Bio e Natura

Biometano, un prodotto ancora da incentivare in Italia

Come carburante rinnovabile, offre un’efficienza ben maggiore rispetto ad altre soluzioni, ma da noi permangono difficoltà anche sul fronte amministrativo, per procedure autorizzative ingessate

31 ottobre 2009 | Marcello Ortenzi

Il biogas prodotto dalla fermentazione di residui agricoli, reflui animali e biomassa varia se purificato fornisce biometano, un combustibile che sarebbe molto utile per il nostro paese per abbassare le importazioni energetiche, diminuire le emissioni di CO2 e anche aiutare l’applicazione della direttiva europea sui nitrati, vista la rete capillare di gasdotti a bassa pressione esistente e visto che l’Italia è il paese al mondo con più veicoli a metano (400 mila su un totale mondiale di 6 milioni), lo ha affermato il consigliere di Itabia e ricercatore del CRPA Sergio Piccinini durante il recente Agrilevante a Bari.

Come carburante rinnovabile, il biometano offre un’efficienza ben maggiore rispetto agli altri carburanti rinnovabili: se da un ettaro di coltura energetica si ricaverebbero circa 14 chilowattora trasformandola in biodiesel, facendo biometano con lo stesso ettaro i kWh ottenuti sarebbero 59.

Biogas e biometano assieme potrebbero coprire il 7-8% del fabbisogno elettrico, mentre il biometano potrebbe soddisfare il 10% del fabbisogno di gas naturale; circa 8 MD m3 metano /anno sono le potenzialità del biometano nazionale, cioè 25 TWh/anno mentre ci sono 202 impianti a biogas operativi e 57 in costruzione oggi in Italia.

Gli impianti potrebbero essere interaziendali per abbassare i costi e aumentare il rendimento energetico e ci vorrebbero degli incentivi per lanciare la produzione di biometano, mentre oggi la produzione di energia elettrica da biogas è arrivata a 28 €cent/KWh per fare energia elettrica con impianti sotto il MW. In Centro e Nord Europa la situazione è ben diversa, con il biometano per autotrazione diffusissimo e favorito dai governi.

In Germania la produzione di biometano trova convenienza per impianti grandi, anche che raccolgano biogas da diversi piccoli produttori e le esperienze partite sono già 12 e si prevede di arrivare ad avere entro il 2030 il 10% di biometano sul totale del gas immesso in rete.

Da noi abbiamo difficoltà anche sul fronte amministrativo per l’utilizzo del biometano, con procedure autorizzative che attendono di essere semplificate e procedimenti di immissione nella rete dei gasdotti finalmente regolamentati.

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