Bio e Natura
Agrovoltaico, la tecnologia che può ridurre i costi agricoli e frenare il caro prezzi alimentari
La combinazione tra coltivazioni agricole e impianti fotovoltaici potrebbe tagliare fino al 60% i consumi idrici e ridurre i costi operativi delle aziende agricole
01 giugno 2026 | 12:00 | R. T.
L’aumento dei prezzi alimentari in Spagna, cresciuti di circa il 40% dal 2021 secondo l’ultimo rapporto di EAE Business School, sta accelerando la ricerca di soluzioni tecnologiche capaci di ridurre i costi strutturali del settore agricolo. Un fenomeno alimentato da condizioni climatiche sempre più estreme, scarsità d’acqua e rincari energetici che mettono sotto pressione la redditività delle aziende agricole.
Secondo studi dell’Istituto di Potsdam e della Banca Centrale Europea, gli effetti del cambiamento climatico potrebbero continuare a incidere sull’inflazione alimentare anche nei prossimi anni, con aumenti aggiuntivi compresi tra lo 0,9% e il 3,2% annuo fino al 2035.
In questo scenario, il tema dell’acqua è diventato centrale. L’agricoltura assorbe circa il 72% del consumo globale di acqua dolce, secondo i dati della FAO, mentre regioni agricole come Andalusia ed Estremadura stanno affrontando cicli di siccità sempre più frequenti e prolungati, con effetti diretti sui costi di irrigazione e sulla produttività delle colture.
Tra le tecnologie considerate più promettenti emerge l’agrovoltaico, un sistema che integra la produzione agricola con la generazione di energia solare attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici sopra le coltivazioni.
Secondo i dati diffusi da AlphaTracker, azienda specializzata in strutture e sistemi di inseguimento solare per impianti fotovoltaici e agrovoltaici, una azienda agricola di circa 10 ettari potrebbe ridurre i costi operativi annuali tra 15.000 e 40.000 euro grazie all’adozione di queste infrastrutture.
I risparmi derivano principalmente dalla riduzione del consumo d’acqua, dell’energia necessaria per il pompaggio, oltre che da un minore utilizzo di fertilizzanti e pesticidi. Un effetto che, secondo gli operatori del settore, potrebbe avere ricadute anche sul prezzo finale degli alimenti.
“Questi risultati non dipendono da un solo fattore, ma dalla combinazione di condizioni agronomiche differenti: meno stress idrico, minori danni da calore e una ridotta dipendenza dagli input esterni”, ha spiegato José Antonio Maldonado, CEO e fondatore di AlphaTracker.
Le strutture agrovoltaiche generano infatti una ombreggiatura parziale che riduce l’evaporazione del suolo e limita lo stress termico delle piante. Secondo l’azienda, il fabbisogno di irrigazione può diminuire fino al 60%, mentre la temperatura del terreno resta compresa tra 25 e 30 gradi, contro i 50-60 gradi che possono essere raggiunti durante le ondate di calore estive in piena esposizione solare.
Il controllo delle temperature contribuisce a limitare danni ai frutti, colpi di calore e perdite di raccolto dovute agli eventi climatici estremi. In alcuni casi, inoltre, l’ombreggiamento parziale consente di prolungare la finestra produttiva di alcune colture di due o quattro settimane, favorendo l’accesso a periodi di mercato caratterizzati da prezzi più elevati.
I dati raccolti da AlphaTracker su progetti monitorati negli ultimi tre anni indicano una resa media pari al 98% rispetto alle coltivazioni tradizionali, ma con un utilizzo significativamente inferiore di risorse.
L’agrovoltaico si sta diffondendo soprattutto nelle colture più esposte allo stress idrico e climatico, come kiwi, agrumi, frutti rossi, oliveti, meloni, piante aromatiche e pascoli. In Paesi come Germania e Italia, il modello consente inoltre agli agricoltori di diversificare i ricavi combinando produzione agricola, energia rinnovabile e redditi derivanti dall’utilizzo del terreno.
Un modello ibrido che potrebbe diventare sempre più strategico in un contesto di crescente instabilità climatica e pressione sui costi della filiera agroalimentare.
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