L'arca olearia
Prevenire la cristallizzazione e il congelamento dell'olio grazie agli ultrasuoni
L'extra vergine nasce in autunno-inverno ma teme le basse temperature. Già al di sotto degli 8 gradi inizia la cristallizzazione dei trigliceridi con la formazione di cristalli solidi e biancastri in sospensione nelle bottiglie. Un limite per le lunghe spedizioni
02 febbraio 2013 | R. T.
Uno studio spagnolo consentirebbe di far cadere uno dei limiti dell'olio extra vergine d'oliva, ovvero la tendenza a cristallizzare a temperature inferiori ai 6-10 gradi centigradi.
Se è vero che la cristallizzazione dei trigliceridi, a partire dai saturi, non comporta, di per sé, alcun problema qualitativo immediato sull'olio, è anche vero che le sospensioni biancastre nelle bottiglie costituiscono un elemento di sgradevolezza, dando la sensazione, assolutamente errata, al consumatore di contaminazioni.
Non è così, naturalmente, ma specie per viaggi lunghi, durante l'inverno, la possibilità che l'olio cristallizzi, se non geli, è molto elevata, dando luogo anche a possibili contestazioni commerciali.
L'esposizione della bottiglia a ultrasuoni potrebbe però, almeno in parte, prevenire questo problema.
Nell'ambito di uno studio che voleva verificare la stabilità e la conservabilità dell'extra vergine sottoposto a diversi trattamenti, è stata scoperta l'utilità del trattamento ultrasonico nell'abbassare il punto di cristallizzazione dell'olio.
Secondo i ricercatori dell'Università delle Baleari, l'utilizzo di ultrasuoni permetterebbe di eliminare tutti i gas disciolti nell'olio, prevenendo fenomeni di ossidazione, ma non è ben chiarito, nel lavoro scientifico, la ragione per la quale tale trattamento induca un minor gradi di cristallizzazione.
Le osservazioni del gruppo di ricerca hanno però evidenziato la perfetta conservabilità, allo stato liquido, dell'olio trattato con ultrasuoni a temperature comprese tra i 4 e i 6 gradi centigradi, ovvero condizioni da frigorifero e comuni a molti container durante i trasporti oceanici ma anche le condizioni di stoccaggio in molti magazzini di corrieri di mezzo mondo.
Ma come avviene il trattamento? Per l'esperimento iberico è stato utilizzato olio commerciale della varietà Mallorca o Empeltre che, all'atto dell'estrazione, aveva un'acidità di 0,7. L'olio, non filtrato, è stato quindi sottoposto:
a) applicazione per 10 minuti di impulsi ad ultrasuoni all'olio extra vergine contenuto in bottiglie verde opaco con una potenza compresa tra 300 e 350 W e ad una temperatura inferiore a 30° C.
b) rimozione dell'aria presente nello spazio di testa e tappatura con tappo ermetico
c) stoccaggio di olio d'oliva ad una temperatura di raffreddamento compresa tra 4 e 6° C.
Fermo restando l'osservazione di un abbassamento del punto di cristallizzazione, sembra che il trattamento a ultrasuoni provochi anche un miglioramento della conservabilità dell'olio.
Infatti i ricercatori hanno comparato i diversi parametyri chimici e organolettici dell'olio sottoposto a diversi regimi di conservazione: chiuso in bottiglie tal quale, chiuso in bottiglie sotto gas inerte, chiuso in bottiglie rese impermeabili alla luce e naturalmente chiuso, e conservato a bassa temperatura, dopo il trattamento a ultrasuoni.
Per quanto riguarda l'acidità che ricordiamo era 0,7 di partenza, dopo 16 mesi in tutti i campioni, tranne per quello conservato dopo trattamento a ultrasuoni aveva superato il limite di legge di 0,8. Risultati simili si sono manifestati per l'indice di perossidi, il K270 mentre non vi sono differenze per il K232.
Interessante anche la dinamica dei risultati del panel test in cui si assiste, per tutti gli oli, a una diminuzione dell'intensità del fruttato già al terzo mese di conservazione, ma solo al sesto per l'olio sottoposto a ultrasuoni, diminuzione che si fa più marcata al termine del periodo di prova (16 mesi), al termine del quale, comunque, non è stato riscontrato alcun difetto in nessuno dei campioni esaminati.
In conclusione i ricercatori spagnoli ritengono che il trattamento a ultrasuoni non solo non comporti alcun effetto negativo sulla qualità del prodotto ma che consenta una minore cristallizzazione a basse temperature e garantisca una più lunga shelf life dell'olio extra vergine d'oliva, in particolare per gli oli commerciali di media-bassa qualità.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Lavoro, salute e clima di chi lavora in olivicoltura
La siccità, il caldo estremo e una prevenzione che non arriva a tutti: una ricerca sull’olivicoltura di Jaén fotografa una condizione lavorativa a rischio psicosociale medio. Un quadro che interroga da vicino anche il Mediterraneo e l’Italia
11 luglio 2026 | 11:00
L'arca olearia
Intelligenza artificiale e satelliti per prevedere il raccolto dell'olivo
Uno studio dell’Università Politecnica di Madrid combina immagini satellitari, dati climatici e caratteristiche del suolo per stimare in anticipo la produzione di olive e olio, offrendo un nuovo strumento a supporto di agricoltori e cooperative
11 luglio 2026 | 10:00
L'arca olearia
Ecco come le alte temperature minacciano l'olivo, la qualità e quantità dell'olio
Temperature in aumento, qualità in calo. Quando le temperature superano stabilmente i 25°C durante la fase in cui l'olio si accumula, il peso secco delle olive diminuisce, la fase di crescita si accorcia e il tasso di crescita giornaliero cala. Ecco cosa possono fare gli olivicoltori per difendere le proprie produzioni
10 luglio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Zeolite naturale contro la mosca delle olive: una barriera fisica per una difesa sostenibile
La crescente riduzione dei principi attivi chimici disponibili e lo sviluppo di resistenze rendono urgente la ricerca di soluzioni alternative contro la mosca delle olive. L'efficacia della zeolite è paragonabile a quella di un insetticida piretroide di riferimento, offrendo spunti concreti per una gestione eco-compatibile dell'oliveto
10 luglio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Olivi e stress idrico: gestire il suolo e l'inerbimento per salvare qualità e produzione
La ricerca spagnola dimostra che la gestione del cotico erboso negli oliveti può fare la differenza. I dati parlano chiaro: le lavorazioni tradizionali aggravano gli effetti della carenza idrica, mentre la copertura vegetale spontanea, se ben gestita, protegge il suolo e migliora la produzione
10 luglio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L'equilibrio tra risparmio idrico e produttività in un oliveto superintensivo
Uno studio su giovani piante di Arbosana ha valutato diverse strategie di irrigazione deficitaria, evidenziando come un deficit continuo moderato al 70% dell'evapotraspirazione possa rappresentare il giusto compromesso tra risparmio idrico e produttività sostenibile nel tempo
10 luglio 2026 | 13:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati