Bio e Natura
La semina anticipata del grano duro riduce il rischio siccità
Uno studio condotto nelle province di Matera e Potenza dimostra che anticipare la semina a metà novembre e ottimizzare l’irrigazione può limitare significativamente le perdite produttive causate dalla siccità, soprattutto nelle aree interne più resilienti
26 maggio 2026 | 15:00 | R. T.
La siccità rappresenta una delle principali minacce per i sistemi cerealicoli del Mediterraneo e i cambiamenti climatici stanno aggravando ulteriormente la situazione. In questo contesto, individuare strategie agronomiche efficaci e sostenibili diventa fondamentale per garantire stabilità produttiva e uso efficiente delle risorse idriche. È quanto emerge da uno studio dedicato al frumento duro in Basilicata, che ha analizzato l’efficacia di due strategie di adattamento: lo spostamento della data di semina e la modulazione dell’irrigazione.
La ricerca ha preso in esame due aree rappresentative del territorio lucano, le province di Matera e Potenza, valutando tre epoche di semina – metà novembre, fine novembre ed inizio dicembre – abbinate a differenti livelli irrigui: irrigazione piena, deficit irrigation al 75%, 50% e 25%, oltre alla conduzione in asciutta.
Per le simulazioni produttive è stato utilizzato il modello colturale CSM-CERES Wheat, alimentato con dati climatici, pedologici e gestionali relativi al periodo 1991-2023. A questo è stata associata un’analisi probabilistica basata su funzioni copula, utile a quantificare sia l’intensità delle perdite produttive sia la probabilità del loro verificarsi in relazione alla severità della siccità.
I risultati evidenziano una forte differenza territoriale. A Matera il rischio di perdite produttive dovute alla siccità resta elevato, con probabilità comprese tra il 36,6% e il 78,4% a seconda delle combinazioni colturali adottate. A Potenza, invece, il rischio si mantiene generalmente basso, fatta eccezione per la semina di inizio dicembre in condizioni non irrigue, dove la probabilità di perdita raggiunge il 55,9%.
Secondo lo studio, anticipare la semina a metà novembre rappresenta la strategia più efficace per mitigare gli effetti della carenza idrica. L’anticipo consente infatti alla coltura di evitare le fasi più critiche della siccità primaverile, migliorando l’utilizzo dell’umidità disponibile nel suolo durante le fasi fenologiche più sensibili.
Anche l’irrigazione, sia piena sia in deficit, contribuisce a ridurre il rischio di perdita produttiva. Nel caso di Potenza, tuttavia, le simulazioni mostrano che il frumento duro può essere coltivato con risultati soddisfacenti anche in asciutta, purché si adottino semine anticipate tra metà e fine novembre. Uno scenario che apre prospettive interessanti per sistemi colturali a basso input e minore consumo idrico.
Diversa la situazione a Matera, dove persino l’irrigazione piena non riesce ad annullare il rischio durante gli eventi siccitosi più estremi. In condizioni di siccità eccezionale, le perdite produttive stimate in asciutta raggiungono infatti fino a 4 tonnellate per ettaro per le semine di fine novembre.
Lo studio conclude che la combinazione tra semina anticipata e gestione irrigua razionale rappresenta un’importante leva di adattamento climatico per il frumento duro nel Mezzogiorno. Tuttavia, nelle aree più vulnerabili come Matera, saranno probabilmente necessarie ulteriori strategie integrate, tra cui l’impiego di varietà più tolleranti alla siccità, tecniche conservative del suolo e sistemi più efficienti di accumulo e gestione della risorsa idrica.
In un Mediterraneo sempre più esposto agli stress climatici, la capacità di adattare i calendari colturali e ottimizzare l’uso dell’acqua si conferma dunque una delle chiavi per garantire competitività e sostenibilità alla cerealicoltura italiana.
Bibliografia
Chummac, A. and Bonaccorso, B.: Mitigating Drought-Induced Yield Loss Risk for Durum Wheat through Optimized Planting Schedule and Irrigation in Southern Italy, EGU General Assembly 2026, Vienna, Austria, 3–8 May 2026, EGU26-12892
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