Bio e Natura
Le varietà di ciliegie più resistenti a insetti dannosi
Notevole impatto dell’andamento stagionale: un clima più secco e con minore piovosità (come, ad esempio, nel 2024) consente al frutto di aumentare il grado zuccherino e la sua compattezza, caratteristiche che insieme conferiscono una maggiore resistenza
25 maggio 2026 | 12:00 | C. S.
Il clima secco aiuta a rendere più compatta la polpa di alcune varietà di ciliegie, aumentandone il grado di protezione dagli attacchi di uno dei suoi principali 'nemici', il moscerino asiatico (Drosophila suzukii). È quanto emerge da una ricerca condotta da ENEA, diffusa in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio), che ha sviluppato un sistema di screening di laboratorio per valutare il grado di resistenza o suscettibilità delle diverse varietà a questo insetto che, dal suo arrivo in Italia dalla Cina, ha causato ingenti danni alla produzione cerasicola, in particolare nell’area laziale della Sabina, con perdite in alcuni casi superiori al 50%.
I ricercatori del laboratorio ENEA Agricoltura 4.0 hanno valutato la risposta delle diverse varietà di ciliegia all’attacco dell’insetto, utilizzando un allevamento artificiale del moscerino in condizioni controllate. Alla fine è stata definita una scala di suscettibilità delle varietà in base al danno calcolato su percentuale di frutti colpiti, numero di punture e sviluppo di larve e pupe.
“L’insieme di tutti i parametri analizzati ci ha portato a individuare quale combinazione di fattori biochimici, olfattivi, visivi e tattili influenza maggiormente il moscerino, determinando così il livello di suscettibilità o resistenza di una determinata varietà”, spiega Sergio Musmeci, entomologo presso il Laboratorio ENEA Agricoltura 4.0. “Dallo screening varietale – aggiunge – è emersa una minore suscettibilità all’attacco nelle varietà a polpa più consistente: queste hanno infatti mostrato un numero di punture generalmente inferiore rispetto alle altre, insieme a un ridotto tasso di sopravvivenza delle larve, con conseguente limitato livello di danno”.
Dai test effettuati dai ricercatori ENEA nelle diverse annate è emerso anche un notevole impatto dell’andamento stagionale: un clima più secco e con minore piovosità (come, ad esempio, nel 2024) consente al frutto di aumentare il grado zuccherino e la sua compattezza, caratteristiche che insieme conferiscono una maggiore resistenza. Infatti, se da un lato un’elevata dolcezza può comportare un incremento nel numero di punture sui frutti in alcune varietà, dall’altro questa inibisce fortemente il successivo sviluppo delle larve, specie in frutti a polpa molto compatta.
“L’andamento climatico causa l’aumento o la diminuzione della popolazione di insetti, sia direttamente, con la morte per disidratazione in clima più secco, sia indirettamente, modulando il grado di resistenza della varietà di ciliegie. Questo spiega, ad esempio, il diversissimo andamento delle due stagioni 2024 e 2025: più arida la prima, con bassissimi livelli di danno in campo, umida e piovosa la seconda con elevatissimi livelli di infestazione e con frutti più vulnerabili agli attacchi del moscerino, come abbiamo anche verificato nei nostri laboratori”, prosegue Musmeci.
La scala di suscettibilità delle diverse cultivar costituirà un’ulteriore preziosa informazione per lo sviluppo di un sistema integrato di monitoraggio nell’area della Sabina e nelle altre zone a vocazione cerasicola. Il sistema metterà in relazione andamento climatico, dinamiche di popolazione del moscerino nelle diverse aree e caratteristiche delle varietà coltivate. Ciò andrà a vantaggio degli operatori del settore, che non solo disporranno di informazioni più dettagliate per una corretta gestione del frutteto, ma potranno anche orientare in modo più consapevole la scelta varietale al momento del rinnovo degli impianti.
A differenza del normale moscerino della frutta (Drosophila melanoganster), il Drosophila suzukii, arrivato in Europa e in Italia nel 2015 dalla Cina, è in grado di attaccare frutti ancora sani che non presentano marciume. Su sollecitazione dei produttori dell’area sabina, nel 2016 si è costituito un gruppo di lavoro per sviluppare un nuovo approccio alla gestione del problema, coordinato da ARSIAL (Agenzia Regionale per l’Innovazione e lo Sviluppo dell’Agricoltura del Lazio). Da questo team è scaturito il progetto SIMODROFILA, finanziato dalla Regione Lazio, con il contributo scientifico di ENEA e CREA che hanno fornito agli agricoltori soluzioni a basso impatto per contenere la diffusione del moscerino, favorire la riduzione dei pesticidi, diminuire le perdite economiche e aumentare al contempo salubrità e valore aggiunto del prodotto.
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