L'arca olearia
Individuare il danno da freddo prima di intervenire sull'olivo
Questa seconda ondata di neve e gelo sull'Italia rischia di accentuare le conseguenze negative per l'olivicoltura del centro nord Italia. Prima di qualsiasi intervento occorre individuare l'entità del danno. Agire con prudenza e razionalità
11 febbraio 2012 | Alberto Grimelli
E' la seconda ondata di gelo che arriva sull'Italia.
Neve e freddo con le colonnine dei termometri che nei primi giorni della prossima settimana dovrebbero calare, in molte aree del centro nord Italia, a temperature basse, tali da provocare danni all'olivo.
Quali e quanti danni?
E' la domanda che tutti gli olivicoltori si stanno ponendo in questi giorni e a cui è difficile dare una risposta. Appare certamente improbabile che l'olivicoltura del centro nord Italia sia passata completamente indenne da queste condizioni meteo estreme ma la situazione potrebbe essere meno drammatica di quanto si possa pensare.
Sebbene le temperature di dicembre e gennaio siano state piuttosto elevate, sopra le medie stagionali, l'olivo ha avuto la possibilità di andare in riposo vegetativo quasi ovunque anche a causa dello stress idrico, dovuto alla mancanza di piogge, che ha caratterizzato molte zone. Questo implica, ragionevolmente, che poca linfa scorreva quando il gelo siberiano ha raggiunto l'Italia, riducendo la probabilità di gravi danni diffusi. La neve che avvolge gli olivi ha inoltre creato un cuscinetto termico, ovvero le temperature che si registrano sotto la coltre di neve sono superiori rispetto a quelle all'aria aperta.
Cosa è quindi lecito attendersi alla ripresa vegetativa? Possiamo ricondurre i danni agli olivi in tre grandi categorie:
- danni minimi: gemme, foglie e giovani rametti
- danni strutturali: branche secondarie o primarie
- danni sostanziali: branche primarie e tronco
Danni minimi
Si tratta dello scenario più probabile e diffuso.
In tutti quei territori nei quali ha molto nevicato e la neve è rimasta sugli olivi per dieci o più giorni, con temperature minime sotto lo zero, le gemme e foglie sono state “ustionate” dal gelo, con la conseguenze di una perdita di vitalità. Allo stesso modo giovani rametti, magari dovuti ad accrescimenti vegetativi autunnali, quindi poco o per nulla lignificati, potrebbero aver perso vitalità. Se le temperature minime hanno raggiunto i -7/-8 gradi è inoltre possibile che i danni abbiano interessato anche i rametti di un anno di età.
In simili condizioni l'entità del danno è limitata alla mancata o ridotta produzione per la prossima campagna, anche se l'olivo può presentare delle sorprese. Qualora, infatti, la maggioranza dei giovani rami di un anno non siano compromessi, la risposta della pianta può essere una forte induzione a fiore delle gemme rimaste, con conseguente aumento della fioritura e della produzione.
Rientreranno nella categoria dei danni minimi tutti quegli olivi che, alla ripresa vegetativa, manifesteranno disseccamenti soltanto nelle aree apicali dei rami e qualche imbrunimento nei rami di un anno di età.
In questi casi sarà sufficiente una potatura leggera, volta quasi unicamente all'eliminazione dei rami disseccati.
Danni strutturali
E' uno scenario possibile laddove le temperature sono scese sotto i -10 gradi per diverse notti. Inoltre è possibile che il peso della neve, in certe aree, abbia provocato sciancature, scosciature e rotture di sottobranche e branche.
Il danno meccanico è, ovviamente, immediatamente visibile ma occorrerà comunque cautela e prudenza prima dell'intervento di potatura, non essendo affatto sicuro che le conseguenze siano limitate alla sola area di scosciatura. Infatti, in questi casi, il cambio e le zone vascolari rimangono scoperte e l'azione del gelo può arrivare in profondità. Allo stesso modo il danno può non essere circoscritto alla sola area di eventuali spaccature, magari già visibili, su branche e sottobranche.
Anche in questo caso è utile procedere solo dopo il risveglio vegetativo, sia osservando il comportamento vegetativo della pianta (zona di emissione dei succhioni, entità della ripresa vegetativa, vigoria dei reami emessi) sia procedendo a sezioni longitudinali superficiali di sottobranche e branche. Nel caso, nella zona del cambio, si manifestino imbrunimenti dei tessuti, la vitalità e funzionalità di quella porzione di chioma è gravemente compromessa.
Il danno, in questi casi, sarà più accentuato e sarà derivato non solo dai costi straordinari per una potatura di ricostituzione dell'olivo ma anche dalla mancata produzione per due/quattro anni, a seconda che siano interessate branche primarie o secondarie.
In questi casi la potatura dovrà essere più drastica, andando a tagliare in maniera decisa le aree che hanno subito il gelo. Una potatura conservativa può infatti essere persino controproducente, salvaguardando porzioni di chioma deboli che non potranno offrire reazioni vegetative significative, limitate per lo più alle zone apicali. La stima del danno e l'incisività degli interventi di potatura in questo caso saranno fondamentali per indirizzare verso corretti interventi di potatura che limitino al minimo indispensabile il periodo improduttivo.
Danni sostanziali
E' uno scenario possibile per gli impianti più giovani, con piante fino a tre/quattro anni di età. Queste piante sono infatti notoriamente più sensibili al freddo. Il danno, specie nel caso le temperature raggiungano i -10/-12 gradi, è spesso sostanziale, verificandosi spaccature sul tronco e sulle branche primarie tali da compromettere la vitalità dell'intera pianta.
E' anche possibile che, nelle aree del paese, dove le temperature sono scese a -15 gradi e oltre, anche alberi adulti possano aver risentito delle gelate, con danni al tronco.
Anche in questo caso vale il ragionamento applicato in precedenza. L'entità del danno andrà verificata al risveglio vegetativo valutando la risposta della pianta.
Il danno, in questi casi, è sostanziale potendo essere compromessa la funzionalità stessa della pianta e quindi dando luogo a una mancata produzione per diversi anni, oltre a interventi dei potatura di ricostituzione particolarmente onerosi.
La potatura di ricostituzione prevede, a seconda dei casi, la capitozzatura del tronco o delle branche primarie appena al di sopra della zona in cui i tessuti vegetali sono sani e indenni. Questo può significare, in casi estremi, il taglio al piede dell'olivo, operazione volta all'emissione di forti polloni su cui ricostruire il nuovo albero. In quest'ultimo caso, qualora un simile danno fosse diffuso all'intero oliveto, può essere presa in considerazione anche la messa a dimora di un nuovo impianto, dopo aver effettuato un giudizio di convenienza che può anche tenere di conto del valore affettivo e/o storico-paesaggistico dell'oliveta danneggiata.
Agire con prudenza
Mai quanto in queste occasioni la fretta può essere cattiva consigliera. Lasciamo quindi riposare gli strumenti di potatura che potranno essere utilizzati al disgelo solo per l'eliminazione dei rami scosciati o rotti. Ritardare la potatura di alcune settimane può essere utile per orientarsi meglio nella potatura, effettuando operazioni più razionali e incisive.
Teatro Naturale continuerà a monitorare la situazione, fornendo indicazioni pratiche e operative che però non potranno mai sostituire l'intervento sul campo di esperti qualificati e preparati.
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