Bio e Natura
COMPOST E FERTILIZZAZIONE ORGANICA
Il ruolo della sostanza organica è essenziale affinché il mantenimento dei parametri fisico-chimici del suolo possa ritenersi soddisfacente. Il compost si sta dimostrando negli ultimi anni un prodotto utile ed efficace per conservare una buona dotazione di humus
31 gennaio 2004 | Graziano Alderighi
La concimazione organica dei terreni è diventata una pratica sempre meno attuata anche a causa della scarsità di materiale organico utilizzabile in pieno campo. La specializzazione di alcuni territori su colture viticole, frutticole o florovivaistiche ha avuto, come conseguenza una riduzione significativa degli allevamenti zootecnici. Questo tuttavia non giustifica il continuo depauperamento dei nostri terreni, il cui tenore in sostanza organica sta progressivamente avvicinandosi a zero. Gli effetti benefici dell’humus nel suolo sono ben noti e ce ne siamo già ampiamente occupati (ndr TN 11 anno 1). Resta tuttavia da definire quali sono i mezzi agronomici più efficaci ed efficienti per mantenere, e possibilmente incrementare, la dotazione di sostanza organica dei nostri terreni.
Non si può parlare di compost senza prima aver fatto un breve accenno al processo con cui viene ottenuto.
Il compostaggio è una tecnica attraverso la quale viene controllato, accelerato e migliorato il processo naturale a cui va incontro qualsiasi sostanza organica per effetto della flora microbica naturalmente presente nell'ambiente. Si tratta di un "processo aerobico di decomposizione biologica della sostanza organica che avviene in condizioni controllate che permette di ottenere un prodotto biologicamente stabile in cui la componente organica presenta un elevato grado di evoluzione"(Keener et al., 1993).
Il processo di compostaggio si compone essenzialmente in due fasi:
- bio-ossidazione, nella quale si ha l'igienizzazione della massa: è questa la fase attiva caratterizzata da intensi processi di degradazione delle componenti organiche più facilmente degradabili
- maturazione, durante la quale il prodotto si stabilizza arricchendosi di molecole umiche: si tratta della fase di cura caratterizzata da processi di trasformazione della sostanza organica la cui massima espressione è la formazione di sostanze umiche.
Il processo di compostaggio può riguardare matrici organiche di rifiuti preselezionati (quali la frazione organica raccolta dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata o i residui organici delle attività agro-industriali) per la produzione di un ammendante compostato da impiegare in agricoltura o nelle attività di florovivaismo, noto come "Compost di qualità ".
Nel caso di trattamento dei rifiuti indifferenziati per il recupero della frazione organica tramite compostaggio, questi vengono avviati a sistemi di trattamento meccanico-biologico per la produzione della Frazione Organica Stabilizzata (FOS) da impiegare in usi diversi non agricoli, quali l'impiego per attività paesaggistiche e di ripristino ambientale (es. recupero di ex cave), o per la copertura giornaliera delle discariche.
Il compost si presenta quindi come un prodotto estremamente naturale, ottenuto dai nostri scarti, che possiamo reinserire nel ciclo produttivo a vantaggio delle colture.
Anche nei confronti del letame vaccino, il più comune ed utilizzato fertilizzante ed ammendante organico, i parametri sono di tutto rispetto.

La dotazione di sostanza organica è assolutamente confrontabile, addirittura per il compost derivato da scarti alimentari o fanghi il tenore d’azoto è superiore, 0,9% contro 0,55%. Non si riscontrano rilevanti differenze neppure in fosforo e potassio. L’umidità del compost è pari al 50%, valore che sale al 75% per il letame.
Ricordo che non tutto l’azoto presente nei concimi organici è prontamente assimilabile. Si stima che solo il 10-15% sia di pronto effetto, un altro 8-20% è mineralizzabile nel giro di un anno, mentre la restante parte resta di riserva.
Se volessimo ora utilizzare il compost per reintegrare la sostanza organica che si è mineralizzata nel corso di un anno, è necessario eseguire un rapido calcolo. Si parte dalla quantità di suolo fertile, 30 cm circa di profondità , 3.600.00 Kg/ha. Immaginando una dotazione di sostanza organica (s.o.) presente, dato che comunque si può desumere dall’analisi chimica del suolo, del 2%, abbiamo che la quantità di humus è pari a 72.00 kg. Ipotizzando un coefficiente di mineralizzazione annua pari al 1%, parametro che varia a seconda del tipo di suolo, delle condizioni ambientali e delle tecniche colturali adottate, risolviamo che il quantitativo di sostanza organica perso è pari a 720 kg/ha. A questo punto attraverso la formula:
s.o. da reintegrare X coefficiente isoumico X umidità del compost X s.o. contenuta nel compost
otteniamo la necessità di compost da interrare sul nostro terreno.
Il coefficiente isoumico indica quanto, presumibilmente, della sostanza organica contenuta nel concime diventerà effettivamente humus. Tale dato dovrebbe essere dichiarato dal produttore o commerciante del compost.
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