L'arca olearia
L’OSSIGENO È UN GRANDE NEMICO DELL’OLIO. ANCHE IN FRANTOIO
Durante un recente convegno sono stati presentati i risultati di uno studio annuale - sia in laboratorio, sia in un impianto commerciale - sull’uso dell’anidride carbonica come mezzo di protezione dall’ossidazione. L’ingegnosa soluzione tecnologica è stata già brevettata dai ricercatori del Diaf, il Dipartimento di ingegneria agraria e forestale di Firenze
04 giugno 2005 | Alberto Grimelli
Nei processi di trasformazione lâampliamento della redditività del comparto oleicolo passa attraverso lâincremento e la valorizzazione della qualità dellâolio in particolare esaltandone la tipicità .
Un contributo sostanziale può ottenersi dal miglioramento delle tecnologie estrattive.
Le ricerche più recenti hanno riguardato infatti la possibilità di incrementare la qualità degli oli prodotti sfruttando gas inerti come lâazoto o lâargon per proteggere dallâossidazione la pasta delle olive.
Un recente studio ha invece messo in luce le qualità dellâanidride carbonica emessa naturalmente dalla pasta di oliva durante la trasformazione al fine di ridurre i processi ossidativi.
Tale ricerca ha prodotto un brevetto del Dipartimento di ingegneria agraria e forestale (Diaf) di Firenze.
I risultati di un anno di sperimentazione che ha visto coinvolta una equipe di quattro ricercatori (Alessandro Parenti, Luca Calamai, Piernicola Masella e Paolo Spugnoli) sono stati presentati nel corso di un seminario tecnico a cura dellâAgenzia regionale toscana per lo sviluppo e lâinnovazione in agricoltura e del Diaf.
Le prove in laboratorio sono state condotte mediante lâutilizzo di piccole attrezzature che consentivano la gramolazione di soli 4 Kg di pasta di olive. Durante la lavorazione, che durava 120 minuti, sono stati eseguiti dei campionamenti per rilevare acidità , numero di perossidi, indici spettrofotometrici, contenuti in clorofille totali e contenuto in composti biofenolici minori polari. La concentrazione in polifenoli totali non mutava significativamente nei primi 20 minuti di gramolazione i valori differivano invece molto già dopo 45 minuti e continuavano ad aumentare fino al termine della gramolazione. Nessuna differenza è stata rilevata sullâacidità , mentre il numero di perossidi è risultato decisamente inferiore, già a partire dai 20 minuti, per il campione tenuto in atmosfera satura di anidride carbonica.
A queste prove ne sono succedute altre presso le âTenute Tignanelloâ degli Antinori. In un frantoio commerciale, opportunamente modificato è stato possibile accertare che gli incrementi di anidride carbonica raggiungono valori finali intorno al 30%, mentre il tenore in ossigeno decresce fino al 5%. à quindi plausibile, secondo il Prof. Parenti, âlâutilizzo di anidride carbonica per isolare le paste dal contatto con lâossigeno e quindi ridurre le reazione ossidative a carico delle pasteâ, anche considerando che il principale responsabile dellâemissione di CO2 risulta essere il processo di respirazione cellulare.
Utilizzando tale tecnologia, parrebbe quindi che lâolio si arricchisca di sostanze presenti nella parte solida, in particolare prodotti antiossidanti di notevole valore nutrizionale in confronto ad un processo tradizionale.
I vantaggi qualitativi, evidenti sia nelle prove di laboratorio che in quelle di frantoio, dovranno comunque essere riconfermati con altre e più approfondite prove sia in laboratorio sia in impianti commerciali.
Sono infatti ancora molti i punti non sufficientemente chiari e che necessitano di ulteriori indagini.
Lâattività mitocondriale residua, produttrice di CO2, è lâunica responsabile dellâaumento del tenore in anidride carbonica?
Lâaumento del tenore di CO2 è indipendente dal tipo di frangitore utilizzato? E dalla temperatura di gramolazione?
Vi possono essere differenze in funzione della varietà di olive e del grado di maturazione dei frutti?
Domande alle quali ci auguriamo che i ricercatori del Diaf forniscano, con i prossimi studi.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Olio extravergine di oliva e blockchain: tutelare il Made in Italy con la tecnologia
L’adozione della blockchain nella filiera dell’olio extravergine di oliva italiano potrebbe diventare una svolta contro le frodi e per la valorizzazione del Made in Italy. Superare lo scetticismo iniziale e concentrarsi su facilità d’uso, innovazione personale e condizioni strutturali delle aziende
11 giugno 2026 | 13:00
L'arca olearia
Zeolite in olivicoltura sostenibile: controllo della rogna e resilienza alla siccità
La zeolitite ricca di chabasite si conferma un materiale multifunzionale per l’olivicoltura mediterranea. I risultati di una ricerca in Italia e Spagna mostrano che la zeolitite riduce l’uso di rame e fertilizzanti sintetici, migliorando la sostenibilità agronomica
11 giugno 2026 | 11:00
L'arca olearia
Deficit idrico severo nell’olivicoltura in clima temperato: effetti sui composti biofenolici, sui pigmenti e sul profilo degli acidi grassi nell’olio d'oliva
La disponibilità idrica rappresenta uno dei fattori abiotici più influenti sulla qualità dell’olio di oliva. L’olio ottenuto in condizioni di deficit idrico severo ha mostrato concentrazioni significativamente più elevate di acido p-cumarico, acido ferulico, clorofille totali e β-carotene, mentre l’irrigazione ha favorito idrossitirosolo, tirosolo e fenoli totali. Il profilo degli acidi grassi è risultato alterato
10 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Solfiti in frantoio: è possibile fermare l’ossidazione dell’olio d’oliva
Sebbene l’uso sia vietato nella produzione di olio vergine ed extravergine, un nuovo studio ha valutato l’efficacia del metabisolfito di potassio nel bloccare la degradazione ossidativa. Aggiunto durante la frangitura o la gramolazione, l’additivo azzera i perossidi già a 1500 ppm, ma riduce fino al 33% il contenuto di fenoli totali
10 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Olivo e cambiamento climatico: quanto calore può sopportare la pianta simbolo del Mediterraneo?
Uno studio condotto su dieci cultivar di olivo italiane ha analizzato la resistenza al calore di foglie e germogli, individuando differenze significative tra varietà e fornendo indicazioni utili per la gestione agronomica
09 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Il modello Sicilia per l’olio extravergine di oliva italiano
C’era una volta il modello olio Toscano, con la sua capacità evocativa e forza comunicativa. La Sicilia ha saputo ben ispirarsi creando, dal 2017, un modello di successo per il sud Italia che deve crescere in valore aggiunto
08 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli