Bio e Natura

Gestire i reflui provenienti dal lavaggio degli atomizzatori

Dal lavaggio atomizzatori ai sistemi sostenibili per ridurre l'impatto ambiental. Vincoli normativi e best pratices per prevenire l’inquinamento delle acque superficiali e migliorare l'impatto ambientale dell'attività agricola

21 novembre 2016 | C. S.

Di lavaggio atomizzatori e gestione dei reflui per prevenire l’inquinamento delle acque superficiali si è parlato oggi, alla Fondazione Edmund Mach, nell’ambito di una giornata tecnica che ha messo in luce con i massimi esperti in materia l’importanza del corretto lavaggio in campo delle macchine irroratrici, l’adeguata formazione dell’operatore, ma anche i sistemi sostenibili attualmente in fase di sperimentazione a San Michele.

Il lavaggio in campo per pulire l'atomizzatore dopo il trattamento fitosanitario rappresenta ad oggi la soluzione più semplice ed economica per prevenire l’inquinamento puntiforme dei corpi idrici. E attualmente è anche l’unica misura prevista dalla normativa nazionale. Esistono però altri sistemi, più complessi, che il Centro Trasferimento Tecnologico FEM sta sperimentando e che oggi ha presentato, al fine di ridurre al minimo l'impatto ambientale degli agrofarmaci e mantenere efficiente l'attrezzatura.
Il Piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari consente il lavaggio in campo delle attrezzature al termine dell’applicazione, ma non deve essere ripetuta sempre nella stessa area per evitare la possibilità di generare inquinamento puntiforme da agrofarmaci. Alcune società produttrici di prodotti fitosanitari ed aziende che forniscono mezzi tecnici per l’agricoltura hanno sviluppato dei sistemi per lo smaltimento di queste acque direttamente in azienda. Il loro impiego deve però essere autorizzato a livello locale e l’azienda deve essere dotata di un’idonea area di lavaggio e raccolta dei reflui.

Il direttore generale FEM, Sergio Menapace, ha portato i saluti in apertura dell’incontro e ha sottolineato l'importanza della tematica affrontata, quella del lavaggio degli atomizzatori e della gestione dei reflui per prevenire fonti di inquinamento puntiforme. Ha evidenziato l impegno della Fondazione Mach in tema di sviluppo sostenibile del territorio e salvaguardia dell'ambiente, auspicando che la giornata "rappresenti un punto di partenza per concretizzare anche in un contesto di collaborazione extraprovinciale queste soluzioni tecniche: tecnologie e sistemi sostenibili attualmente allo studio in FEM, in un contesto regionale che rimane all' avanguardia in tema di ricerca, innovazione e sostenibilità ambientale".
L'incontro, moderato da Giannantonio Armentano dell'Informatore Agrario e rivolto ha visto intervenire illustri esperti in materia. Paolo Balsari e Paolo Marucco dell'Università di Torino hanno parlato delle problematiche legate al lavaggio interno ed esterno dell'irroratrice e hanno fornito indicazioni sulle possibili strade da seguire per rendere la loro gestione più sostenibile, presentando le soluzioni tecniche attualmente disponibili per lo stoccaggio e il trattamento dei reflui. Aldo Ferrero dell'Università degli studi di Torino ha parlato delle misure di mitigazione per evitare il ruscellamento e la contaminazione dei corpi idrici superficiali e quindi tecniche di lavorazione del terreno, la rotazione colturale, l’impiego di fasce tampone vegetate e di colture di copertura, la realizzazione di strutture di ritenzione e dispersione.

Si è parlato poi di sistemi di biodepurazione a livello europeo, con una sintesi dello stato dell'arte in Europa. Ettore Capri e Maura Calliera dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza hanno fornito indicazioni sull'approccio legislativo e i sistemi di approvazione dei paesi in cui questi sistemi sono ufficialmente riconosciuti indicando le principali criticità che ne limitano l'adozione e la diffusione a livello europeo e nazionale.

Sono seguiti gli indirizzi normativi a cura di Enrico Accotto ed Elena Anselmetti della Regione Piemonte, il punto di vista del comparto agro-chimico con Gian Luca Tabanelli di Agrofarma che ha delineato il contesto generale nel quale le imprese si trovano ad operare relativamente alla gestione delle acque di lavaggio delle irroratrici. Raffaella Canepel, dirigente sostituto dell'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente di Trento ha parlato di problematiche locali e possibili soluzioni in provincia di Trento. Ha illustrato lo stato di qualità delle acque in Trentino, descrivendo la normativa di riferimento e gli esiti relativi ai monitoraggi condotti sui corpi idrici, individuando le principali fonti di inquinamento per giungere poi a proposte tecnico-gestionali per limitarlo.

Daniel Bondesan della Fondazione Edmund Mach ha affrontato il tema delle tecnologie di gestione per impianti di trattamento collettivi. Si tratta di sistemi di derivazione industriale ed agro-industriale per la depurazione dell’ acqua, spesso impiegati per desalinizzarla e renderla potabile, che sono stati testati nei mesi scorsi dal CTT e dall’Azienda agricola FEM, mostrando una notevole capacità di abbattimento dei contaminanti provenienti dal lavaggio degli atomizzatori e dunque potenzialmente adatti a gestire anche quantità elevate di acque reflue.

Delle diverse soluzioni messe a disposizione dalla ricerca per il lavaggio degli irroratori va certamente valutata la rispondenza ai vincoli normativi e alle caratteristiche dell’agricoltura trentina. È importante però che sia anche effettuata un’analisi di tipo economico. Nell’intervento di Giorgio De Ros e Fabio Zottele della Fondazione Edmund Mach sono state comparate soluzioni di diversa scala: aziendali e sovraziendali. Per queste ultime sono state prese in considerazione le informazioni ottenibili con l’utilizzo di Sistemi Informativi Geografici e i limiti delle basi dati attualmente disponibili. Poi la parola è stata data al tema della cooperazione interregionale in materia di smaltimento delle acque di lavaggio delle irroratrici con Astrid Weiss del Südtiroler Bauernbund.

Infine Alessandro Dalpiaz, direttore di APOT ha spiegato che l'attenzione della frutticoltura trentina verso il tema della qualità delle acque è forte. Proprio per questo APOT condivide uno specifico programma di attività con FEM e con l'Agenzia di Protezione dell'Ambiente finalizzate a garantire un livello elevato delle acque del Trentino. Nel corso del 2016 e del 2017 saranno realizzate iniziative per assicurare un corretto comportamento dei frutticoltori non solo durante i trattamenti, ma anche al momento del rifornimento dell'acqua e per il lavaggio delle attrezzature. “Da questo importantissimo convegno -ha detto Dalpiaz- attendiamo una sintesi ed una proposta tecnica operativa per offrire al settore soluzioni innovative ma anche di facile realizzazione per poter continuare a dare risposte adeguate alle tematiche ambientali, in questo caso con attenzione particolare alla qualità ed alla vitalità delle acque trentine”.

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