L'arca olearia
Gestire correttamente l'azoto e gli altri nutrienti per l'olivo
In particolare con la fertirrigazione, è necessario intervenire per tempo e con le giuste dosi. Le formule di concimazione sono variabili durante la stagione e attenzione anche alla fertilità residua. Un eccesso si ripercuote sulla qualità dell'olio
21 maggio 2011 | Alberto Grimelli
L'azoto è uno dei principali fattori nutrizionali che influenzano la crescita delle piante, e di solito è l'elemento di cui è necessaria la maggiore quantità dal momento che l'azoto si perde facilmente attraverso la lisciviazione, volatilizzazione, e altri processi.
Le dosi che normalmente vengono utilizzate in campo annualmente variano da 80 a 200 Kg, un apporto che spesso viene dato ogni anno, anche senza necessità.
Da uno studio spagnolo infatti risulta che alla fine del periodo vegetativo rimangano nel terreno quantità di azoto pari anche a 160 kg/ha. Si tratta di quantità residue che fanno pensare a una concimazione sovrabbondante che può avere effetti negativi sia sulla produttività sia sulla qualità dell'olio.
E' noto infatti che un eccesso d'azoto porta a uno stimolo vegetativo eccessivo, a scapito della produzione.
Inoltre eccessi azotati fanno anche male all'ambiente, in particolare se gli elementi minerali vengono distribuiti per fertirrigazione. Una sperimentazione ha infatti portato a verificare che concimazioni con dosi di 600 g/pianta, certamente eccessive, portano ad avere perdite per lisciviazione già a 80-90 centimetri di profondità.
Come non bastasse, a fronte di un contenuto in olio inalterato, la qualità viene a cadere, in particolare per quanto riguarda il contenuto di polifenoli totali, il grado d'amaro, la stabilità ossidativa e la relazione di monoinsaturi / acidi grassi polinsaturi.
E' infine da considerare che nelle regioni settentrionali del Mediterraneo, gli olivi possono andare in stress più facilmente durante l'estate e un inverno freddo se è stata eseguita una concimazione d'azoto sovrabbondante in inverno o in primavera.
Pertanto, per aumentare la crescita vegetativa, sfruttare il potenziale produttivo e meglio ambientare le piante giovani per l'inverno, in modo da evitare la crescita nel tardo autunno, occorre definire le modalità di fertirrigazione più corrette.
Una sperimentazione nel centro Italia dal Dott. Lodolini e dall'Università delle Marche ha identificato le migliori formule di concimazione in ragione della stagione di crescita e della fase fenologica.
Il rapporto dei nutrienti variava da 50:1:10 alla rottura gemme a frutto, fino a 2.5:1:10 al momento dell'invaiatura. Le dosi di azoto applicate, su piante di quattro anni, è variato dai 60 ai 120 grammi.
E' così stato dimostrato che la fertirrigazione, alla dose massima indicata, aumenta la produzione media di frutti per albero, senza diminuire il peso unitario delle olive.
Inoltre, la fertirrigazione migliora lo stato nutrizionale delle piante, aumentando la disponibilità di N, P e K durante le critiche fasi fenologiche (piena fioritura e allegagione), evitando di avere un eccesso di nutrienti nelle foglie, col rischio di squilibri nutrizionali.
Una fertirrigazione ben programmata, inoltre, ha favorito l'acclimatazione delle piante prima dell'inverno.
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