del regime di agricoltura
I bilanci annuali di fosforo e potassio lungo un gradiente di gestione, dal convenzionale all'agroecologico. I sistemi nature-based riciclano fino al 72% del fosforo e al 59% del potassio, ma l'erosione del suolo può ribaltare i bilanci, soprattutto per il potassio. Ecco i numeri e le indicazioni pratiche per gli olivicoltori
30 ottobre 2026 | 15:00 | R. T.
L'arca olearia
Quando l'olio d'oliva racconta il suo territorio: elementi in traccia e fenoli per la tracciabilità geografica
La combinazione di profili elementari ICP-MS e indici spettrofotometrici classifica correttamente l'origine geografica di 117 oli extravergine italiani con un'accuratezza del 90% in validazione esterna. Indagato il legame tra suolo e olio, e scoperto che la trasformazione industriale pesa più di quanto si pensi sulla firma chimica del prodotto finale
30 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Estratto di foglie contro il cotonello dell'olivo, un biopesticida naturale da economia circolare
Gli estratti di foglie di olivo, in particolare quelli metanolici al 25%, raggiungono una mortalità del 96% contro Euphyllura olivina, avvicinandosi all'efficacia dei prodotti chimici. Una soluzione sostenibile che valorizza gli scarti di potatura e apre nuove prospettive per la difesa fitosanitaria
30 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Monocultivar o IGP: ecco come scommettere sull’oliva Taggiasca
La Liguria entra in una nuova campagna olearia con la promessa di una buona produzione di olive da tavola. Ma quali? In attesa di parlarne il 3 ottobre a Imperia ecco le valutazioni di Roberto De Andreis, uno dei maggiori esperti italiani nel settore dell’analisi sensoriale delle olive da tavola
30 ottobre 2026 | 12:00
L'arca olearia
Quando l'extravergine d'oliva perde i suoi "claim": la shelf-life nutraceutica dell'olio
Stimato il tempo entro cui un olio mantiene i requisiti EFSA per legge. I claim sui grassi insaturi e sulla vitamina E sono molto robusti, mentre quello sui polifenoli - 5 mg di idrossitirosolo e derivati per 20 g - è il più fragile
30 ottobre 2026 | 09:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o RegistratiMarino Mari
04 aprile 2015 ore 08:00In impianti ad alta densità il diserbo del filare è necessario sempre, non solo nei primi anni post-impianto. Un passaggio con glifosate a febbraio è (secondo me) la soluzione più semplice, economica ed efficace. La pacciamatura, a parte gl’inconvenienti evidenziati nell’articolo, deve fare i conti con caprioli e cinghiali, alla cui azione distruttiva non è in grado di sopravvivere.
flavio garavaglia
15 ottobre 2016 ore 16:10fai così, a febbraio dai una bella passata col napalm così sparisce tutto, cinghiali, caprioli ecc..