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Il riscaldamento globale risveglia il carbonio "stabile" del suolo

Il riscaldamento globale risveglia il carbonio

L'esperimento più lungo del mondo nella foresta di Harvard sconvolge le previsioni climatiche: anche la materia organica ritenuta indistruttibile si decompone con l'aumento delle temperature, liberando CO₂ e innescando un pericoloso effetto a catena

23 luglio 2026 | 10:00 | R. T.

Per quasi quarant'anni, un gruppo di scienziati ha tenuto sotto osservazione un pezzo di terra nel cuore della foresta di Harvard, riscaldandolo ininterrottamente di 5°C rispetto al terreno circostante. Oggi, quei dati raccontano una storia che nessuno si aspettava: il carbonio "stabile" – quello che si credeva potesse restare imprigionato nel suolo per secoli – inizia a cedere. E con lui, rilascia nell'aria quantità di anidride carbonica che i modelli climatici avevano finora sottovalutato.

A firmare la scoperta è Jerry Melillo, scienziato del Marine Biological Laboratory, che ha dedicato 37 anni della propria carriera a questo esperimento, il più longevo al mondo sul riscaldamento dei suoli forestali. L'obiettivo iniziale era semplice: simulare l'estremo superiore delle proiezioni di riscaldamento globale previste agli albori dello studio, negli anni Ottanta. Oggi, quei 5°C in più sono diventati un campanello d'allarme.

Il ruolo chiave dei microbi: motori invisibili del cambiamento

Il segreto di questa trasformazione sta nei microbi, gli organismi invisibili che popolano il suolo e che svolgono un lavoro essenziale: decompongono la materia organica e restituiscono al terreno gli elementi nutrienti necessari per la crescita delle piante.

Quel che gli scienziati hanno osservato nel corso del quarto decennio di riscaldamento è stata una vera e propria svolta: le frazioni più resistenti della sostanza organica, quelle che per anni avevano opposto resistenza alla decomposizione, hanno cominciato a rompersi. Era la prova che nemmeno il carbonio considerato "stabile" è al sicuro dal calore.

Un circolo vizioso che accelera il cambiamento climatico

La scoperta non è solo un dettaglio scientifico: è l'innesco di un meccanismo a catena che gli esperti definiscono "feedback positivo". Più la Terra si scalda, più i suoli rilasciano carbonio. Più carbonio finisce in atmosfera, più il pianeta si riscalda. E più si riscalda, più i suoli continuano a emettere.

Questo circolo vizioso potrebbe trasformare le foreste – oggi considerate dei polmoni verdi in grado di assorbire CO₂ – in fonti nette di emissioni, molto prima di quanto ipotizzato finora. Le temperature globali medie sono già aumentate di circa 1,1-1,4°C dall'epoca preindustriale, e il nuovo studio suggerisce che il suolo potrebbe contribuire a un'impennata ulteriore.

Melillo, tuttavia, non si lascia andare al pessimismo: "Se riduciamo drasticamente le emissioni di CO₂ dalla combustione di combustibili fossili e freniamo la deforestazione, l'aumento previsto sarà minore." Il futuro, insiste, è ancora nelle nostre mani.

Modelli climatici più precisi grazie a quattro decenni di dati

Il valore più grande di questa ricerca, però, è probabilmente nell'uso che se ne potrà fare. Gli scienziati del clima potranno ora inserire nei loro modelli questo nuovo processo – la decomposizione tardiva del carbonio stabile – per affinare le proiezioni future. Si potrà stimare con maggiore accuratezza il "budget di carbonio" rimanente, ovvero la quantità massima di CO₂ che possiamo ancora emettere senza superare la soglia critica dei 2°C di riscaldamento globale.

La lezione che arriva dalla foresta del Massachusetts è chiara: il suolo non è uno scrigno eterno. È un sistema vivo, che respira, si adatta e, se sottoposto a calore prolungato, si risveglia. E quel risveglio potrebbe cambiare i conti del clima per decenni a venire.

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