L'arca olearia
Scatta l’allerta lebbra dell'olivo: monitoraggio e prevenzione decisivi
Con l’inizio dell’invaiatura aumenta il rischio di lebbra dell'olivo, una patologia fungina che può compromettere la produzione e la qualità dell’olio. Piogge, elevata umidità e temperature favorevoli possono accelerare le infezioni
10 agosto 2026 | 13:45 | C. S.
Con l’inizio dell’invaiatura, la fase in cui le olive avviano il processo di maturazione e cambiano progressivamente colore, entra nel vivo il periodo di maggiore attenzione per la lebbra dell'olivo, conosciuta anche come “olive saponosa”. La malattia è causata da funghi appartenenti al genere Colletotrichum e trova condizioni favorevoli soprattutto quando la maturazione dei frutti coincide con precipitazioni, elevata umidità relativa e temperature adatte allo sviluppo del patogeno.
La combinazione di questi fattori può favorire nuove infezioni e una rapida propagazione della malattia tra i frutti. Per questo, con l’avvio dell’envero diventa particolarmente importante intensificare l’osservazione dell’oliveto, soprattutto negli impianti che hanno già manifestato la patologia nelle campagne precedenti o che si trovano in condizioni ambientali favorevoli.
I sintomi e i danni alla produzione
L’antracnosi colpisce principalmente le olive, sulle quali provoca marciumi progressivi. I frutti interessati diventano molli e assumono un caratteristico aspetto umido e “saponoso”. Con l’avanzare della malattia possono cadere al suolo oppure rimanere sulla pianta sotto forma di frutti mummificati.
Le olive colpite rappresentano una delle principali fonti di inoculo per le infezioni successive. La presenza di frutti infetti sull’albero o sul terreno può infatti contribuire alla permanenza del patogeno nell’oliveto e aumentare il rischio nelle campagne successive.
Nei casi più gravi la malattia può interessare anche i rametti, provocandone il disseccamento. Un ulteriore problema riguarda la qualità dell’olio: le olive colpite dall’antracnosi possono infatti determinare un peggioramento delle caratteristiche del prodotto ottenuto.
Ridurre le fonti di inoculo
La prevenzione rappresenta quindi il principale strumento di gestione della patologia. Il monitoraggio regolare delle piante consente di individuare tempestivamente la comparsa dei sintomi e di valutare il rischio in funzione sia della situazione fitosanitaria dell’oliveto sia dell’evoluzione delle condizioni meteorologiche.
Tra le misure più importanti rientra la riduzione delle fonti di inoculo. I frutti colpiti presenti sul terreno o ancora sui rami dovrebbero essere rimossi. Quando la presenza di olive mummificate è elevata, è inoltre opportuno valutare l’eliminazione delle parti di ramo interessate, in modo da ridurre la quantità di materiale infetto disponibile per nuove infezioni.
Particolare attenzione deve essere riservata agli oliveti che hanno già manifestato episodi di antracnosi. La storia fitosanitaria della particella rappresenta infatti uno degli elementi da considerare nella valutazione del rischio.
Anche la gestione dell’impianto conta
La prevenzione può iniziare anche nella fase di progettazione dell’oliveto. Nelle aree maggiormente predisposte allo sviluppo della malattia è opportuno privilegiare varietà caratterizzate da una maggiore tolleranza alle principali patologie fungine e adottare criteri di gestione dell’impianto capaci di evitare condizioni di eccessiva umidità all’interno della chioma.
Anche la densità di piantagione può incidere sul microclima dell’oliveto. Impianti eccessivamente fitti possono infatti favorire una maggiore permanenza dell’umidità nella vegetazione, creando condizioni più favorevoli allo sviluppo dei patogeni.
Nessuna soglia precisa per l’intervento
Per l’antracnosi non esiste un preciso livello di soglia che determini automaticamente la necessità di un trattamento. La decisione deve quindi essere valutata sulla base della presenza della malattia, degli eventuali precedenti registrati nell’oliveto e della previsione di condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo del fungo.
Piogge durante l’envero, elevata umidità relativa e temperature favorevoli rappresentano i principali fattori di rischio da tenere sotto osservazione. Il monitoraggio delle condizioni meteorologiche diventa quindi parte integrante della strategia di difesa.
Qualora sia necessario ricorrere a un trattamento fitosanitario, dovranno essere utilizzati esclusivamente prodotti autorizzati per l’impiego sull’olivo, rispettando le dosi, le modalità di applicazione e tutte le condizioni previste in etichetta.
Con l’arrivo dell’envero, dunque, la difesa dall’antracnosi passa soprattutto dalla capacità di anticipare il problema. Monitorare regolarmente le piante, eliminare le fonti di inoculo e valutare tempestivamente l’evoluzione delle condizioni climatiche consente di ridurre il rischio di diffusione della malattia e di proteggere sia la produzione sia la qualità dell’olio.
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