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Le antiche varietà di grano italiane: un tesoro lipidico da riscoprire

Le antiche varietà di grano italiane: un tesoro lipidico da riscoprire

Uno studio recente condotto su tre antiche cultivar italiane - Risciola, Carosella (grano tenero) e Saragolla (grano duro) - ha svelato differenze significative nella composizione dei grassi che potrebbero orientare scelte consapevoli per prodotti cerealicoli di qualità

08 settembre 2026 | 12:00 | R. T.

L'analisi cromatografica ha rivelato che tutti e tre i campioni presentano un profilo lipidico tipico dei cereali, con una netta predominanza di acidi grassi polinsaturi (PUFA), che rappresentano tra il 60% e il 64% del totale. L'acido linoleico si conferma il protagonista indiscusso, seguito dall'acido oleico come principale acido grasso monoinsaturo.

La varietà Risciola si distingue per il profilo più favorevole: il 64,04% di PUFA contro il 60,71% di Carosella e il 60,23% di Saragolla. Ancora più significativo è il rapporto PUFA/SFA (acidi grassi saturi), che per Risciola raggiunge 3,91, contro 3,19 e 3,24 delle altre due varietà. Un valore più alto di questo rapporto è generalmente associato a un minore rischio cardiovascolare.

Cosa significano questi numeri per la salute?

Per tradurre i dati analitici in informazioni nutrizionali, i ricercatori hanno calcolato due indici ampiamente utilizzati:

  • Indice di aterogenicità (IA): valuta il potenziale di formazione di placche nelle arterie. Valori più bassi indicano un effetto cardioprotettivo.

  • Indice di trombogenicità (IT): misura la tendenza alla formazione di coaguli. Anche in questo caso, valori inferiori sono preferibili.

I tre grani antichi hanno mostrato valori molto bassi per entrambi gli indici (IA tra 0,18-0,21; IT tra 0,30-0,37), collocandosi nella stessa fascia di alimenti riconosciuti come fonti preziose di acidi grassi omega-3, come il pesce. Questo dato è particolarmente rilevante considerando che stiamo parlando di farine, un alimento base della dieta mediterranea.

Fitosteroli: il lato nascosto dei grassi del grano

Oltre agli acidi grassi, lo studio ha analizzato i fitosteroli, composti biologicamente attivi noti per la loro capacità di ridurre il colesterolo LDL nel sangue. Il β-sitosterolo è risultato lo sterolo predominante in tutti i campioni (38-48% del totale), come tipico del profilo dei cereali.

La vera sorpresa arriva da Saragolla: questa varietà di grano duro presenta una percentuale significativamente più alta di fitostanoli (campestanolo e sitostanolo), che sono le forme saturate dei fitosteroli. Mentre Risciola e Carosella contengono rispettivamente il 10,78% e l'8,84% di sitostanolo, Saragolla ne raggiunge il 15,67% - una differenza sostanziale con implicazioni nutrizionali interessanti.

I fitostanoli sono particolarmente apprezzati in campo nutrizionale perché competono più efficacemente con il colesterolo per l'assorbimento intestinale e sono stati associati a effetti benefici nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Questo profilo distintivo potrebbe rendere Saragolla particolarmente adatta per lo sviluppo di alimenti funzionali.

La spettroscopia FTIR: uno sguardo molecolare

L'analisi spettroscopica ha fornito un complemento visivo ai dati cromatografici. La banda intorno a 3006 cm⁻¹, indicativa dei doppi legami cis tipici degli acidi grassi insaturi, è risultata più intensa per Risciola, confermando il suo maggior contenuto di PUFA.

Nella frazione dei fitosteroli, la regione tra 870 e 800 cm⁻¹ ha mostrato assorbimenti particolarmente pronunciati per Saragolla, probabilmente legati al suo peculiare profilo di fitostanoli. Questa tecnica si conferma uno strumento rapido e non distruttivo per ottenere informazioni preliminari sulla composizione lipidica, con potenziali applicazioni nel controllo qualità delle farine.

Attività antiradicalica: due facce della stessa medaglia

I test antiradicalici hanno rivelato un comportamento diverso a seconda del saggio utilizzato:

  • Test DPPH: ha evidenziato differenze significative tra le varietà, con Risciola e Carosella che hanno mostrato un'attività maggiore rispetto a Saragolla (ID₅₀ di 3,20, 3,18 e 4,18 mg/mL rispettivamente).

  • Test ABTS: tutti i campioni hanno mostrato un'elevata attività, con ID₅₀ molto simili tra loro (0,29-0,38 mg/mL).

Questa differenza è attribuibile alla diversa chimica dei due radicali: il DPPH è più sensibile alla struttura molecolare degli antiossidanti e può essere influenzato da ingombro sterico, mentre l'ABTS rileva uno spettro più ampio di composti. L'approccio combinato fornisce quindi una valutazione più completa della capacità antiradicalica degli estratti lipidici.

L'analisi multivariata: un quadro d'insieme

L'analisi delle componenti principali (PCA) e gli heatmap hanno permesso di visualizzare le differenze composizionali in modo integrato:

  • Per gli acidi grassi: Risciola si posiziona separatamente, in direzione degli acidi linoleico e linolenico, mentre Carosella e Saragolla si distinguono lungo il secondo asse, rispettivamente verso acido stearico e oleico.

  • Per i fitosteroli: Saragolla si allontana nettamente dalle altre due varietà, in direzione di campestanolo e sitostanolo, confermando il suo profilo unico.

Questi modelli esplorativi suggeriscono che la composizione lipidica può fungere da "impronta digitale" per discriminare le varietà, con potenziali applicazioni nella tracciabilità e nella valorizzazione delle produzioni locali.

Implicazioni per il settore cerealicolo

I risultati di questo studio offrono spunti concreti per l'industria alimentare:

  1. Selezione varietale mirata: per prodotti che puntano a un profilo lipidico ottimale, Risciola potrebbe essere preferita per il suo favorevole rapporto PUFA/SFA.

  2. Sviluppo di alimenti funzionali: Saragolla, con il suo arricchimento in fitostanoli, potrebbe essere valorizzata per formulazioni a beneficio del controllo del colesterolo.

  3. Tracciabilità e certificazione: i profili lipidici potrebbero integrare i sistemi di controllo qualità per autenticare le produzioni di varietà antiche.

Lo studio sottolinea inoltre l'importanza di considerare la qualità piuttosto che la quantità dei lipidi: sebbene il contenuto lipidico totale non differisse significativamente tra le varietà (1,95-2,55 g/100g), la composizione qualitativa ha rivelato differenze sostanziali con implicazioni nutrizionali rilevanti.

Limiti e prospettive future

È importante contestualizzare i risultati: le differenze osservate riflettono il comportamento delle cultivar in specifiche condizioni agronomiche (basso input, biologico) e in un singolo anno di coltivazione. Studi futuri con un disegno sperimentale che includa più anni e località potranno distinguere l'effetto del genotipo da quello ambientale.

Inoltre, la ricerca si è concentrata sulla composizione, ma non ha valutato la stabilità ossidativa dei lipidi. Dato l'elevato contenuto di PUFA, particolarmente suscettibili all'ossidazione, sarebbero utili studi specifici con marker di ossidazione per valutare la shelf-life delle farine e dei prodotti derivati.

Un patrimonio da valorizzare

Questo lavoro contribuisce a colmare una lacuna nella conoscenza delle varietà antiche di grano italiano, spesso relegate a produzioni di nicchia ma con potenzialità nutrizionali notevoli. La frazione lipidica, lungi dall'essere un mero componente energetico, si rivela un descrittore informativo della diversità composizionale e della qualità nutrizionale.

Risciola, Carosella e Saragolla rappresentano tre esempi di come la biodiversità cerealicola possa offrire profili differenziati, pronti per essere valorizzati in sistemi agroalimentari sostenibili e attenti alla salute del consumatore. La scelta della varietà giusta per la giusta applicazione potrebbe fare la differenza tra un prodotto "buono" e uno "ottimale" dal punto di vista nutrizionale.

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