Bio e Natura
Come progettare le piante per l’agroindustria di domani
Strategie genetiche e biostimolanti per migliorare la produzione ma servono anche strategie commerciali per ampliare i mercati del Made in Italy
22 marzo 2026 | 09:00 | C. S.
Il 18 marzo 2026 si è svolto all’Accademia di Georgofili l’evento dal titolo “Piante industriali. Produzione in campo: progettare la fisiologia delle piante per l’agroindustria di domani”. Esso si è incentrato sul segmento a monte della filiera agroindustriale, ovvero sulla “produzione in campo” della biomassa che viene conferita, poi, all’industria per la trasformazione.
L’agricoltore, in questa fase, deve ottemperare a diverse esigenze: garantire continuità e tempestività delle consegne e un prodotto con gli standard merceologici e qualitativi richiesti; adottare strategie di produzione sostenibile e rigenerativa; contrastare gli shock climatici (eventi meteorici estremi, temperature alte, siccità, ipossia per ristagni di acqua da eventi piovosi eccessivi) sempre più frequenti.
I contributi che sono stati presentati nel corso della giornata da relatori di altissimo profilo scientifico (Lorenzo Frassoldati, Paolo Ranalli, Pierdomenico Perata, Massimo Tagliavini, Michele Morgante, Luigi Cattivelli, Antonio Ferrante), hanno illustrato le strategie agronomiche, genetiche e fisiologiche per la costituzione di varietà vegetali innovative, fornite di resistenza/resilienza alle avversità biotiche e abiotiche che falcidiano le produzioni in campo. Particolare enfasi è stata data alla fisiologia della produzione (architettura radicale, assorbimento di acqua e sali nutrivi dal suolo, fisiologia degli stomi, efficienza fotosintetica), al ruolo di micro-RNA e biostimolanti nella modulazione di eventi metabolici della pianta, alla valorizzazione della biodiversità ed all’applicazione di strategie genetiche, tradizionali ed evolute, per la selezione di cultivar che integrino buone rese e adattabilità alle varie condizioni di suolo e di clima.
L’evento è stato preceduto da una presentazione su “L’agroindustria in Italia: stato e prospettive di un fondamentale settore del Made in Italy” con la presentazione di alcune filiere (ortofrutta fresca e trasformata, vino, olio d’oliva, pomodoro da industria) che stanno trainando il record storico del nostro export agroalimentare che ha raggiunto nel 2025 i 72,5 miliardi di euro. La presentazione - supportata da un aggiornato quadro sui numeri e le tendenze del nostro interscambio commerciale con dati forniti da Ismea, Nomisma, CSO Italy, Fruitimprese, Federvini, Assoenologi, Assitol e Anicav – ha proposto la fotografia di un settore in salute con in evidenza "prodotti-icona del made in Italy" come l’olio d’oliva (export +42,6% nel 2024), formaggi e latticini (+9,2% nel 2024) e i derivati dei cereali come pasta, pane e prodotti da forno (+8,4%). Il vino rimane uno dei primi prodotti per valore esportato (oltre 8,1 miliardi nel 2024, +5,5%), confermando l’Italia tra i top esportatori mondiali. Anche se il primato dell’export spetta all’ortofrutta che tra fresco e trasformato supera i 12 miliardi €.
Il quadro internazionale è oggi reso complicato e difficile dal risorgere di pulsioni protezionistiche (dazi) e dai numerosi conflitti, però la reputazione dell’agroalimentare italiano non è mai stata messa in discussione grazie alla qualità dei nostri prodotti e all’appeal internazionale della nostra cucina. La ricerca di nuovi sbocchi, di nuovi mercati per il nostro export è la sfida che oggi impegna le imprese. La lotta all’italian sounding va bene ma non basta: bisogna ricordare che il commercio globale non lo fanno gli Stati ma le filiere e che in Italia la burocrazia tende ad aumentare. Quindi servono migliori e più efficienti politiche pubbliche di accompagnamento delle imprese, miglior gestione delle risorse, sfruttare la rete delle nostre ambasciate all’estero, trasformare gli addetti commerciali in promotori del made in Italy con un unico obiettivo: aprire nuovi mercati e consolidare quelli dove già siamo.
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