Bio e Natura
Le nuove opportunità per l'agricoltura di montagna
Le aree di montagna hanno perso negli ultimi dieci anni il 28% della superficie agricola utilizzabile, ma di contro ci sono segnali interessanti di rilancio, recupero e rivitalizzazione delle realtà imprenditoriali che resistono
09 febbraio 2018 | Marcello Ortenzi
Il Forum sull’agricoltura di montagna avvenuto in dicembre ha segnato una nuova tappa del percorso di discussione per le tematiche inerenti alla gestione e la valorizzazione delle aree montane. Organizzazioni professionali agricole e centri istituzionali e scientifici hanno impostato le analisi tendendo a due obiettivi: da un lato condividere esperienze e questioni che possano fornire spunti alla discussione su quali politiche intraprendere per la montagna; dall'altro, in preparazione del nuovo pacchetto PAC post 2020, riposizionare e sostenere la centralità della montagna. Si convenuto durante l’evento che la montagna ha valori culturali da difendere ed è necessario mantenerne il tessuto sociale ed economico, frenare l'abbandono del territorio, fornire strumenti per l'avvio di percorsi di sviluppo duraturo. La montagna italiana, in molte realtà locali, oggi è un luogo dove si sperimentano politiche d’integrazione e un nuovo welfare di comunità. Nel Forum si è posto l’accento sul fatto che si è entrati in una fase storica in cui territorio, agricoltura e montagna riacquistano centralità e interesse istituzionale, in termini di: qualità delle produzioni, di sostenibilità e in termini di beni comuni dove l'agricoltore è individuato sempre più come custode e manutentore di beni collettivi, quali l'acqua, il suolo, il paesaggio.
E’ certamente vero che le aree di montagna hanno perso negli ultimi dieci anni il 28% della SAU, ma di contro ci sono segnali interessanti di rilancio, recupero e rivitalizzazione delle realtà imprenditoriali che resistono. Le aziende agricole in zone montane ammontano a 280.000 circa, di piccole e piccolissime dimensioni. In quest’ambito i tassi di abbandono sono elevati, ma si notano anche esperienze di eccellenza, dove si sono creati piccoli distretti o consorzi, reti e produzioni che rappresentano elementi significativamente rilevanti.
Il fattore agricoltura
L'agricoltura rappresenta un settore economico di rilievo in aree montane e contribuisce al conseguimento di obiettivi quali la food security, ma è anche fonte di sussistenza, lavoro e reddito. Inoltre le colture montane spesso forniscono servizi agro-ambientali e presentano un elevato grado di biodiversità, che con riferimento a metodi agricoli e tradizioni culinarie si traduce anche in diversità culturale e fonte d’identità tradizionali. Il 28% dei prodotti "tipici", compresi quelli a marchio DOP e IGP, è prodotto da aziende che stanno in montagna.
Il Decreto Mipaaf 26 luglio 2017, che consente l'utilizzo dell'indicazione facoltativa di qualità "prodotto di montagna", permette l'ingresso di questa tipologia nella grande famiglia dei prodotti di qualità per i quali l'Italia continua a mantenere un forte primato in Europa. Questa rappresenta un’ulteriore interessante opportunità per i produttori della montagna, ma anche per la collettività, poiché rilanciare e valorizzare un prodotto tipico locale spesso favorisce la valorizzazione della biodiversità autoctona ovvero il recupero di razze o varietà dimenticate, che rischiano l'estinzione. Oggi si nota il successo presso i consumatori del cibo di qualità proveniente da queste aree, con rilevanti benefici anche per l'ambiente e la conservazione del patrimonio genetico autoctono. In montagna la percentuale di aziende con attività connesse è più elevata che in altre aree del paese e questo indica la maggiore propensione alla diversificazione delle aziende che trasformano, offrono servizi anche ai turisti, gestiscono il territorio. Gli interventi nel Forum rilevano, anche, che la maggiore rilevanza dei servizi ecosistemici (protezione del suolo e qualità dell'acqua, conservazione della biodiversità e tutela del paesaggio, turismo e ricreazione, ecc.) ha accresciuto l’importanza della risorsa forestale. Infatti, le funzioni protettive delle superfici boscate rivestono un ruolo rilevante nel nostro Paese, sia nella difesa del suolo dall'erosione diffusa e dalle frane che nella conservazione delle risorse idriche.
Un altro tema sollevato nell’evento romano è stato quello concernente le tipologie di “montagna”, perché il termine non coincide con una definizione univoca, è piuttosto un insieme diverso e plurimo di situazioni, evoluzioni, emergenze. Pertanto non può esserci un unico modello di sviluppo ma percorsi differenziati e su misura, tarati su bisogni, esigenze, attitudini di ciascun territorio. Nel corso del Forum, più interventi hanno richiesto un’azione concreta nella direzione dello snellimento per un’agricoltura che è di piccola scala ma essenziale per la sopravvivenza del territorio. Compresa l'individuazione di strumenti che facilitino la ricomposizione fondiaria e che consentano l´utilizzo di terreni abbandonati da anni per i quali è difficile risalire alla proprietà. Emerge con forza anche la necessità di un maggiore supporto, che sia fatto di servizi a imprese e collettività, e che consegni un maggior protagonismo ai livelli locali nella programmazione.
Tuttavia è necessario agire in una visione di sistema: l'interconnessione delle politiche è strategica, le infrastrutture viarie, la banda larga per avvicinare le montagne ai mercati, l'ammodernamento di reti elettriche, forme di welfare alternative, lo sviluppo di energie sostenibili. Una sperimentazione in questa direzione si sta portando avanti con la Strategia nazionale per le aree interne - promossa e coordinata dall'Agenzia per la coesione territoriale - che agisce su particolari territori, in molti casi coincidenti con aree di montagna, investendo, con processi di partecipazione, diversi livelli di governo e rappresentanze del mondo economico e sociale del territorio, altro elemento indispensabile per rendere efficace, concreto e duraturo il percorso di sviluppo.
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