Bio e Natura

Albero di Natale naturale o artificiale: a guidarci è la scienza

I risultati preliminari sul Global Warming Potential, ovvero il potenziale di riscaldamento globale, indicano un impatto molto più importante delle materie prime e dei processi produttivi per gli alberi artificiali in confronto all’albero naturale

16 dicembre 2020 | Andrea Laschi, Enrico Marchi, Giacomo Goli

Ogni anno a Natale si ripropone il consueto dibattito sull’impatto ambientale dell’albero di Natale naturale o artificiale e su quale sia la scelta più responsabile in termini ambientali e sociali. Tale dibattito vede argomentazioni razionali sia da un lato che dall’altro.

Di seguito si elencano alcune argomentazioni favorevoli all’albero di Natale naturale:
• Non è prelevato in foresta, ma viene coltivato in terreni montani marginali che in caso contrario sarebbero semplicemente abbandonati. L’acquisto di un albero di Natale naturale non ha dunque nessun impatto sulle dinamiche delle foreste.
• E’ una coltura che prevede pochi interventi in campo, poche concimazioni, pochi trattamenti. E’ dunque una coltivazione molto semplice che usa poca energia e che ha basso impatto sull’ambiente.
• Viene coltivato in zone relativamente vicine alle zone di commercializzazione.
• La coltivazione viene praticata, spesso assieme ad altre colture come patate e mele, da piccole aziende che sono un patrimonio importante per l’economia delle zone montane. Queste coltivazioni forniscono un’importante fonte di reddito in zone con continua tendenza allo spopolamento.
• L’albero naturale, come tutti gli esseri viventi, è composto in gran parte da carbonio. Tale carbonio deriva dalla fissazione dell’anidride carbonica atmosferica attraverso la fotosintesi clorofilliana e per questo si chiama biogenico. Il carbonio biogenico, è considerato neutrale nell’ambito delle emissioni di carbonio perché proveniente dall’atmosfera e non da altri serbatoi (ad esempio il sottosuolo come nel caso dei prodotti petroliferi).

Alcune argomentazioni sfavorevoli all’albero di Natale naturale sono:
• Essendo un essere vivente è complesso tenerlo in vita per riutilizzarlo, soprattutto in un contesto urbano con clima relativamente caldo.

L’albero di Natale artificiale invece ha un profilo completamente diverso che comunque presenta le seguenti argomentazioni a favore:
• E’ estremamente facile da riutilizzare e può essere conservato anche per molti anni.
A queste argomentazioni favorevoli si oppongono tuttavia alcune argomentazioni sfavorevoli.
• E prevalentemente fatto in acciaio e PVC (o altre materie plastiche) che derivano da processi estrattivi e lavorazioni industriali con elevato impatto sull’ambiente (materie prime non rinnovabili).
• Viene fabbricato in contesti industriali esteri e poi trasportato presso la rete di distribuzione e vendita.

Al fine di valutare tutti questi aspetti in maniera scientifica e poter dunque paragonare gli impatti ambientali dell’uno o dell’altro, presso l’Università di Firenze è in corso una ricerca di analisi del ciclo di vita dell’albero naturale e artificiale. Tale ricerca vede coinvolti un laureato in Scienze e Tecnologie dei Sistemi Forestali (Lapo Azzini) e personale dei dipartimenti DAGRI (Andrea Laschi, Giacomo Goli, Francesco Paolo Nicese, Enrico Marchi) e DIEF (Massimo Delogu, Francesco Del Pero). L’analisi del ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assessment) si occupa, attraverso una metodologia standardizzata, di definire gli impatti ambientali di materiali e processi industriali incluso lo smaltimento a fine vita. La ricerca è ancora in corso ed è stata svolta utilizzando come termine di paragone (unità funzionale) tre prodotti differenti:
• un albero di Natale naturale di 1,5 m di altezza prodotto in Casentino, venduto a Firenze e compostato a fine vita;
• un albero di Natale artificiale modello “base” di 1,5 m di altezza prodotto in PRC, venduto a Firenze e smaltito in discarica;
• un albero di Natale artificiale “premium” più folto di quello “base” di 1,5 m di altezza prodotto in PRC, venduto a Firenze e smaltito in discarica.

I risultati preliminari sul Global Warming Potential (GWP – potenziale di riscaldamento globale) indicano un impatto molto più importante delle materie prime e dei processi produttivi per gli alberi artificiali in confronto all’albero naturale. Allo stesso modo il trasporto dalle PRC, pur non essendo il punto più critico, è relativamente più impattante rispetto alla filiera “corta” dell’albero naturale. I risultati provvisori ci indicano come, in termini di GWP, pur sostituendo tutti gli anni l’albero di Natale naturale, al fine di raggiungere il pareggio degli impatti, l’albero modello “base” dovrebbe essere riutilizzato 11 volte mentre l’albero premium 29. Soltanto ipotizzando di sostituire l’albero naturale ogni due anni otterremmo un tempo di pareggio di 22 e 58 anni.
Concludendo: gli impatti calcolati mostrano come un albero artificiale modello “base”, realizzato minimizzando la quantità di materia prima impiegata, sul lungo periodo possa essere conveniente rispetto a quello naturale (se utilizzato per più di 11 anni considerando come alternativa un albero naturale da sostituire ogni anno). D’altro canto lo studio mostra anche come un albero di Natale artificiale “premium” presenti impatti estremamente rilevanti e tempi di pareggio difficilmente raggiungibili, suggerendo come possa essere più conveniente da un punto di vista ambientale rivolgersi all’albero naturale. Infine non sono trascurabili gli aspetti sociali che nel caso dell’abete naturale producono redditi in zone montane già spopolate e in prossimità dei centri di distribuzione e vendita piuttosto che in comparti industriali collocati in altri continenti.

Fonte: Accademia dei Georgofili - georgofili.info

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