Bio e Natura
Il colpo di fuoco batterico si diffonde grazie alle api
Le piante di melo e pero colpite da questa grave patologia subiscono una modificazione del profumo dei loro fiori che li rende meno attraenti per le api, ma non tanto da bloccare completamente l'opera degli insetti pronubi che diventano veicolo della malattia
07 febbraio 2019 | C. S.
Il profumo dei fiori di melo e di pero non è sempre lo stesso: un particolare patogeno batterico è in grado di modificarne l’aroma favorendo così la sua diffusione di fiore in fiore attraverso il lavoro delle api. A scoprire questa ingegnosa strategia di propagazione è stato un gruppo di ricerca delle università di Bologna e di Bolzano.
I risultati dello studio – pubblicati su The ISME Journal – mostrano come Erwinia amylovora, uno dei principali patogeni del melo e del pero, sia in grado di modificare la fragranza dei fiori negli alberi colpiti in modo che le api, ingannate dal nuovo bouquet di profumo, trasportino il batterio da una pianta all’altra.
Erwinia amylovora è noto per essere il responsabile del “Colpo di fuoco batterico”, una delle malattie infettive più gravi e insidiose per alberi da frutta diffusissimi come il pero e il melo. Nelle piante colpite, i fiori si tingono di scuro e le foglie avvizziscono fino a sembrare bruciate (da cui il nome, "Colpo di fuoco"). In breve tempo, l’infezione può progredire fino a causare la morte dell’intero albero. La pericolosità della malattia è aggravata in particolare dalla facilità con cui il batterio è in grado di diffondersi sfruttando l’opera degli insetti impollinatori. Ed è proprio su questo aspetto che si è concentrato il lavoro del gruppo di ricerca.
Gli studiosi hanno notato che, messe davanti alla scelta tra fiori sani e fiori colpiti dal batterio, le api mostrano una preferenza per quelli sani. Il motivo? Il diverso aroma emesso dai fiori malati. “La nostra ricerca – spiega Francesco Spinelli, docente dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio – mette in luce come Erwinia amylovora, uno dei principali patogeni del melo e del pero, sia in grado di cambiare il profumo dei fiori del suo ospite: una strategia che favorisce il passaggio del batterio dai fiori malati a quelli sani”.
Tutto nasce in realtà da una reazione naturale della pianta che, una volta colpita dal batterio, attiva le sue difese emettendo specifici composti volatili che le api sono in grado di percepire. “A seguito dell’infezione – continua il professor Spinelli – gli alberi reagiscono producendo alcuni composti odorosi, tra i quali c’è in particolare l’acido salicilico, una molecola chiave per i meccanismi di difesa delle piante ma anche un composto repellente per le api”.
I fiori degli alberi malati risultano quindi meno “attraenti” per le api rispetto a quelli sani. Perché allora l’infezione continua a diffondersi? “La reazione delle piante malate – spiega il docente – non è in grado di bloccare completamente l’opera delle api, che sono comunque spinte a posarsi sui fiori”. Il numero di api che raggiungono gli alberi malati, insomma, è minore rispetto a quante scelgono quelli sani, ma è comunque sufficiente a favorire la diffusione del batterio. “Una volta che un’ape si posa su un fiore malato, questa viene contaminata dal batterio e al tempo stesso si trova respinta dall’azione repellente dei composti odorosi prodotti dalla pianta malata. Di conseguenza, il fiore successivo che sceglierà probabilmente sarà quello di un albero ancora sano: in questo modo l’infezione continua a trasmettersi di pianta in pianta”.
Sfruttando le naturali reazioni di difesa delle piante e il lavoro delle api, Erwinia amylovora riesce così a diffondersi in modo rapido ed efficace. “Questo patogeno – conferma Francesco Spinelli – è in grado di manipolare in maniera molto raffinata l’interazione simbiotica tra pianta e impollinatori al fine di diffondere se stesso”. Un’abilità che può finire per mettere in pericolo intere coltivazioni.
Potrebbero interessarti
Bio e Natura
Scarti di caffè in giardino: attenzione alle formiche
La caffeina può acuire le menti delle formiche. Gli insetti a cui è stato somministrato zucchero contenente caffeina hanno imparato a trovare il cibo in modo più efficiente. Non erano più veloci, solo più concentrate, indicando un apprendimento migliorato
22 aprile 2026 | 14:00
Bio e Natura
La contaminazione dell'acqua con arsenico: un problema con la soluzione a casa
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato un limite per l'acqua potabile sicura di 10 microgrammi di arsenico per litro. Ricercatori americani hanno voluto creare una bustina di tè appositamente progettata per rimuovere gli ioni arsenico
19 aprile 2026 | 12:00
Bio e Natura
Non basta il Beewashing per la tutela della biodiversità
Rete Clima è in allarme sulle strategie di sostenibilità superficiali: la tutela degli ecosistemi passa per la rigenerazione degli habitat, non solo per l'allevamento di api domestiche
17 aprile 2026 | 13:00 | Marcello Ortenzi
Bio e Natura
Nuove mascherine da scarti agroindustriali
Rispetto agli odierni materiali filtranti in plastica di origine fossile, le membrane utilizzate per le mascherine hanno il doppio vantaggio di essere ambientalmente sostenibili e di rimuovere anche gli inquinanti più fini, come il PM2.5
17 aprile 2026 | 09:00
Bio e Natura
L'importanza del potassio per il grano post fioritura
Lo stress da siccità è un importante vincolo abiotico che limita gravemente la crescita, la formazione della resa e la qualità del grano. Un'adeguata fertilizzazione potassica aumenta la biomassa vegetale, la produzione e il peso di mille grani
14 aprile 2026 | 15:00
Bio e Natura
Ecco perchè il grano antico è competitivo e vigoroso
Nella selezione dell'antichità gli agricoltori preferifano grani vigorosi, a crescita rapida, per un controllo naturale delle malerbe. L'agricoltura moderna favorisce invece le piante meno competitive, dando priorità alla resa
09 aprile 2026 | 15:00