L'arca olearia

Piegare e non potare per mantenere un buon equilibrio vegeto-produttivo

Spesso la vigoria dei rami induce uno squilibrio che porta a un maggiore accrescimento vegetativo piuttosto che alla produzione di olive. Si tratta di una vecchia tecnica abbandonata

30 marzo 2013 | Alberto Grimelli

Sui vecchi trattati di olivicoltura, specie quelli di inizio 1900, si trova come pratica comune da applicare all'olivo la piegatura in sostituzione, anche solo parziale, della potatura.

Si suggeriva di piegare rami vigorosi, anche polloni, purchè esterni, legandovi pesi, facendoli così assumere un portamento pendulo. I rami in questione, veniva spiegato, sarebbero andati a frutto e quindi potevano essere tagliati l'anno successivo.

Si tratta quindi di un intervento temporaneo che, similmente all'anellatura, anche questa pratica ormai in disuso, doveva massimizzare la produzione nell'anno.

Il costo dell'intervento, con l'aumento dei prezzi della manodopera e oggi la scarsità nel reperimento della stessa, hanno reso antieconomico anche solo il pensiero di affidarsi a simili tecniche.

Resta comunque la possibilità di soluzioni più pratiche, sui rami più giovani che, se effettuate in automatico, possono comunque dare discreti risultati. Mi riferisco allo stiramento dei tessuti. Su rami giovani, di un anno o di pochi mesi, con un portamento assurgente ma non troppo vigorosi, anche la semplice piegatura con la mano (una specie di carezza energica) può provocare uno stiramento dei tessuti tale da provocare una parziale perdita della vigoria e quindi indurre un migliore equilibrio vegeto-produttivo.

Diverso il caso, già sperimentato in Italia, della piegatura utilizzata come tecnica di potatura su impianti superintensivi grazie ai fili di sostegno.

Un'esperienza dell'Università di Perugia che consisteva nell'applicare una minima potatura e nell'inclinazione o piegatura dei rami verso l'interno del filare, usando come sostegno i fili della struttura.

Secondo quanto riportato, dopo un anno dall'intervento, sono dovuti essere asportati circa 1,8 Kg di materiale vegetale a pianta su quelle sottoposte a potatura tradizionale, contro 0,6 Kg/pianta di quelle piegate. Al minore materiale vegetale asportato corrisponde anche un aumento produttivo. La produzione a pianta è infatti stata di 4,7 Kg nel caso di olivi piegati e di 4,2 Kg per quelli potati.

Secondo i ricercatori questo comportamento è spiegabile con il maggior equilibrio vegeto-produttivo riscontrabile negli olivi piegati che infatti tendono a produrre meno materiale vegetativo.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Olio extravergine di oliva: il tesoro della medicina islamica che la scienza moderna conferma

Dalla tradizione profetica ai più avanzati studi clinici, l'olio extravergine di oliva si rivela un alleato prezioso per cuore, cervello e benessere generale. Ecco cosa dicono le ricerche e come sceglierlo e utilizzarlo al meglio

05 agosto 2026 | 15:00

L'arca olearia

Aumento della CO2 e siccità, ecco come aiutare l'olivo a resistere

La siccità stressa l'olivo e la carenza idrica chiude gli stomi, limitando l'assorbimento di CO₂. L'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera può stimolare la crescita, ma senza acqua il beneficio è annullato, compromettendo produzione e qualità dell'olio

05 agosto 2026 | 12:00

L'arca olearia

L'attrattività delle trappole per la mosca delle olive, quali esche funzionano meglio?

Ecco l'efficacia di diverse combinazioni di attrattivi proteici e insetticidi per il monitoraggio e il controllo di Bactrocera oleae. Le indicazioni per migliorare le strategie di difesa in olivicoltura

04 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Addio a Pieralisi: il fondo Sienna rileva il gruppo e si chiude un'epoca per l'industria olearia italiana

Il fondo francese Sienna, attraverso il veicolo italiano Ver Capital, acquisisce il 70% del gruppo Pieralisi. Dopo 138 anni la famiglia fondatrice esce di fatto dall'azienda di Jesi, leader mondiale nelle tecnologie per l'estrazione dell'olio d'oliva

04 agosto 2026 | 14:15

L'arca olearia

Olivo 4.0: la computer vision stima la produzione con un errore del 2,6%

Messo a punto il primo sistema al mondo che "vede" le olive sulle piante e ne prevede il raccolto con due mesi di anticipo. Il modello, basato su rete neurale e immagini RGB, sovrastima la resa reale di appena il 2,64%

03 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Dai noccioli delle olive, il carburante del futuro: scoperto come trasformare i rifiuti del frantoio in metano verde

Uno studio dell'Università di Castilla-La Mancha converte i residui dell'olivicoltura in catalizzatori in grado di "catturare" l'anidride carbonica e trasformarla in metano sintetico, aprendo nuove frontiere per lo stoccaggio dell'energia pulita e la riduzione delle emissioni

02 agosto 2026 | 12:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

walter scaramucci

14 novembre 2022 ore 10:15

Avevo letto di tale pratica in un libricino della Hoepli, acquistato negli anni 90 e fuoristampa ; li si narrava anche del caso che alle rame ripiegate venivano appese delle lenze con all'estremo inferiore sospesi dei piccoli sassi, masse