Bio e Natura
Nel polline c'è una miniera di nutrienti per il nostro corpo

Il polline va consumato fresco e non essiccato perchè con l'essiccazione perde circa il 90% dei benefici e soprattutto siccome filtra gli inquinanti, è necessario scegliere bene il produttore
28 maggio 2021 | Elisabetta De Blasi
Gli impollinatori e le angiosperme (piante con semi, fiori e frutti) hanno scelto di coevolversi, di migliorare insieme le loro caratteristiche adattandosi gli uni alle altre. Ci precedono di parecchi milioni di anni e questo vuol dire che le loro scelte evolutive sono state testate nella loro efficacia, più delle nostre. Ma di cosa è fatto il polline? E' una polvere, di differenti colori, a seconda della varietà botanica, costituita da cellule maschili riproduttive che andranno a generare il frutto e il seme. Visto al microscopio un granulo di polline ha una forma specifica che contraddistingue la specie vegetale da cui proviene che costituisce la parte esterna, la quale ha la funzione di proteggere la cellula. La forma, sempre diversa, è preziosa per il riconoscimento del miele, dove è riscontrabile un residuo del polline di ciò che hanno raccolto le api. Dentro questa capsula si nasconde il tesoro che nutrizionalmente a noi interessa raccogliere: aminoacidi, caroteni, aromi, polifenoli, fitosteroli, flavonoidi e vitamine liposolubili antiossidanti. Una bomba di nutrienti. Tutta la struttura dei pollini è progettata dalla Natura per proteggere l'elemento maschile da stress fisico e ossidazione.
La Natura ha inoltre progettato il polline per essere disperso, sia che si tratti di polline di piante anemofile che entomofile, ovvero sia che si facciano impollinare dal vento, per esempio come l'olivo, per cui avranno un polline notevolmente polverizzato, sia che si facciano impollinare dagli insetti pronubi per cui avranno una granulometria più grossolana, adatta anche ad essere 'lavorata'. In particolare in questo caso, la coevoluzione ha previsto un sistema di ricompensa per il servizio che gli insetti eseguono, individuabile nel nettare. Per una pianta produrre una sostanza zuccherina non è infatti un'attività dal basso dispendio energetico, ma permette una migliore riuscita dell'impollinazione grazie al sistema di ricompensa.
Per esempio l'ape mellifera individua alcune frequenze cromatiche di fiori che sono disponibili allo scambio/pagamento per il servizio di impollinazione e quindi si introduce nell'antera del fiore che ha una misura favorevole per i pronubi. Il suo corpo peloso s'impregna di polvere di polline e, caricandosi elettrostaticamente, se ne imbratta per bene. In più il polline è un cibo proteico importante per le api che lo impastano con la saliva e lo posizionano dietro le zampe, nelle cestelle, per trasportarlo all'interno dell'arnia.
Chiaramente, noi che siamo dei ladri di professione, abbiamo presto individuato le proprietà nutrizionali del polline e quindi ci sono dei sistemi per prelevarne una parte di quello che le api importano nell'arnia. Si applica, nell'ingresso dell'arnia, una sorta di sbarramento con dei fori che permettono alle api di passare, ma di perdere il carico delle cestelle, che cade in un cassettino da cui poi può essere prelevato agevolmente.
Cosa contiene il polline e perchè ci interessa? E' presto detto. E' un importante integratore naturale, molto ricco di fermenti lattici (addirittura da 1 a 10 milioni per grammo), presenta anche fibre beta-carotene (che l’organismo trasforma in vitamina A), vitamine del gruppo B, vitamina E, vitamina C, minerali (calcio, zinco, magnesio e fosforo), flavonoidi e fitosteroli. Va consumato fresco e non essiccato perchè con l'essiccazione perde circa il 90% dei benefici e soprattutto siccome filtra gli inquinanti, è necessario scegliere bene il produttore.
Ma la pianta che investe persino in un sistema di ricompensa, come fa ad essere sicura che le api o altri pronubi preferiranno le piante della stessa specie e non impollineranno un po' 'a caso'?
Nel momento in cui c'è una buona fonte nettarifera, le api preferiranno quella fino al sopraggiungere di una fonte nettarifera più ricca, tuttavia ci sono piante come gli agrumi che hanno trovato il modo di farsi preferire, aggiungendo delle sostanze che favoriscono la dipendenza, come la caffeina.
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