Bio e Natura

OGM sì, OGM no: lasciamo parlare la scienza

Le nuove frontiere per il miglioramento delle colture agrarie sono la cisgenetica e il gene editing. Attardarsi sugli OGM è ormai anacronistico. Occorre guardare oltre, pensando anche alla salvaguardia del nostro Made in Italy

18 marzo 2016 | Emiliano Racca

Gli organismi geneticamente modificati sono da sempre un tema molto spinoso che divide, che tocca le coscienze e che da vita spesso ad accese polemiche e dibattiti infiniti.

Per questo molte volte vengono organizzati convegni e giornate studio proprio per cercare un confronto costruttivo e trovare dei punti d'incontro. Sono stato di recente (9 marzo) ad uno di questi eventi, tenutosi vicino a Torino, presso l'Istituto Agrario Don Bosco di Lombriasco.

Il convegno "Ogm:confronto su aspetti operativi" ha visto la partecipazione di un parterre di qualificati relatori afferenti a diverse realtà operative (mondo sementiero, Università, Gdo ed associazioni).

Dopo il saluto iniziale del Direttore dell'istituto a fare gli onori di casa, si è proceduto con l'esposizione in sequenza delle varie relazioni.

Si è partiti dal contributo del dott. Marchesini, della Du Pont Pioneer, nota multinazionale del mondo sementiero.
Il dottore ha rimarcato come oggi sia fondamentale l'innovazione, e poter sfruttare le biotecnologie ci aiuterebbe a fare passi avanti e a rimanere competitivi nel mercato globale.

Il nodo cruciale riguarda gli aspetti economici: alcuni credono che possa macchiare l'immagine del sistema paese, del Made in Italy, basato sul patrimonio storico, ambientale e paesaggistico che apportano un valore aggiunto significativo ai nostri prodotti. Altri invece convergono sui vantaggi che si avrebbero dalla possibilità di coltivare ad es. piante più resistenti agli attacchi patogeni o agli stress idrici, soprattutto oggigiorno dove con i cambiamenti climatici le avversità atmosferiche sono sempre più frequenti.

Certamente più critica è stata la posizione del secondo relatore, il dott. Lo Fiego, di Arcoiris, azienda sementiera produttrice di sementi biologiche e biodinamiche. Lo Fiego ha precisato di non essere contrario a priori, ma di criticare questo sistema che non permette agli agricoltori di fare selezione delle proprie sementi e di socializzare. “Bisogna optare per un sistema portatore di valori – ha tuonato- più vicino alle esigenze degli produttori che ad una logica di profitto. Gli alimenti gm non potranno mai essere la panacea per risolvere la fame nel mondo, che è di natura politica e non produttiva”.

Nell’intervento successivo ha preso la parola il prof. Reyneri dell’Università degli studi di Torino, a rappresentare il punto di vista del mondo accademico. Il docente ha incentrato la sua relazione sul problema della coesistenza fra colture ogm e ogm free. Interessante anche la sua spiegazione sul quadro della filiera gm e della sua rapida evoluzione: in particolare si è soffermato sulle nuove tecniche di miglioramento come la Cisgenetica (inserimento di geni da piante della stessa specie o genere) o il Gene editing; queste sono entrambe tecnologie assimilabili agli ogm ma non sono transgeniche: su di esse si intravede comunque una certa apertura, anche da ambienti generalmente più ostili. Ha poi concluso, auspicando un dibattito più costruttivo e serio basato su dati scientifici, anziché su posizioni personali e ideologiche. Queste senza numeri alla mano, senza giustificazioni tecniche, sono come scritte sulle sabbia.
Sulla questa stessa lunghezza d’onda mi è parso l’intervento successivo (l’ultimo) dell’ing. Fusco della Syngenta; anch’egli ha ribadito le potenzialità delle biotecnologie e l’importanza di valutare queste ultime frontiere della biogenesi come appunto la citata Cisgenetica.

In coda alle relazioni, si è lasciato spazio ai pareri delle associazioni agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) per bocca dei loro rappresentanti provinciali. Pur nel loro differente approccio, le 3 associazioni hanno lasciato intravedere delle convergenze. La posizione della Cia è parsa la più critica, pur rimarcando l’esigenza primaria di difendere il reddito degli agricoltori, che sono dei lavoratori come gli altri ed hanno bisogno di fare reddito per proseguire la loro attività.

Più aperto, ma sempre cauto, il parere della Coldiretti, che preferirebbe avviare prima un periodo di transizione, decisivo per definire il nostro futuro.

Tendenzialmente favorevole invece Confagricoltura, che ritiene positivo avvalersi di queste “Biotecnologie verdi” , sfatando il pregiudizio dell’equazione ogm=multinazionali.

In ogni caso tutte e tre unanimemente ritengono basilare un confronto proficuo e aperto per il bene della nostra agricoltura, muovendosi con precauzione ma pur sempre appoggiandosi a motivazioni di natura tecnica, senza cedere a posizioni ideologiche e oscurantiste.

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