Bio e Natura
Il pioppo nelle nuove strategie del governo italiano
Il pioppo non viene considerato soltanto come coltura specializzata per la produzione di tondame destinato all’industria, ma anche come componente di sistemi policiclici, fasce tampone e forme diverse di agroforestazione
23 luglio 2026 | 16:00 | Marcello Ortenzi
L’utilizzo del Pioppo non è molto conosciuto In Italia pur essendo da decenni una delle esperienze più concrete di produzione nazionale di legno fuori foresta, con una filiera industriale strutturata, e una domanda di materia prima che, oggi, il nostro Paese non riesce a soddisfare pienamente. Paolo Mori sul Magazine Sherwood evidenzia il recente documento su “Azioni dirette al rafforzamento della bioeconomia circolare del pioppo” prodotto a maggio dal Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, che fa riferimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il documento tenta di comporre una visione unitaria tra competenze agricole, forestali, ambientali, industriali, scientifiche ed economiche per rilanciare il settore. Innanzi tutto si vuole un ampliamento del campo di intervento della pioppicoltura. Il pioppo non viene considerato soltanto come coltura specializzata per la produzione di tondame destinato all’industria, ma anche come componente di sistemi policiclici, fasce tampone e forme diverse di agroforestazione. In questa prospettiva, la filiera produttiva non è separata dalle funzioni ambientali, ma può diventare parte di un paesaggio agricolo più articolato, capace di integrare in maniera più efficace e consapevole produzione, protezione dei suoli, regolazione idrica e miglioramento della biodiversità. Di notevole interesse è la proposta di un Piano nazionale per il rafforzamento della filiera pioppicola italiana. Un Piano che, dovrebbe integrare strumenti di politica agricola, ambientale e industriale, superando le contrapposizioni tra interessi settoriali e individuando con criteri condivisi le superfici più vocate, sulle quali concentrare risorse e finanziamenti. Quindi rafforzare l’Osservatorio Nazionale del Pioppo e di rendere stabile un gruppo di lavoro presso il Coordinamento nazionale per la bioeconomia, coinvolgendo Ministeri, Regioni, mondo produttivo e ricerca. Si propone la creazione di un Cluster nazionale sul pioppo pensato, tra l’altro, come strumento operativo per coordinare Regioni, imprese, enti di ricerca e soggetti della filiera. Dovrebbe essere il soggetto facilitatore capace di dare continuità alle iniziative e di trasformare gli accordi in lavoro quotidiano. Ci sono poi ruoli specifici ai diversi soggetti istituzionali: al MASAF il rafforzamento dell’Osservatorio e il rilancio del CREA di Casale Monferrato; al MIMIT il collegamento con le politiche industriali e l’innovazione nella trasformazione; al MEF l’analisi di incentivi, sgravi, contributi e strumenti assicurativi; al MUR il coordinamento della ricerca sui nuovi impieghi del legno di pioppo; alle Regioni l’attuazione progressiva degli impegni già sottoscritti.
Una criticità del settore sono gli impianti in aree golenali, in genere zone favorevoli alla coltura, ma in qui esistono esigenze idrauliche, ambientali e di ripristino della naturalità fluviale. I timori riguardano possibili espropri, divieti o forti limitazioni alle piantagioni, anche in relazione ai piani di bacino, alla gestione dei sedimenti e ai progetti di recupero ambientale finanziati dal PNRR. Per affrontare queste difficoltà si propongono le linee guida per la coltivazione dei pioppi nelle aree golenali e nelle fasce di mobilità degli alvei, da costruire su basi scientifiche e con decisioni condivise tra MASE, MASAF, CREA, Regioni e portatori di interesse. Anche la creazione di un portale web nazionale per la pioppicoltura italiana: sarebbe uno strumento di diffusione delle informazioni sullo sviluppo del settore, spazio capace di raccogliere dati, informazioni tecniche, aggiornamenti normativi, strumenti di supporto alle decisioni, servizi ecosistemici, certificazioni, mappe e materiali utili a imprese, tecnici.
Chissà che proprio grazie al pioppo, non si riesca finalmente ad arrivare a quel Piano nazionale di settore capace non solo di aumentare le superfici coltivate, ma di dare stabilità, prospettiva e riconoscimento alla produzione di legname da piantagioni fuori foresta.
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