Bio e Natura
Api domestiche e api selvatiche: il ritiro dei ghiacciai può influenzare la diffusione delle malattie tra gli impollinatori
Uno studio dell’Università Statale di Milano, condotto nell’area proglaciale del Mont Miné nelle Alpi svizzere, mostra come i cambiamenti del paesaggio legati al ritiro dei ghiacciai possano modificare le interazioni tra impollinatori e piante e, di conseguenza, il potenziale trasferimento di agenti patogeni tra le api domestiche e le diverse specie di api selvatiche
27 agosto 2026 | 11:00 | C. S.
Le api selvatiche e le api domestiche (Apis mellifera) svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione delle piante coltivate e spontanee, un processo essenziale per la biodiversità e la produttività agricola. Tuttavia, il declino globale delle popolazioni di api, legato a fattori come pesticidi, cambiamenti climatici, perdita di habitat e diffusione di malattie, rappresenta quindi una minaccia crescente per gli ecosistemi e rende sempre più urgente sviluppare strategie efficaci per la conservazione degli impollinatori, sia selvatici sia allevati.
Un aspetto particolarmente delicato è il rapporto tra api da miele e api selvatiche: le prime, spesso molto più abbondanti, possono competere con le specie selvatiche per le risorse disponibili e, in alcuni casi, contribuire alla diffusione di agenti patogeni.
Ora, un nuovo studio realizzato da un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano, coordinato da Carlo Polidori del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e Gianalberto Losapio del Dipartimento di Bioscienze, implementato da Andrea Ferrari della Libera Università di Bolzano e Giovanni Cilia del CREA-AA di Bologna e con la collaborazione della
University of Lausanne, ha analizzato come le trasformazioni del paesaggio legate al ritiro dei ghiacciai possano influenzare le interazioni indirette tra api da miele e api selvatiche e, in particolare, le dinamiche di trasmissione degli agenti patogeni.
La ricerca, pubblicata su Oikos, è stata condotta nell’area proglaciale del Mont Miné, nella Val d’Hérens, nel Canton Vallese, in Svizzera. Qui il progressivo ritiro del ghiacciaio ha lasciato scoperte, nel tempo, zone che rappresentano diverse fasi di evoluzione del paesaggio: da quelle “liberate” di recente dal ghiaccio, ancora caratterizzate da una vegetazione rada e pioniera, fino a quelle più “vecchie”, dove il ghiaccio si è ritirato da tempo e si sono sviluppati ambienti più maturi, con anche foreste fitte.
I ricercatori hanno utilizzato quest’area come laboratorio naturale per analizzare la presenza di cinque agenti patogeni, tre virus, un microsporidio e un protozoo, nelle api da miele e nelle api selvatiche, con l’obiettivo di valutare le dinamiche della loro trasmissione tra i due gruppi.
Dalle analisi è emerso che tutti gli agenti patogeni studiati erano presenti nelle api da miele, mentre solo due sono stati rilevati nelle api selvatiche. Per uno dei virus analizzati, inoltre, sono stati identificati ceppi differenti nei due gruppi di impollinatori.
Questa separazione potrebbe dipendere dal diverso utilizzo delle risorse floreali: le api domestiche, in particolare, tendono a nutrirsi su poche specie di piante poco frequentate dalle api selvatiche. Questo comportamento riduce le occasioni di contatto indiretto attraverso i fiori e, di conseguenza, anche le possibilità di trasmissione delle malattie.
Lo studio ha tuttavia evidenziato che l’abbondanza di uno dei virus aumenta, in generale per tutte le api, nelle zone più mature dell’ambiente proglaciale, cioè dove, dopo il ritiro del ghiacciaio, la vegetazione ha avuto più tempo per svilupparsi.
“Questo risultato suggerisce che le trasformazioni del paesaggio indotte dal ritiro glaciale possano modificare in futuro le reti ecologiche, aumentando le occasioni di contatto tra api da miele e api selvatiche e favorendo la diffusione delle malattie. Il ritiro glaciale è infatti un fattore ancora poco studiato, ma sempre più rilevante: rappresenta uno degli indicatori più evidenti del cambiamento climatico e, secondo le proiezioni attuali, quasi la metà dei ghiacciai del mondo potrebbe scomparire entro il 2100. Inoltre, le api domestiche vengono sempre più spesso portate in ambienti proglaciali, rendendo ancora più importante capire come questi paesaggi in trasformazione possano influenzare le interazioni tra le specie”, spiega Carlo Polidori.
“Comprendere questi processi è fondamentale per sviluppare strategie efficaci di conservazione degli impollinatori e dei servizi ecosistemici che essi garantiscono. Studi condotti in diversi contesti di ritiro glaciale e con differenti densità di api potranno chiarire ulteriormente il legame tra la struttura delle reti pianta–impollinatore e la trasmissione dei patogeni tra diverse specie di api”, conclude Gianalberto Losapio.
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