Bio e Natura
IL VIRUS DEI POLLI SBARCA IN L’EUROPA E PROVOCA UNA PSICOSI CHE METTE A RISCHIO GLI ALLEVAMENTI NAZIONALI
Le notizie si rincorrono. Mentre viene smentito il quarto decesso in Turchia, giungono parole rassicuranti dagli esperti, il virus non è ancora in grado di passare da uomo a uomo. Di nuovo in calo i consumi di carni avicole. Si stima un danno per le aziende di 500 milioni di euro
14 gennaio 2006 | Graziano Alderighi
Il I medici dell'ospedale di Dikle di Diyarbakir (Turchia orientale) hanno smentito che il decesso di una bambina, che mostrava sintomi sospetti, sia dovuto all'influenza aviaria, si aspettano comunque i risultati ufficiali delle analisi da Ankara.
Il virus H5N1 in circolazione in Turchia è in mutazione, ma non abbastanza da minacciare il contagio da uomo a uomo. Inoltre si tratta di mutazioni analoghe a quelle avvenute nel 2003 a Hong Kong e lo scorso anno in Turchia. âSono mutazioni â afferma il microbiologo Michele La Placa, dell'Università di Bologna - che vanno nel senso di favorire lo sviluppo del virus verso la capacità di legarsi alle cellule umane, ma che da sole non sono sufficienti ad allarmare.â
La psicosi da aviaria torna tuttavia a fare sentire i suoi negativi effetti. Di nuovo in calo i consumi (tra il 10 e il 15 per cento nellâultima settimana), mentre molti allevamenti rurali, in particolare quelli che forniscono uova e pulcini per lâingrasso, sono completamente bloccati in quanto le richieste sono nulle. Stesso discorso per gli allevamenti biologici che cominciano ad evidenziare una fase di profonda crisi.
La stessa ripresa avutasi sotto le feste di Natale è ormai vanificata.
Il comparto degli allevamenti rurali e biologici corre il pericolo di non riuscire a programmare il proprio futuro a fronte del drastico calo dei prezzi, alla paralisi delle vendite ed ai maggiori investimenti richiesti dalle nuove normative previste dalle ultime ordinanze del Ministero della Salute. Dâaltra parte, anche il recente decreto approvato che prevede lâacquisto da parte di Agea di carni di pollame congelate per un quantitativo di 17 mila tonnellate non porta alcun beneficio agli allevatori del settore rurale e biologico.
Il calo nei consumi determinato dalla psicosi ha già causato danni stimabili in 500 milioni di euro.
L'Italia non importa pollame o carni derivate dalla Turchia e la produzione nazionale è più che sufficiente a soddisfare i consumi nelle quantità e con tutte le garanzie di qualità e sicurezza.
Per effetto dell'ordinanza del 26 agosto 2005 del Ministero della Salute la carne di pollo italiana è identificata dalla sigla IT con la presenza di codici per individuare l'allevamento di provenienza e lo stabilimento di macellazione.
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