Negli ultimi anni si assiste a un crescente interesse verso le varietà antiche di frumento, quelle selezionate nella prima metà del Novecento, spesso considerate erroneamente dal grande pubblico come più adatte ai soggetti intolleranti al glutine. Questa tendenza ha spinto molti agricoltori a riscoprire queste varietà, creando filiere corte a forte valenza territoriale, spesso abbinate a pratiche di agricoltura biologica e a processi di trasformazione artigianale.
Proprio in questo contesto si inserisce lo studio condotto dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e del CREA, che ha voluto valutare la resistenza naturale di 40 varietà antiche di frumento tenero nei confronti di due tra i più temibili nemici delle colture cerealicole: i funghi del genere Fusarium e Alternaria, responsabili della produzione di micotossine potenzialmente dannose per la salute umana e animale.
La ricerca ha preso in considerazione quattro campi sperimentali situati nelle province di Bergamo, Vercelli e Pavia, coltivati secondo i dettami dell'agricoltura biologica, e ha monitorato l'andamento delle contaminazioni fungine e da micotossine nelle annate agrarie 2022-2023 e 2023-2024. L'obiettivo era comprendere se queste varietà, ormai dimenticate, possiedano una resistenza naturale paragonabile o addirittura superiore a quella delle varietà moderne, e se i loro metaboliti secondari, come gli alchilresorcinoli, possano fungere da scudo naturale contro l'attacco dei patogeni.
Andamento climatico e contaminazione da micotossine: un rapporto inverso
Le condizioni meteorologiche delle due stagioni di crescita si sono rivelate profondamente diverse, influenzando in modo marcato la presenza e la concentrazione delle micotossine. Nella primavera del 2023, le precipitazioni sono state moderate e le temperature relativamente elevate per il periodo, condizioni che hanno limitato la produzione di deossinivalenolo, la principale tossina prodotta da Fusarium, ma hanno favorito la presenza di tossine prodotte da Alternaria. Al contrario, la primavera del 2024 è stata caratterizzata da piogge abbondanti e frequenti, accompagnate da temperature inferiori alla media stagionale, creando un ambiente ideale per lo sviluppo di Fusarium e la conseguente produzione di deossinivalenolo.
I dati raccolti evidenziano un andamento opposto tra i due gruppi di micotossine: mentre nel 2023 si è registrata una contaminazione da deossinivalenolo contenuta ma una presenza più significativa di tossine da Alternaria, nel 2024 la situazione si è capovolta, con un netto aumento del deossinivalenolo e una contestuale riduzione delle tossine da Alternaria. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato non solo dalle diverse condizioni climatiche, ma anche da un possibile effetto di competizione tra i due generi fungini, come già osservato in precedenti studi in cui un'infezione da Fusarium superiore al 25% mostrava un'attività antagonista nei confronti di Alternaria.
Un dato particolarmente significativo emerso dalla ricerca riguarda i livelli di contaminazione da deossinivalenolo nelle varietà antiche studiate, confrontati con quelli riscontrati in varietà moderne di frumento coltivate nelle stesse aree geografiche secondo pratiche convenzionali. Nel 2023, le varietà moderne mostravano valori compresi tra il limite di rilevabilità e 316,4 microgrammi per chilo, mentre nel 2024 la contaminazione saliva fino a 678,9 microgrammi per chilo. Le varietà antiche oggetto dello studio hanno presentato livelli di contaminazione del tutto comparabili, se non inferiori, a quelli delle varietà moderne, suggerendo che la loro reintroduzione non comporti necessariamente un rischio maggiore di contaminazione da micotossine.
Varietà più e meno resistenti: un patrimonio genetico da valorizzare
L'analisi delle diverse varietà ha rivelato un quadro variegato, con livelli di contaminazione molto differenti tra loro. Alcune varietà hanno mostrato una suscettibilità costante alla contaminazione in entrambi gli anni, mentre altre hanno manifestato problemi solo nel 2024, probabilmente a causa delle abbondanti precipitazioni primaverili. Le varietà della famiglia Gentil Rosso, originarie della Toscana e caratterizzate da un'alta statura e resistenza alla ruggine, hanno mostrato livelli di contaminazione non trascurabili nella maggior parte degli accessioni, con l'eccezione della varietà Gentil Rosso 48 che ha mantenuto livelli contenuti in entrambi gli anni.
Particolarmente interessante è il comportamento di quattro varietà che hanno dimostrato una resistenza costante, mantenendo livelli bassi sia di deossinivalenolo che di tossine da Alternaria in tutte le condizioni ambientali: Dante, Quaderna TA00835, Villa Glori TA01198 e Ardito. Queste quattro varietà, selezionate dal celebre genetista Nazareno Strampelli nei primi decenni del Novecento, condividono un pedigree simile, derivante dall'incrocio Wilhelmina Tarwe, Rieti e Akagomugi, e rappresentano un patrimonio genetico di inestimabile valore per la coltivazione biologica.
Dal punto di vista agronomico, le varietà più resistenti alla contaminazione da micotossine presentavano caratteristiche comuni: un'altezza della pianta inferiore a 120 centimetri, una ridotta tendenza all'allettamento, una resa in granella superiore a 3,5 tonnellate per ettaro e un contenuto di umidità alla raccolta inferiore al 13%. Questi parametri possono rappresentare utili indicatori per gli agricoltori che intendono selezionare le varietà più adatte alle proprie condizioni colturali.
Il ruolo degli alchilresorcinoli: una difesa naturale da approfondire
Un aspetto particolarmente innovativo dello studio ha riguardato l'analisi del contenuto di alchilresorcinoli, composti fenolici presenti naturalmente nella crusca del frumento e noti per la loro capacità di difendere la pianta dalle infezioni fungine, in particolare da Fusarium. Studi precedenti avevano infatti dimostrato che questi metaboliti secondari sono in grado di contrastare la crescita del fungo e la produzione di deossinivalenolo.
In questo contesto, i ricercatori hanno voluto verificare se esistesse una correlazione tra il rapporto tra diversi tipi di alchilresorcinoli (in particolare AR21/17 e AR21/19) e il livello di contaminazione da micotossine. I risultati hanno mostrato solo correlazioni deboli e non sempre significative, con coefficienti di correlazione compresi tra 0,2746 e 0,3912. Questo dato suggerisce che, sebbene gli alchilresorcinoli svolgano un ruolo nella difesa naturale della pianta, il loro contenuto non può essere considerato un indicatore affidabile per prevedere la suscettibilità delle diverse varietà di frumento tenero alla contaminazione da micotossine.
È interessante notare che questo risultato si discosta da quanto osservato in studi precedenti che confrontavano varietà con diversi livelli di ploidia, dove le correlazioni risultavano più significative. Probabilmente, quando si considerano esclusivamente varietà di frumento tenero, la variabilità genetica è minore e altri fattori, come le interazioni genetiche più complesse o le condizioni ambientali specifiche, possono avere un peso maggiore nel determinare la resistenza alla contaminazione fungina.
Consigli pratici per gli agricoltori
Alla luce dei risultati emersi da questo studio, è possibile fornire alcune indicazioni utili per gli agricoltori che intendano reintrodurre varietà antiche di frumento nei propri sistemi colturali, specialmente in regime di agricoltura biologica. La scelta della varietà rappresenta il fattore determinante per limitare il rischio di contaminazione da micotossine, e tra le varietà storiche studiate, quelle selezionate da Strampelli, in particolare Dante, Quaderna TA00835, Villa Glori e Ardito, hanno dimostrato una resistenza costante e affidabile. Queste varietà, oltre a presentare una buona tolleranza ai patogeni, mostrano caratteristiche agronomiche favorevoli come altezza contenuta, limitato allettamento e rese soddisfacenti.
È fondamentale considerare che le condizioni meteorologiche giocano un ruolo determinante nella contaminazione da micotossine, con annate più piovose che favoriscono lo sviluppo di Fusarium. In tali circostanze, la scelta di varietà geneticamente resistenti diventa ancora più strategica, soprattutto in assenza della possibilità di ricorrere a fungicidi di sintesi, come previsto dal disciplinare dell'agricoltura biologica. La rotazione colturale e le buone pratiche agronomiche, come l'interramento dei residui colturali e la preparazione accurata del letto di semina, restano comunque strumenti fondamentali per limitare l'inoculo fungino nel terreno.
Per quanto riguarda la valutazione della resistenza varietale, i risultati suggeriscono che il contenuto di alchilresorcinoli non rappresenta un indicatore affidabile per le varietà di frumento tenero, per cui è consigliabile basarsi su dati sperimentali diretti e osservazioni in campo piuttosto che su indicatori biochimici indiretti. Il monitoraggio delle condizioni meteorologiche durante la primavera, periodo critico per le infezioni da Fusarium, può aiutare a prevedere il rischio di contaminazione e a programmare eventuali interventi di gestione, come l'anticipo della raccolta in caso di condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo fungino.
Le prove condotte hanno evidenziato che i livelli di contaminazione da deossinivalenolo riscontrati nelle varietà antiche sono paragonabili, se non inferiori, a quelli delle varietà moderne coltivate nelle stesse aree, sfatando il mito di una maggiore suscettibilità delle varietà storiche. Questo dato rassicurante suggerisce che la loro reintroduzione in coltivazione, se accompagnata da un'adeguata selezione varietale e da buone pratiche agronomiche, non comporta rischi aggiuntivi per la sicurezza alimentare e anzi può rappresentare un'opportunità per diversificare la produzione e valorizzare il patrimonio genetico locale.
Conclusioni
Lo studio condotto su 40 varietà antiche di frumento tenero ha permesso di identificare risorse genetiche preziose per la coltivazione biologica, dimostrando che alcune di queste varietà possiedono una resistenza naturale alla contaminazione da micotossine paragonabile o superiore a quella delle varietà moderne. La selezione operata da Strampelli, in particolare, ha prodotto varietà che mantengono una buona tolleranza ai patogeni anche in condizioni ambientali sfavorevoli, come quelle verificatesi nella primavera del 2024.
Rimangono tuttavia da approfondire i meccanismi molecolari alla base di questa resistenza, che non sembra essere riconducibile esclusivamente al contenuto di alchilresorcinoli, aprendo la strada a future ricerche che potrebbero identificare marcatori genetici utili per programmi di miglioramento varietale mirati. La conoscenza delle interazioni tra condizioni climatiche, pratiche agronomiche e varietà coltivate rimane fondamentale per gestire in modo sostenibile il rischio da micotossine, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico che rende sempre più imprevedibili le condizioni meteorologiche durante i periodi critici per lo sviluppo dei patogeni fungini.
Per gli agricoltori, la scelta consapevole della varietà, accompagnata da un'attenta gestione agronomica, rappresenta la strategia più efficace per ottenere produzioni di qualità nel rispetto dell'ambiente e della sicurezza alimentare, valorizzando al contempo un patrimonio genetico di inestimabile valore storico e culturale.





