L'arca olearia

Calabria e Friuli Venezia Giulia, gli antipodi dell'extra vergine si toccano

Nessun derby tra Bianchera e Carolea ma la consapevolezza che si tratta di realtà olivicole e prodotti completamente diversi. Ma la storia può cambiare la realtà. Come ci siamo trovati la Leccino in Friuli potremo trovarci l'Arbequina in Calabria?

14 marzo 2014 | T N

Un confronto aperto e sincero tra realtà olivicole agli antipodi, anche se entrambe con una lunga storia e tradizione. Difficile quella dell'estremo nord dell'olivicoltura nazionale, per gelate e condizioni meteo avverse. Complessa quella di una regione che rappresenta il 30% della produzione nazionale e che ha avuto la nomea di fare per lungo tempo solo olio lampante.

L'olivicoltura in Friuli Venezia Giulia è stata portata dai Fenici e dai Romani, mentre in Calabria dai Greci.
Un percorso molto diverso ma che parte, oggi, da un unico comun denominatore: la valorizzazione della qualità e dell'eccellenza, come risposta a una crisi complessiva e all'impoverimento delle campagne.

“Fin dal mio insediamento – ha spiegato l'assessore Michele Trematerra durante il convegno di apertura di Olio Capitale – abbiamo avuto la piena consapevolezza che i contributi pubblici sarebbero andati a sparire. L'olivicoltura calabrese, per sopravvivere, doveva indirizzarsi verso la valorizzazione della tipicità, del germoplasma olivicolo calabrese e della qualità. Tutte le politiche regionali si sono così indirizzate verso questo obiettivo.”

Per il Friuli la strada della qualità è invece stata obbligata, come spiegato da Paolo Stefanelli, direttore dell'Ersa. Poche decine di tonnellate d'olio extra vergine prodotto e un territorio molto limitato perchè solo alcune colline, con un'esposizione favorevole, sono vocate all'olivicoltura. E' occorso tanto lavoro di ricerca per trovare le migliori condizioni agronomiche per questi luoghi ma anche per assistere gli olivicoltori lungo tutto il percorso produttivo. Monitoraggio attento e grande attenzione alle esigenze di ogni singolo agricoltore.

Una personalizzazione del servizio di assistenza tecnica che non è possibile in Calabria, allo stesso modo, per estensione e estrema variabilità orografica, pedologica, climatica. Si va dalle pianure lungo il mare fino alle pendici dell'Aspromonte. Molte varietà diverse, anche se una predominante. E' un tessuto sociale ed economico, come ha ricordato Giuseppe Zimbalatti, direttore generale dell'assessorato agricoltura della Regione Calabria, molto legato all'olivo.

Il vero scoglio, per entrambe le realtà, è far percepire la qualità al consumatore e farsela giustamente remunerare dal consumatore, anzi dai consumatori. Ma non si può certamente restare fermi, ha ricordato Marco Oreggia, editore e curatore della guida Flos Olei. I mercato sono anchè là dove meno te li aspetti: “sto scoprendo potenzialità interessanti persino in Angola.”

Ma l'olivicoltura è destinata a cambiare nel prossimo futuro?

Certamente è cambiata nel passato in Friuli Venezia Giulia. Dopo le gelate del secolo scorso molti olivi autoctoni, bruciati dal freddo, sono stati sostituiti con la Leccino, notoriamente resistente alle gelate. L'Ersa è stata attenta a valorizzare le cultivar locali ma a volte è il clima a decidere.

Se in Friuli Venezia Giulia è il clima, in Calabria potrà essere il mercato? Le quotazioni dell'extra vergine sono molto basse, vi è la possibilità che gli olivicoltori calabresi scelgano di sostituire gli splendidi “boschi” di olivi di Sinopolese e Ottobratica con Arbequina e Koroneiki? “Non credo proprio – ha affermato Zimbalatti – sanno bene che il futuro è nella tipicità.”

“Negli ultimi mesi abbiamo fatto un grande lavoro per delineare le linee guida per i prossimi PSR – ha concluso l'assessore Trematerra – creando anche strumenti che diventeranno pienamente operativi presto, come l'oleoteca calabrese. Stiamo cercando di trovare ogni strada per accompagnare i nostri produttori al mercato. Siamo a Olio Capitale e saremo a Sol&Agrifood. Abbiamo creato un percorso irreversibile, anche culturale, che segnerà profondamente l'olivicoltura calabrese.”

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