L'arca olearia

Nuova strategia contro l'occhio di pavone: niente più trattamenti a calendario, si interviene solo con pioggia e umidità

Nuova strategia contro l'occhio di pavone: niente più trattamenti a calendario, si interviene solo con pioggia e umidità

La ricerca israeliana rivoluziona la difesa dell'olivo: basta con gli interventi fissi in autunno. Ecco i tre parametri ambientali che dicono quando è davvero il momento di trattare

12 agosto 2026 | 11:00 | R. T.

Per decenni, gli olivicoltori hanno combattuto l'occhio di pavone (Venturia oleaginea) seguendo un copione stagionale: interventi fungicidi a intervalli regolari tra ottobre e dicembre, nella speranza di arginare la malattia prima dell'inverno. Ma questo approccio, oltre a costare caro in termini economici e ambientali, non sempre funziona. Oggi, uno studio condotto in Israele nel quadro di un progetto nazionale per una olivicoltura più sostenibile, propone un cambio di paradigma che invita a spruzzare solo quando le condizioni ambientali lo richiedono, abbandonando definitivamente il vecchio calendario.

La svolta arriva da un'osservazione apparentemente semplice, ma geniale. I ricercatori hanno notato che le chiome degli ulivi esposte a est, quelle che ricevono i primi raggi del sole al mattino, presentavano un'incidenza della malattia e una caduta delle foglie significativamente inferiori rispetto ai lati opposti, come ovest, nord e sud. Il motivo risiede nella rugiada mattutina: sulla chioma esposta a est l'umidità evapora in fretta, mentre sugli altri lati persiste più a lungo. La differenza, sorprendentemente, è di appena due ore di bagnatura fogliare in più, un lasso di tempo che può sembrare irrilevante ma che si è rivelato decisivo per il destino della pianta.

Gli esperimenti in laboratorio hanno infatti dimostrato che quelle due ore supplementari sono cruciali per la germinazione delle spore e per la crescita del tubulo germinativo del fungo. In pratica, il patogeno ha bisogno di un tempo minimo di umidità per infettare la foglia, e se quella soglia non viene raggiunta, la pianta rimane sostanzialmente sana. Da questa evidenza, il team di studiosi ha messo a punto un sistema di previsione degli eventi infettivi pensato specificamente per le varietà di olivo più suscettibili, individuando tre condizioni ambientali che devono verificarsi simultaneamente perché vi sia un reale pericolo di diffusione della malattia.

La prima condizione riguarda le piogge: è necessario un apporto di almeno quindici millimetri totali, che possono cadere in un solo giorno oppure accumularsi in più giorni consecutivi. La pioggia, infatti, non solo bagna le foglie, ma favorisce anche il rilascio e la dispersione delle spore nell'ambiente. La seconda condizione è una bagnatura fogliare prolungata e continuativa di almeno sei ore, che rappresenta il lasso di tempo minimo che il fungo impiega per far germinare le spore e iniziare a penetrare nei tessuti della foglia. La terza condizione, infine, riguarda la temperatura, che deve mantenersi tra i dodici e i diciotto gradi centigradi durante tutto il periodo di bagnatura: al di sotto o al di sopra di questa fascia termica, l'infezione rallenta sensibilmente o si blocca del tutto.

Sulla base di questi risultati, i ricercatori offrono indicazioni pratiche preziose per gli olivicoltori. Innanzitutto, invitano ad abbandonare i calendari fissi e a non irrorare più a scadenze prefissate, come ogni quindici giorni, ma ad attendere che si verifichino contemporaneamente le tre condizioni descritte. Per farlo, è fondamentale monitorare con attenzione le previsioni meteo, tenendo d'occhio i bollettini che indicano piogge cumulate, temperature miti e umidità relativa; per misurare la bagnatura fogliare si possono utilizzare sensori installati direttamente in campo o affidarsi a modelli agrometeorologici locali. Il trattamento va effettuato appena prima dell'arrivo della pioggia prevista, in modo che il prodotto fungicida sia già presente sulla foglia nel momento in cui il fungo inizia a germinare, e il periodo critico resta quello compreso tra ottobre e dicembre, ma solo se i tre parametri sono tutti soddisfatti: in autunni secchi e caldi, potrebbe addirittura essere possibile saltare un intervento senza conseguenze.

Per le varietà poco suscettibili, le soglie potrebbero essere leggermente più alte, come venti millimetri di pioggia o otto ore di bagnatura, mentre per le cultivar più sensibili, come la Coratina o la Frantoio, è bene attenersi rigorosamente ai quindici millimetri e alle sei ore di umidità continua. Con questo approccio, i ricercatori israeliani hanno dimostrato che uno o pochi trattamenti ben piazzati in autunno sono sufficienti a contenere la malattia per tutta la stagione, riducendo drasticamente l'uso di fungicidi e i relativi costi. Un modello che, se validato anche nelle nostre condizioni pedoclimatiche, potrebbe rappresentare una svolta concreta per un'olivicoltura più razionale, sostenibile e rispettosa dell'ambiente.

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