L'arca olearia
Potare l'olivo al minimo ma per ottenere il massimo risultato
La potatura dell’olivo non segue uno schema fisso per tutti gli alberi ed è differente da un anno all’altro. È fondamentale, quindi, riuscire ad interpretare i segnali che la pianta ci manda e ridurre al minimo gli interventi sulla base delle reali esigenze dell’albero
07 marzo 2014 | Giovanni Caruso
Venerdì 28 febbraio si è tenuta la terza giornata dimostrativa organizzata nell’ambito del Progetto Integrato di Filiera “Un Filo d’Olio” (PSR 2007-2013 Regione Toscana, Misura 124 - MODOLIVI). La giornata, intitolata “Potatura minima di oliveti intensivi”, ha riguardato le principali tecniche di potatura dell’olivo, con particolare attenzione alla potatura minima. La giornata si è svolta presso l’Azienda Agricola Stiglianese a Chianciano Terme (Siena) ed ha visto la partecipazione di oltre 50 persone. Nel corso della giornata sono stati esposti i principali meccanismi fisiologici dell’olivo e i criteri della potatura minima, con dimostrazioni pratiche e approfondimenti sugli attrezzi da utilizzare per potare in sicurezza e ridurre i tempi operativi. Di seguito vengono riportate alcune considerazioni generali sulle tecniche di potatura dell’olivo ed in particolare sulla potatura minima.
La potatura dell'olivo è una pratica indispensabile nella gestione dell’oliveto e varia in funzione di età, forma di allevamento, produttività, oltre che dei fattori economici e sociali. Nella maggior parte dei casi le principali limitazioni sono legate proprio ai fattori di natura economico-sociale. Da qui emerge la prima importante considerazione in merito alla potatura: la tecnica deve tener conto del costo degli interventi e della reperibilità di manodopera specializzata. Per tale motivo, oggi si è orientati verso strategie che riducono il fabbisogno di manodopera e l’impiego di attrezzi che rendono più rapido, economico e sicuro il lavoro degli operatori.
La potatura minima consiste nella messa a punto di strategie che, tenendo conto della fisiologia dell’albero, minimizzano il fabbisogno di lavoro per ottenerne benefici economici senza però compromettere né la produttività dell’albero, né la qualità del prodotto. Le strategie a basso fabbisogno di manodopera sono, quindi, un compromesso tra aspetti economici, organizzativi e tecnici al fine di ottenere un contenimento dei costi di produzione e la semplificazione delle operazioni di potatura. La potatura minima prevede una fase di valutazioni preliminari alle operazioni vere e proprie di taglio, in merito ad esempio al tempo medio che è possibile dedicare a ciascun albero, alla necessità o meno di potare tutti gli alberi dell’oliveto ogni anno e all’individuazione dei tagli necessari. La seconda fase riguarda, invece, le operazioni pratiche da seguire nella fase di potatura.
Il tempo medio che è possibile impiegare per la potatura di ogni albero deriva da un analisi del costo della manodopera e dal bilancio aziendale. Per iniziare la potatura, quindi, la prima cosa da afferrare non sono le “amate” forbici ma, bensì, una calcolatrice. Questo approccio, chiaramente provocatorio e sicuramente meno poetico rispetto alla potatura intesa come “arte di modellare l’ulivo”, si basa sulla semplice considerazione che il costo della potatura, a meno che non si tratti di olivi ornamentali o monumentali, è più importante dell’aspetto estetico dell’albero.
Allo stesso modo, per quanto lo sviluppo dell’oliveto possa risultare omogeneo, non tutti gli alberi necessitano di essere potati ogni anno. Nella fase di allevamento, ad esempio, la potatura dovrebbe essere fatta solo su quelle piante che presentano delle competizioni indesiderate tra fusto e branche o in presenza di evidenti differenze di sviluppo tra i diversi settori della chioma in formazione. In generale, per ciò che riguarda la scelta dei tagli da effettuare e quelli da rimandare all’anno seguente, è buona regola tagliare solo ciò che è strettamente necessario rinviando il resto ad eventuali interventi successivi. In tal senso, la necessità di dover rispettare dei tempi medi prestabiliti per ciascun albero, costringe l’operatore a limitare il numero di tagli, con ripercussioni positive anche sull’equilibrio dell’albero.
Tra le indicazioni pratiche è bene ricordare che l’intensità della potatura deve essere adeguata all’età della pianta. Pertanto, la potatura dovrà essere leggera durante la fase di allevamento ed aumentare gradualmente con lo sviluppo dell’albero. Nella fase di allevamento i tagli servono per eliminare eventuali polloni, succhioni e rami che sono in competizione col tronco o che incrociano da un lato all’altro la chioma. La potatura in fase di produzione serve a mantenere elevata e costante la produzione negli anni attraverso il rinnovo dei rami a frutto e il mantenimento di una chioma in grado favorire l’intercettazione luminosa. La potatura su alberi vecchi o deperiti dovrà essere più severa, al fine di stimolare l’accrescimento vegetativo e ristabilire un corretto rapporto foglie/legno.
L'intensità di potatura dovrebbe essere calibrata anche sulla base del carico di frutti dell’annata precedente. Dopo un annata di scarsa produzione gli alberi dovrebbero essere potati più severamente in modo da ridurre il potenziale produttivo e stimolare la produzione di nuovi rami. Al contrario, è opportuno potare in modo leggero nella primavera seguente ad un anno di carica (vedi anche “Non si può essere olivicoltori contenti ad anni alterni. Ecco allora alcuni consigli pratici” TN, 26 gennaio 2013).
Un altro accorgimento da seguire è quello di iniziare a potare dall’alto e procedere verso il basso della chioma, effettuando prima i tagli su legno grosso e successivamente quelli su legno sottile. Questo consentirà di valutare il grado di penetrazione della luce all’interno della chioma che si viene a creare con il procedere della potatura. Inoltre, si eviterà di effettuare tanti piccoli tagli su branche che successivamente verranno totalmente rimosse, con un conseguente risparmio di tempo.
Per decidere dove indirizzare gli interventi di taglio sulla chioma è bene tener presente che uno degli obbiettivi della potatura è quello di mantenere un sostanziale equilibrio tra le branche principali che dovrebbero essere di dimensioni simili tra loro. In presenza di differenze di sviluppo e di dimensione tra le branche, o tra diversi settori della chioma, i tagli dovranno essere fatti sulle branche più sviluppate, favorendo in questo modo lo sviluppo di quelle naturalmente meno vigorose.
Infine, per quanto riguarda l’epoca di potatura, nei climi esenti da gelate primaverili, può essere iniziata anche in inverno, mentre nei climi freddi vi è il rischio di esporre i tessuti a danni da freddo.
La potatura dell’olivo, a differenza di altre colture arboree, non segue uno schema fisso per tutti gli alberi ed è differente da un anno all’altro. È fondamentale, quindi, riuscire ad interpretare i segnali che la pianta ci manda e che si manifestano, ad esempio, sotto forma di eccessivo vigore vegetativo o deperimento precoce dell’albero. Pertanto, prima di iniziare a tagliare, fermiamoci ad “ascoltare” i nostri olivi e cerchiamo di capire le loro reali esigenze.
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Accedi o RegistratiGiovanni Libero
09 dicembre 2015 ore 09:37Salve signor Caruso,premetto che non sono un agricoltore nè un produttore di olio, ma sono proprietario di un terreno di 1 ettaro in Puglia ricoperto da circa 80 olivi secolari.Questi alberi non sono stati potati da circa 10 anni.Tutti mi suggeriscono di potarli ma io sono restio ad una potatura "radicale" perchè vorrei comunque godere della bellezza della chioma.Che cosa mi suggerisce? La ringrazio per la risposta.Giovanni Libero.
Giovanni Caruso
09 marzo 2014 ore 15:31Gentile Luigi,
la ringrazio per l’apprezzamento e ricambio i saluti!
Giovanni Caruso
Gentile Sig. Passeri,
in fondo abbiamo scritto la stessa cosa. Basta chiarire l’obiettivo che vogliamo raggiungere con la potatura. Nell’olivicoltura moderna la potatura ha l’obiettivo di garantire, insieme ad altre tecniche colturali, una produzione il più possibile constante in tutti gli anni. Invece, la potatura energica (la cosiddetta “spurga” pugliese) alla quale si riferisce lei ha l’obbiettivo di accentuare l’alternanza, concentrando gli interventi di potatura nell’annata in cui è prevista una scarsa produzione. Il risultato, come lei stesso ha scritto, è quello di avere un forte ricaccio vegetativo nell’annata successiva alla carica e una produzione abbondante (in assenza di eventi sfavorevoli) dopo due anni. Questo tipo di potatura ha un fondamento tradizionale più che tecnico e può comportare la permanenza di un costante squilibrio vegeto-produttivo nell’oliveto.
Spero di aver chiarito, almeno in parte, le sue perplessità.
Cordilamente,
Giovanni Caruso
GIOVANNI PASSERI
08 marzo 2014 ore 19:40Mi lascia perplesso la relazione tra carico produttivo e intensità della potatura.
Secondo vecchie tradizioni contadine, che hanno comunque un fondamento tecnico, dopo un'annata di carica bisogna potare energicamente - la cosiddetta "spurga" pugliese - per eliminare i rami che hanno prodotto e stimolare il ricaccio di nuova vegetazione che andrà a produrre l'anno successivo, ossia dopo 2 anni.
Luigi carella
08 marzo 2014 ore 10:09Sono daccordo Giusta pratica,da curatore di ulivi secolari attuo la potatura di "bisogno"cioe' dopo l'anno di carica ho valutato pratica al "serracchio e forbici" di lasciare riposare gli ulivi per evitare traumi e inutili sfoghi di polloni sulle branche ....l'anno successivo invece la pianta ha rinvigorito il fogliame stanco con prolungamento delle nuove gemme e quindi effettuo un taglio leggero ai rami che "tirano" in alto e qualche "sottoappendice"stanca....le olive risultano piu' grosse e la pianta non risente dello sforzo dovuto ad una potatura e a tagli inutili della potatura annuale! ps sempre valutando la pianta a fine raccolto!Un saluto dagli ulivi secolari,Luigi
Giovanni Caruso
12 dicembre 2015 ore 10:03Gentile Sig. Libero,
come potrà bene immaginare, non avendo idea di come sono conformate le piante mi risulta difficile darle delle indicazioni sulla potatura. Se la coltivazione dell'oliveto e la produzione di olio sono attività secondarie e, come ha scritto, il valore estetico degli alberi riveste una grande importaza per lei, direi che si può limitare ad una potatura di ringiovanimento.In questo modo, pur mantendo la struttura originale della chioma, consentirà lo sviluppo di nuova vegetazione e superficie fogliare fotosintetizzante.
Cordialmente,
GC