L'arca olearia

Acque di vegetazione direttamente nel fosso o in fognatura

Acque di vegetazione direttamente nel fosso o in fognatura

Il sogno di tutti i frantoiani si è materializzato. Con un evaporatore è possibile abbattere fino a 150 volte il carico inquinante di un sottoprodotto che, a causa di lacci e lacciuoli, impedisce anche la crescita aziendale

17 marzo 2012 | Alberto Grimelli

Le acque di vegetazione rappresentano oggi il vero incubo di ogni frantoiano.

Non è solo una questione di costo di smaltimento, ma anche delle problematiche relative alla complessa gestione burocratico-amministrativa della 574/96 e del successivo decreto ministeriale del 2005.

Solo apparentemente l'utilizzo agronomico delle acque di vegetazione sui campi che, molto spesso, impediscono ai frantoi una crescita aziendale, ovvero della capacità lavorativa, in ragione dell'impossibilità di smaltire questo sottoprodotto a cifre abbordabili.

Diversi e differenti sistemi di trattamento delle acque di vegetazione sono stati propositi nel corso degli ultimi vent'anni: filtrazione, ultrafiltrazione, osmosi inversa. Alcuni di questi si propongono l'estrazione, a fini commerciali, dei polifenoli totali presenti nelle acque di vegetazioni. Il mercato dei fenoli di origine olearia è ancora in costruzione e si scontra con richieste assai specifiche e puntuali, con standard di qualità molto elevati, da parte dell'industria farmaceutica e di quella cosmetica.

La soluzione di Alfa Laval, presentata presso il frantoio Santa Tea a Reggello (FI), rappresenta quindi un'innovazione e un'interessante opzione per i frantoiani.

Il concetto e il principio che sta alla base della nuova creatura, battezzata BlueVap, è apparentemente banale: l'evaporazione ad alta efficienza energetica.

Il macchinario è assai semplice, richiedendo solo un allaccio della corrente elettrica e una presa d'acqua. Si tratta di un trattamento di processo, che opera in continuità e in linea con il frantoio.

Le acque appena uscite dal decanter possono essere infatti immediatamente inviate al BlueVap. Dopo una semplice vibrazione meccanica, si ha il processo di evaporazione ottenendo per l'80% un condensato con un carico inquinante ridotto anche di 150 volte rispetto al prodotto in entrata. Il rimanente 20% di prodotto è invece un concentrato che può essere inviato insieme alle sanse.

Esaminiamo quindi la composizione del condensato, ovvero il liquido che, uscito dal BlueVap, potrebbe essere direttamente inviato in fognatura.

Si tratta di un refluo, ovvero un sottoprodotto dell'attività molitoria, altamente biodegradabile e con un basso contenuto d'azoto, ma soprattutto con una domanda chimica dell'ossigeno in un range di 800-2500 mg/l. La legge italiana consente lo scarico nei sistemi fognari di acqua il cui COD non sia superiore a 500 mg/L. Apparentemente, quindi, il BlueVap non risolve la problematica. In realtà, in virtù delle caratteristiche chimiche di questo refluo, depuratori efficienti ed attrezzati non creano particolari difficoltà ad autorizzare lo scarico in deroga di un simile condensato, tanto più perchè viene effettuato in un breve periodo di tempo.

In alternativa all'invio in fognatura, per gli impianto oleari che sono troppo lontani da questa infrastruttura, potrebbe essere possibile anche la dispersione nei fossi, ovvero nei canali di scorrimento superficiali. In questo caso, tuttavia, il condensato può essere inviato a un impianto di fitodepurtazione che, secondo le ricerche effettuate dall'Università di Firenze, permette di abbattere il carico inquinante per portarlo sotto la soglia di legge.

Vi sono poi alcune potenzialità che, sebbene di minore portata, potrebbero comunque risultare interessanti a fini tecnici.

Il condensato in uscita dal BlueVap ha un temperatura di circa 50 gradi e potrebbe essere inviato alle gramole per abbattere il costo energetico delle caldaie.

Anche il concentrato potrebbe risultare un sottoprodotto interessante, non solo in virtù di una percentuale di olio sul peso fresco dell'11% ma anche per il contenuto in polifenoli che è rappresentato nella tabella seguente.

Considerando che le acque di vegetazione vengono immediatamente sottoposte a evaporazione, il concentrato ottenuto non è fermentato e, secondo quanto riportato da recente letteratura scientifica, potrebbe essere inviato in gramola per arricchire il contenuto fenolico di paste altrimenti povere, così incrementando il valore salutistico e anche commerciale degli oli ottenuti.

Ancora non sono disponibili i costi relativi al macchinario ma abbiamo ricevuto indicazioni sulle spese di gestione che dovrebbero essere limitate e nell'ordine dei 10 euro/tonnellata di acqua di vegetazione, contro i 20 euro e più di uno smaltimento tradizionale.

Non vanno infine trascurati i vantaggi secondari o derivati dall'utilizzo di questo nuovo macchinario, ovvero la riduzione dei rischi, civili e penali, conseguenti allo spandimento agronomico delle acque di vegetazione.

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marco de dominicis

08 marzo 2014 ore 09:43

E' possibile conoscere la potenza elettrica necessaria al funzionamento dell'impianto bluevap ?
grazie anticipatamente
marco de dominicis